mercoledì 18 dicembre 2013

Realtà e Forco...lai

Giorni di forconi, giorni di piazze infuocate, di gesti anomali e di confusione, tanta confusione.
GCS, insieme naturalmente ai compagni di altre realtà del territorio, con i quali ci siamo facilmente trovati e organizzati, in questi giorni in cui era necessario assolvere e gestire un'emergenza democratica di questo tipo, ha provato a dare una bella e forte risposta alle tante questioni che ruotavano intorno alla natura di queste esibizioni.
Dopo i blocchi stradali, le minacce, i colpi dati alle vetrine e le intimidazioni, noi, sabato mattina, andavamo ad incontrare i negozianti delle nostre zone per riportare un pò di chiarezza e per allontanare le nebbie , appunto, della confusione.

Perché da tutti i gesti, i comportamenti e le azioni con i quali si sono presentati questi estemporanei gruppi, una cosa è emersa: l'incomprensibilità della natura socio-politica a cui essi appartengono.
Di sicuro erano piazze molto eterogenee, nelle quali si è presentato un ventaglio di situazioni: da coloro che veramente hanno creduto di poter finalmente ottenere rivalsa della loro triste condizione sociale, a quelli che, invece, puntavano all'ottenimento del caos, del disordine, della violenza come sfogo individuale, a quelli che invece avevano altre mire di natura fortemente antidemocratica

I "nostri" commercianti, coloro che hanno vissuto direttamente o meno queste vicende, ci hanno raccontato di forti sensazioni di paura, emozioni gravi che hanno inficiato le normali attività nelle quali sono impegnati quotidianamente.

Non si può arrivare a chiudere la propria attività commerciale per paura, è ingiusto ed è un controsenso se a fartelo fare sono gruppi che inneggiano alla Costituzione e alla necessità di ottenere più diritti per tutti.

E ieri sera, incontrando persone del territorio e non, ci siamo confrontati su problemi veri e con queste abbiamo potuto parlare di cose reali, di cose concrete, oltreché dar loro un segnale chiaro e netto della nostra presenza fattiva e solidale.

Ora, diciamocelo chiaramente: le bandiere italiane, il chiamare in causa la Costituzione, gli slogan sui diritti, sulla difesa dei più deboli, tutte queste cose che abbiamo visto in questi giorni, avevano il sapore del paravento utilizzato per mascherare la propria vera identità e poter riuscire a portare in piazza gruppi che altrimenti non si sarebbero mai avvicinati a loro, ben conoscendoli nella loro fattispecie. 
La sola idea di inneggiare ad una fantomatica "Italia solo per gli italiani" è già di per sé un'incongruenza e un'irrealtà che non può far parte di un percorso di crescita comune, collettivo e sociale: è inverosimile, nel 2013, credere che la soluzione ai problemi sia da ritrovare nel becero nazionalismo, che abbiamo già visto all'opera, nel secolo che ci siamo da poco lasciati alle spalle, e che tanto dolore ha portato.

Ciò che abbiamo vissuto, e che speriamo di non rivivere più, appartiene al più bieco e controverso scopo di creare un consenso su una base per niente popolare, bensì populista, nazionalista, ignorante e fascista.
E personalmente osservare un presunto leader di piazza, scendere da una jaguar, parlare di povertà e di crisi, peraltro con frasi fatte come nemmeno alla "compagnia del bar" se ne sentono più, e poi sfrecciare via verso nuovi lidi, mi è sembrato molto molto grottesco.

Sarebbe ingiusto giudicare negativamente quei soggetti che hanno aderito nella speranza di veder finalmente modificato il loro status sociale. 
E chi, negli anni, si è sempre vantato di essere interprete delle istanze del popolo, dovrebbe magari farsi un'esame di coscienza per capire l'efficacia del proprio lavoro. 
Ma coloro che sono scesi in piazza, gridando e urlando e minacciando per il solo fine di imporre un sistema che non appartiene all'umana evoluzione hanno la nostra più ampia condanna, oltreché il massimo disprezzo. Non si illude la gente, non la si confonde chiamandola a combatter per un qualcosa che in realtà poi non è, non si usano le condizioni drammatiche delle persone per i propri interessi, per l'ottenimento di un pò più di consenso o di potere.

Quando abbiamo creato GCS noi abbiamo voluto essere chiari su quali erano i nostri intenti e i nostri scopi, e chi viene da noi conosce, o perlomeno immagina, di sapere in che cosa ci impegniamo, in cosa consiste il nostro lavoro, fatto di verità, un esercizio costante e faticoso sul territorio, fatto di informazione, di formazione e di approfondimento. 
Non si manipolano le emozioni delle persone, non si raggira chi decide di credere in un'idea, in una prospettiva.
Se si vogliono cambiare le cose bisogna pensare, progettare, gettare fondamenta per dar vita a quei sogni che tutti coltiviamo e che certi meccanismi dei cosiddetti poteri forti ne impediscono le realizzazione.
Bisogna impegnarsi, sinceramente, umilmente, cercare di arrivare a tutti, perché non ci possiamo permetter di lasciare nessuno indietro, tutti quanti abbiamo il diritto/dovere di partecipare, e i nostri sforzi sono finalizzati a garantire che ciò avvenga. 

Non ci stancheremo mai di ripeterlo e ci scontreremo ogni volta che qualcuno si presenterà imponendo con metodi violenti e antidemocratici le proprie idee e i propri scopi.

Non si manifesta solo per sé stessi, MAI, la società è composta da individui, ma non può essere individualista.
Si manifesta con l'obiettivo di un vero, forte e necessario raggiungimento del bene comune, quello è, e chi presenta ricette che propagandano soluzioni difformi da questo obiettivo non merita nient'altro che l'isolamento sociale. 

Noi abbiamo la convinzione che la stragrande maggioranza delle persone sappia discernere da ciò che è stato presentato nei giorni passati, da ciò che invece viene prospettato da realtà come GCS, e sappiamo che grazie a tutte queste forze, messe insieme si potrà collaborare serenamente arrivando a realizzare anche grandi cose.
Ma prima di tutto bisognerà avere qualcosa che nessuno altro ci potrà dare, qualcosa che non possiamo aspettare che arrivi da solo, qualcosa che funzioni da carburante per tutte le attività future: bisognerà crederci, bisognerà volerlo come nient'altro si è mai desiderato, e allora nessun forcone, nessun manganello, nessun potere economico potrà più arginare la forza delle nostre volontà e dei nostri desideri.

Grugliasco, l'allegria sta arrivando.

martedì 3 dicembre 2013

Acqua Bene Comune: un voto ancora da far rispettare

"Si scrive acqua si legge democrazia" è ancora così, dopo una campagna referendaria, un risultato sancito dalle urne e soprattutto dopo tutto il lavoro che è seguito a quei risultati per rendere effettivo quel voto.

Ne abbiamo parlato venerdi sera con le compagne del Comitato Acqua Pubblica di Torino, ricordando l'esperienza di un periodo esaltante per la democrazia in Italia, quando il meccanismo della raccolta firme e della diffusione del principio che l'ACQUA E' UN BENE COMUNE e VA SALVAGUARDATA arrivò a coinvolgere circa 4 milioni di persone tra volontari e addetti ai lavori e tecnici.

E dopo le campagne, i referendum, e le esplicitazioni del volere popolare, l'Acqua, è ancora e sempre al centro delle discussioni, perchè, in quanto risorsa, è nel mirino dei fabbricanti di profitti che la vorrebbero controllare e assoggettare ai loro squallidi scopi personali.
Con buona pace di istituzioni e amministrazioni, sempre più collaborative con il ritorno economico privato, anziché con il rispetto del bene pubblico.
Un ritorno economico che fa cassa, per i Comuni, che sono azionisti della nostra SMAT, nonostante uno dei quesiti referendari vertesse proprio sulla contrarietà al lucro nel circuito della distribuzione dell'acqua.

E dunque?

Agere sequitur esse, dicevano i latini, l'agire segue l'essere ed quindi ecco pronta la Campagna di obbedienza civile "Il mio voto va rispettato", con la quale i promotori stanno continuando la battaglia, che riguarda tutti noi, per il riconoscimento dell'Acqua come bene comune e quindi non assoggettabile a margini di profitto. Una campagna che concentra la sua attenzione sul far rispettare il voto referendario (perchè in Italia è così, il principio di legalità è opinabile, e se le istituzioni decidono che vogliono essere fuorilegge, lo diventano), diffondendo le pratiche per l'autoriduzione, della quota competente, della bolletta dell'acqua emessa dalla SMAT. SMAT che si vorrebbe che venisse trasformata in Società Consortile, controllata dai cittadini, ovviamente nel concetto di proprietà, e non più lasciata in mano a chi la vorrebbe usare come azienda finalizzata a produrre utili. Tanto più, come è dimostrato dal dettaglio e dall'analisi dell nostre bollette, che il famoso R.O.I. (Return on investment), ovvero l'indice della redditività e dell'efficienza economica della gestione cioè, quanto rende il capitale investito in quell'azienda, che dovrebbe dipendere dalla capacità imprenditoriale del manager, non è assolutamente a rischio per questi signori del profitto facile, perchè viene già inserito in bolletta e pagato dagli utenti. Immaginiamoci anche noi, con la nostra piccola impresa, che peraltro avrebbe entrate garantite perchè l'acqua, come in questo caso, serve a tutti e nessuno ne può fare a meno, ecco pensiamo di vedere il nostro margine di guadagno già sicuro, senza essere soggetto al rischio degli altalenamenti dei mercati. Un troppo facile, direi.

Gli azionisti, ovvero i Comuni, potrebbero e dovrebbero fare una scelta ben chiara e definita, così come ha fatto il Comune di Nichelino, il 30 novembre scorso: il suo Consiglio comunale ha deciso di rispettare il voto del 96 % dei suoi cittadini al  referendum del 12-13 giugno 2011, deliberando formalmente la trasformazione della nostra azienda dell’acqua SMAT SpA in Azienda speciale consortile di diritto pubblico, per metterla al riparo dalla privatizzazione.

Un atto concreto, che vale tutto lo sforzo e l'impegno di decine di migliaia di persone che hanno dedicato tempo e passione alla riuscita di questo risultato.

A Grugliasco ci impegneremo perchè questo non rimanga un gesto isolato, ci impegneremo per far rispettare il nostro voto, per vederci riconosciuto il giusto importo nelle nostre bollette, e per vedere finalmente applicata quella legalità di cui spesso si riempiono la bocca certi politicanti, peccato poi però senza vedere l'agire che dovrebbe seguitare il loro essere.

giovedì 28 novembre 2013

ARIA bene comune: proiezione del film TRASHED

Venerdì 22 novembre, presso la Sala Consiliare di Grugliasco, è stato proiettato il film "TRASHED", con Jeremy Irons.
Bella e nutrita partecipazione di pubblico, sala piena, e interventi da parte dei Tecnici gentilmente convenuti, sto parlando di Salvatore INTERLICI, vice presidente dell'ISDE e di Flaviano INSERRA, tecnico del Coord. RifiutiZero, che hanno esposto in maniera esaustiva i due argomenti più importanti, relativi all'inceneritore: l'aspetto del funzionamento, cosa brucia, cosa emette, ecc, e l'aspetto legato agli effetti sulla salute e cosa fa l'ISDE per monitorare questa situazione.
Qui di seguito riporto il discorso introduttivo alla serata.

L'art. 32 della Costituzione Italiana recita così:
"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della
collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Nella settimana europea della riduzione del rifiuto abbiamo pensato che una serata così fosse l'occasione ideale per provare un po' a parlare di cosa sta succedendo e di cosa si può  e si deve ancora fare, se si hanno a cuore certe questioni.

Partiamo da un assunto: le nostre risorse, a livello planetario, rapportate ai nostri attuali standard di consumo, sono esaurite.
Per contro, paradossalmente, il nostro attuale sistema di smaltimento dei rifiuti prevede il loro interramento o, peggio ancora, il loro incenerimento.
Bruciamo, dunque, possibili risorse. 
Inceneriamo e poi spariamo nell'aria i residui di migliaia di tonnellate di materiale che potrebbe essere riutilizzato, abbattendo così la produzione di nuovi futuri rifiuti, abbattendo i costi che sono a carico dei cittadini, diminuendo le possibilità di tumori e malattie correlate, e in più creando posti di lavoro.
Ma quanto si sa di queste cose?
La democrazia è certamente informazione, ma è anche consapevolezza. 
L'obiettivo dei comitati e dei coordinamenti come il nostro è proprio quello di contribuire, per come possono, alla divulgazione di quelle conoscenze che troppo spesso risultano esse l’elemento mancante di un’importante catena di distribuzione.
Non si può non richiamare l'attenzione sui delicati temi dei controlli e della bontà dell'informazione che abbiamo ricevuto sin'ora.

A questo si combina la necessità di renderci tutti consapevoli, non solo degli effetti che subiamo a causa dei sistemi sbagliati di gestione dei rifiuti, ma anche delle alternative.
Stasera non siamo venuti per vedere solo un film, l'utilità di momenti come questi è dettata da cosa succederà dopo che usciremo da questa Sala: cosa faremo domani?
Racconteremo di essere andati a vedere un film sui rifiuti, di aver sentito qualche esperto parlare, e poi fine? 
Oppure crediamo che, grazie alla consapevolezza che si ottiene a seguito di incontri come questo, riusciremo a tirare fuori quel lato di noi stessi che ha voglia di cambiare la cose, che sente di voler far qualcosa per impedire la deriva, per evitare una catastrofe, che vuole impedire una nuova Terra dei fuochi?
Questa serata è un'opportunità che ci diamo, un'occasione da cogliere per guardarci, tra di noi, in questa società così tendente all'isolamento, e comprendere che il nostro desiderio di fare qualcosa corrisponde a quello del nostro vicino, e che non siamo soli, se non vogliamo esserlo.

Pensiamo che non si possa trattare l'aria, elemento cardine del nostro habitat, come una discarica per ogni produzione'inquinante: in questo senso i limiti di legge non ci servono, nelle nostre rimostranze non sono serviti a granché. La semplice richiesta che vengano rispettati non è molto utile allo scopo, e lo dimostrano gli elementi che abbiamo in mano: costruire camini che sparano elementi inquinanti nell'aria, in aree già compromesse da inquinamenti di altro genere, manomette le possibilità di verifica di queste immissioni.
Noi tutti desideriamo respirare aria senza impurità di ogni genere, ma per ottenere questo risultato bisogna seriamente occuparsi del presente, rivola vendo i problemi contingenti, ma guardando in avanti, puntando al principio e al riconoscimento dell'Aria come bene comune, esattamente come l'acqua e come la terra: L’ARIA VA SALVAGUARDATA!
Non potremo permetterci il lusso, fra vent'anni, di fare una marcia come quella che è stata fatta sabato a Napoli, per denunciare il biocidio che è avvenuto in Campania: non ce lo potremo permettere e non vogliamo nemmeno che si creino le condizioni per arrivare a tanto.
Benché non ne siamo così lontani, purtroppo.
Esistono altre forme di gestione e smaltimento del rifiuto, l'abbiamo imparato in questi anni di incontri e di formazione, e ci sono degli esempi molto validi a cui ispirarsi, in tutto il mondo, Italia compresa.
Ci sono i Comuni che hanno adottato la strategia RifiutiZero, e quando ci dicono che certe cose si possono riprodurre solo su piccoli centri, a me viene in mente:
CERVETERI (Roma) 36.229 - LADISPOLI (Roma) 40. 855 - ALCAMO (Trapani) 45.835 -
CAPANNORI, 46.000 abitanti in provincia di Lucca, è stato il primo nel 2007.
Crediamo che sia quanto mai opportuno che coloro che sono chiamati ad amministrare una comunità e si adoperano per il suo bene, abbiano il dovere e l'obbligo di far valere, prima di tutto, proprio quell'articolo della Costituzione che abbiamo sentito all'inizio, e si mettano in condizione di ascoltare gli esperti, di valutare le possibilità e di attivare delle soluzioni alternative. Al di là di ogni profitto, di ogni compensazione e di qualunque altro riconoscimento economico che mai potrebbe sostituirsi al nostro benessere fisico, alla nostra salute.
Vogliamo un futuro sereno per i nostri figli, i nostri nipoti per le persone a cui vogliamo bene: per le generazioni che verranno.

Sotterrare scorie e materiale tossico non può far parte di questo futuro.

Inquinare fiumi, laghi e oceani non può far parte di questo futuro.

Bruciare i nostri rifiuti e disperderli nell'aria non può far parte di questo futuro.

Impegniamoci per far cessare tutto questo!

Ricordiamoci sempre che:
Il mondo non lo abbiamo in eredità dai nostri padri ma i prestito dai nostri figli

martedì 12 novembre 2013

Diritto al Paesaggio: Terra bene comune.

“Il Paesaggio è memoria: l’identificazione dell’essere umano con l’ambiente in cui vive è talmente fondamentale, per la sua identità, da subire una spersonalizzazione di sé stesso quando si trova costretto ad abbandonarlo. Quando si vuole indebolire psicologicamente qualcuno gli si rade la testa, lo si priva dei vestiti e lo si sradica dalla sua terra”. 
Parole di Guido MONTANARI, professore del Politecnico di Torino e Assessore, nonché all'Urbanistica, anche alla Difesa dei beni comuni, di Rivalta di Torino.
Lo avevamo invitato per venire da noi a parlare sul primo dei tre temi, del ciclo di incontri TERRA-ARIA-ACQUA, insieme a Massimo MORTARINO, membro del Comitato torinese di Salviamo il Paesaggio, e grazie ai loro interventi abbiamo potuto analizzare da molto vicino il concetto del bene comune-Terra.
Grazie ad una rapida quanto esauriente presentazione, Montanari ci ha portato indietro nel tempo, quando i romani collegavano un luogo ad una divinità specifica, il Genius Loci, conferendo così, a uno specifico ambiente, quell'unicità ricca di significati.
Al contrario dell’odierno, dove ci ritroviamo circondati da non-luoghi, in passato l’Uomo tendeva a prestare molta attenzione a come si collocava in un contesto ambientale, rendendolo a tutti gli effetti Paesaggio, poiché “questo non può esistere senza la presenza umana che lo rende tale” sostiene nella sua spiegazione.
Il problema legato alla barbarie edilizia, a cui siamo soggetti, risiede nel fatto che tre figure di grande importanza, l’urbanista, l’ecologista e lo storico dell’arte, non dialogano tra di loro. Bisognerebbe chiedersi se sono loro a non parlarsi o è qualcuno che volontariamente decide di ascoltare solo una delle tre, solitamente quella che lo aiuta a edificare meglio e di più, senza tanti problemi di coscienza.
Ma queste scelte, di aumento delle edificazioni, si scontrano con i processi della natura, inficiando negativamente sul loro funzionamento e portando all'impoverimento dei suoli e dei terreni: è importante ricordare che ciò che ci permette di vivere sono quei 20-30 cm di suolo che si fertilizza proprio grazie a quei processi della natura, il restante sottostante non è utile alla sopravvivenza del genere umano in quanto non necessario ai fine di una coltivazione. Una volta ricoperto di asfalto un terreno, possiamo anche dire addio alle sue proprietà e caratteristiche per almeno 5-6 secoli. 
E questo avviene con una rapidità allucinante, come ci ha raccontato Mortarino: “ogni secondo vengono asfaltati 8 mq di suolo, ogni anno viene asfaltata una superficie grande quanto quella di una grande città come Milano”.
L’Italia, sin’ora, è riuscita a cementificare un’area grande come il Lazio e gli Abruzzi: niente male.
Ma perché si fa? Perché si continua a costruire? 
Miopia e riciclaggio di denaro sporco, sono le risposte più confermate, e a queste, si affianca quella del Sindaco di Rivalta, Mauro MARINARI, che ci ha onorati di una sua cortese visita, che ha indicato nel famigerato pareggio di bilancio una vera piaga per i Comuni, che li induce a costruire per ottenere i famosi oneri di urbanizzazione da posizionare tra le entrate. 
Quindi un problema di stringente amministrazione locale? Un po’ sì, ma anche tanta incapacità di cercare strade alternative, come ci illustra il primo cittadino di Rivalta, "ad esempio ci sarebbe la possibilità di presentare studi di nuovi progetti per partecipare a bandi nazionali ed europei per ottenere fondi reali", perché il problema è che “se decidi di attivare un servizio alla cittadinanza, devi garantirlo e gli oneri derivati dalle edificazioni non permettono di farlo perché non sono costanti”. Un circolo perverso dove gli amministratori, per non perdere consenso derivato dall'impossibilità di mantenere i servizi promessi alla cittadinanza, si farebbero asfaltare anche il vialetto di casa pur di incassare qualcosa.
Alternative? Mortarino racconta l’esperienza di Cassinetta di Lugagnano, della nascita del Forum e della necessità di diffondere il concetto di valorizzare l’esistente, investire sul costruito.
Per farlo il Forum si è dotato di due strumenti: il primo consiste nell'inviare mail di lamentela e di rimostranze al proprio Comune, la seconda, più articolata, è la presentazione del questionario “Censimento del cemento”. 
Se il Comune decide di compilarlo, e dico SE perché molte, moltissime amministrazioni non hanno neanche voluto prenderlo in considerazione (provate ad indovinare cosa ha fatto Grugliasco?), allora si può capire a che punto sono le edificazioni, la quantità di alloggi sfitti, e altre cose di questo tipo.
Ma il bivio vero, al quale sono posti di fronte oggi i nostri amministratori oggi, è quello che porta a scegliere tra benessere e profitto, e purtroppo le scelte legate al profitto, spesso, sono quelle che allontanano di molto dal benessere. 
Oramai il concetto di progresso è stato abolito, oggi si deve parlare di nuova evoluzione, e coprire migliaia di mq con l’asfalto è l’opposto dell’evoluzione: è il regresso deleterio che demolisce il nostro habitat naturale. Se poi quel poco verde che rimane viene inondato di metalli pesanti, sparati da un camino che brucia materiale che dovrebbe essere riciclato, il quadro nefasto si completa rapidamente.
Noi di GCS, in accordo con i pareri di chi è più esperto, siamo dell’avviso che si possa e si debba intervenire per salvaguardare la nostra Terra, che appartiene a tutti, per diritto naturale acquisito, e non come strumento dovuto all'essere umano.
Chi si ostina a scegliere per la speculazione del suolo e del sottosuolo (si veda la Terra dei Fuochi) si schiera apertamente come soggetto ostile al benessere dell’umanità e della collettività, e come tale va trattato.
Solo curando l’esistente, e migliorandolo per il futuro, sappiamo che passa la strada per il vero bene comune
Nella foto: Mauro Marinari, Guido Montanari, Massimo Mortarino

lunedì 11 novembre 2013

News dalla Commissione cementizia di Grugliasco

Venerdì sera, presso la sala Consiliare, si è riunita la Commissione Pianificazione territoriale - Ambiente, presieduta da Antonio Cambareri, nella sua veste di Presidente, e presenziata dall'Assessore Pierpaolo Binda.
Oggetto della riunione l'approvazione delle varianti al Piano Regolatore, e si sa che quando ci sono determinati tipologie di amministrazioni le varianti non possono far altro che riguardare l'approvazione di nuove colate di cemento.
E infatti.
Dalla somma del prospetto proiettato sullo schermo della sala si evince che, nell'immediato futuro, Grugliasco verrà cementificata per altri 23.000 mq.
Dismissioni di aree sportive, acquisizioni di ex-terreni ad uso agricolo, tutto è buono per farci su un bel palazzo di 5,6,7 piani, in barba al paesaggio e al benessere ambientale.
E perchè? Perchè, si evince sempre dalle mirabolanti schede proiettate, è previsto un incremento di popolazione che porterà la nostra cittadina dagli attuali 37.000 (in tendenza a decrescere) ai futuri quasi 50.000 abitanti: un terzo in più.
Da dove nascono questi dati? Mistero.
L'ISTAT, facilmente consultabile sul suo sito, mostra un andamento tutt'altro che in linea con le loro previsioni.
Qualcuno dei Commissari della maggioranza avanza qualche dubbio concettuale che, più che mettere in crisi i progetti presentati, sembra cercare di legittimare un lavoro ricevuto in eredità dalla precedente giunta. Sì perché poco o niente, di ciò che si approvava l'altra sera, fa parte di studi condotti dagli attuali tecnici, bensì riguarda i soliti compiti a casa, lasciati da chi sta finendo il mandato, da far svolgere a chi succede: un meccanismo perverso che non viene mai arginato. 
C'è chi chiede a che punto siamo con il progetto della Cittadella Sportiva e se non sarebbe il caso di realizzarla in una posizione più baricentrica della città (attualmente è prevista la fondo di Corso King). Curioso che la stessa perplessità non se la sia posta per la nuova Casa di Riposo.
Ma non importa, dubbi irrilevanti, bisogna costruire, lastricare di asfalto finché si può "perché" viene sottolineato dall'Assessore "in fin dei conti la legge stabilisce 25 mq per abitante, e noi, ad oggi, siamo ben a 30 mq", sia mai che che non si debba arrivare alla soglia esatta prevista, non un mq in più, potrebbe farci male.
Per questi qua è un vizio, se non cementifichi non sei nessuno: palazzi, centri commerciali o tunnel transalpini, tutto deve essere fatto in nome di un progresso che vedono solo loro. Addio verde, benvenuto grigionero.
E poi si parla, finalmente, del tanto celebrato prolungamento della pista ciclabile.
In un nostro vecchio post avevamo riportato le nostre considerazioni a proposito di un'opera, di servizio e di miglioramento del trasporto locale, che verrà realizzata con i soldi percepiti dalle compensazioni di TRM.
Non voglio tornare su quegli argomenti, sui quali ho già espresso le mie personali considerazioni, anche perché finalmente ho avuto risposta ad un dubbio che mi era sorto riguardo alla sua realizzazione.
Il progetto prevede il prolungamento della pista dalla zona degli orti urbani fino a Via Moncalieri in zona Gerbido. Impossibile non notarlo, per fare ciò bisogna attraversare C.so Allamano, ed ecco cosa hanno previsto i nostri valenti Commissari: una passerella. 
Sì, proprio una bella passerella, da realizzare su una delle arterie principali di collegamento a Torino, una di quelle vie dalle quali fanno passare trasporti eccezionali e quant'altro che spesso necessitano di altezze considerevoli per garantirsi il transito. 
Aspettiamo, con ansia, i primi bozzetti.
Ma per i partiti del cemento, che stanno compromettendo il nostro habitat, il tutto si gestisce con tante risatine dietro ai computer e ai palmari, non c'è interesse per l'ambiente, non c'è preoccupazione per la salvaguardia degli equilibri naturali, tutto è buono purché faccia arrivare nuovi oneri di urbanizzazione da mettere a bilancio per coprire le spese e arrivare a pareggio. 
Qualcuno, tra i commissari che nell'arco consiliare appartengono all'opposizione, ogni tanto prova a ricondurre tutto a ragione, ma è un lavoro improbo.
E quando un domani saranno finiti i terreni, vedremo cosa faranno con le nostre aree parco, i giardinetti e le aiuole, destinate, secondo logica recepita venerdì sera, a cambiare destinazione nel caso un giorno venissero a mancare i fondi per mantenerli, il tutto, sempre in nome, di uno splendido, devastante progresso.
A questo punto: Salviamo il Paesaggio!

venerdì 8 novembre 2013

Accordo trovato per l'ABIT di Grugliasco

Accordo raggiunto, per i 97 dipendenti ABIT, che occuperanno, a rotazione, i 40 posti disponibili. 
Questo per i prossimi due anni, poi si vedrà: se il fatturato dovesse mostrare segni di ripresa l'azienda si impegnerà a riassorbire parte dei lavoratori. I restanti dovranno affidarsi all'operato della Regione, chiamata a trovar loro una sistemazione.
La trattativa sembrava aver preso una brutta piega dopo i primi di ottobre, quando la proprietà sembrava aver preso decisioni molto più radicali.
Per fortuna sembra essere arrivata una soluzione..
Lavoratori tutto sommato contenti, sindacati un pò meno soddisfatti, Porchietto gaudente e Natale più tranquillo per tutti, ma, chi sorride di più, sarà sicuramente la Coop. Tre Valli che ha trovato il modo di continuare la produzione, ottenendo quindi profitto, a un costo contenuto, e con la possibilità di scegliere la vita o la morte dell'efficiente azienda di Grugliasco, sulla base di un fatturato, del quale bisognerebbe capire in che misura ne è stato fissato il traguardo minimo per garantire il proseguimento dell'attività.

Staremo a vedere.

Per intanto GCS si unisce al sospiro di sollievo che sicuramente stanno tirando i lavoratori, rimasti davanti all'assessorato di via Magenta, per tutto il tempo della trattativa.

giovedì 7 novembre 2013

Rappresentanti di sé stessi

Nei primi di dicembre avverrà la quarta lettura del discusso DDL 813, 1359 per la Camera, che, se verrà votato, permetterà la deroga dell'art. 138 della Costituzione, autorizzando l'insediamento di una commissione di 42 parlamentari per legiferare, in materia costituzionale, sui Titoli I-II-III e V della seconda parte del nostro testo costituzionale.
Come abbiamo più volte scritto su questo blog, riteniamo questa azione una palese violazione del procedimento costituzionale, un insulto violento ai Costituenti e uno sfregio alla storia e alle vicende che portarono alla nascita di quella Costituente.
Una serie di giuristi ritiene che questo sia un provvedimento totalmente inadeguato e ingiustificato: basterebbe applicarla, la Costituzione, dicono loro.
Ma la politica di palazzo sembra pensarla diversamente.
Perché? Mha, di risposte se ne possono formulare di diverse, e alcune portano a formulare tesi abbastanza consistenti.
Forse bisognerebbe mettere in ordine i fatti e gli eventi che si sono succeduti da una ventina di mesi a questa parte, ovvero da quando il disastroso governo dei banchieri introdusse il fantomatico pareggio di bilancio in Costituzione andando a modificare l'art. 81. 
Era così necessaria, questa modifica? Lo dettavano impellenti misure di natura sociale? 
Non credo proprio visto che, ad esempio, secondo il Fondo Monetario Internazionale, l'Italia non raggiungerà il pareggio di bilancio almeno fino al 2017, e l'indebitamento era l'unico strumento rimasto per continuare a garantire certi servizi.
Direi una misura più aziendale che sociale. 
Come aziendale fu l'ispirazione che portò a modificare l'art.18 dallo Statuto dei Lavoratori, frutto di tenaci lotte ed enormi sacrifici, che ha privato il lavoratore di una tutela fondamentale per il mantenimento del posto di lavoro.
Fine legislatura, cambio di governo, arrivano le larghe intese di due partiti che si erano fatti battaglia in campagna elettorale, risultato: una bell'intruglio di PD-PDL-Scelta Civica (Monti).
Incapacità ed incertezza si alternano nello modus vivendi di questa amministrazione, ma su una cosa vi è un'intesa perfetta, sul colpo decisivo da sferrare, sull'ultimo schiaffo da dare alla storia dei nostri partigiani e dei nostri diritti: la modifica della seconda parte della Costituzione, quella che stabilisce l'ordinamento della Repubblica.
Una caduta parabolica dei nostri diritti.
La spiegazione ufficiale? Bisogna dare stabilità e operatività ai governi. 
Nei fatti? Sottrarre ai cittadini rappresentatività e garantismo.
Intorno dichiarazioni come quella della JP Morgan che pochi mesi fa consigliava agli stati dell' Eurozona di liberarsi al più presto delle costituzioni antifasciste.
Prospettiva: un Presidente su tutti, una Camera che scrive, esamina e si approva le leggi, e noi con ancora meno diritto pronti a scannarci nell'illusione di una fittizia felicità promessa.
E i partiti che si stanno lanciando in questa triste quanto criminale impresa quali sono? Possono ritenersi immagine specchiata del garantismo? Anche qui, mha...
Uno sopravvive grazie agli emolumenti elargiti, da un vecchio e pregiudicato satrapo, a una corte di corrotti e invertebrati che muove la testa solo in base alle indicazioni ricevute.
L'altro si garantisce la partecipazione ai suoi congressi locali, utili alla farsa del nazionale, grazie a tesseramenti che si moltiplicano come i pani e i pesci dei racconti biblici.
Attività politica di Scelta Civica: non pervenuta.
Ecco, questi qua si sbracciano per far approvare riduzione dei parlamentari, concentrazione dei poteri, plurigaranzie per i sistemi maggioritari.
A questo punto, voi vi fidereste a mangiare del cibo uscito da una cucina con evidenti criticità igieniche e gestita da cuochi con dubbie capacità culinarie? 
Siamo più intelligenti di come ci vogliono far credere. Attiviamoci!

martedì 29 ottobre 2013

Una serata di ragioni più che sostenibili

Cosa accomuna il dissenso dei popoli del NOTAV, del NOMUOS e del NODALMOLIN
Ne abbiamo parlato venerdì sera, davanti ad una nutrita presenza di associati e nuovi ospiti, per capire quali ragioni animano le loro lotte, e come si collocano nel panorama della sostenibilità. 

Luca GIUNTI, che ha gentilmente raccolto il nostro invito a venire a sostenere la parte dei NOTAV, ha presentato un lavoro dedicato al tema, portando, a sostegno delle tesi del Movimento, dati raccolti in vent'anni di presenza sul posto, comprensivi di grafici, flussi di traffico, analisi dei costi, il tutto a confutare le traballanti, se non del tutto inconsistenti, posizioni dei tifosi dell'opera.
Così come è stata anche molto completa l'esposizione dell'esponente del Comitato NOMUOS di Torino, Giada DI GIOVANNI, che ha saputo riepilogare che cosa il governo americano vuole costruire nella base di Niscemi: tre parabole di 18 metri di diametro finalizzate al potenziamento delle telecomunicazioni militari e per la guida a distanza dei droni da impiegare in guerra. Niente di sano.
Così come non c'è niente di sano nemmeno nella questione della base aerea militare del DALMOLIN, a partire dalla garanzia della sovranità popolare: nel 2008 un NO forte ed importante usciva dalle urne del referendum che chiedeva alla gente del posto se era d'accordo con l'allargamento della base americana già presente. Il suo esito non è stato assolutamente rispettato, e ancora oggi ci si oppone, come si può, a quell'ingiustizia.
Analisi dettagliate e preparate ci hanno mostrato queste opere per ciò che in realtà sono: un sopruso del diritto dell'essere vivente a vivere serenamente nel suo habitat. Nient'altro. 
Sarebbe riduttivo riportare, in questo spazio, quanto è stato detto durante la serata, a noi serve arrivare a conclusioni che determinino l'aspetto della liceità di questi progetti. Per un'associazione che ha come elemento caratteristico la sostenibilità, la conoscenza di elementi determinanti per sostenere la totale dissonanza dai naturali bisogni dell'uomo è motivo di ferma opposizione alle loro realizzazioni.
Di certo c'è che non sono oggetti in linea con gli sviluppi evolutivi dell'essere umano e dell'ambiente che lo circonda, perchè se un'opera, realizzata col consenso di quello stesso Stato che dovrebbe essere garante e tutore dei beni pubblici intesi nel senso assoluto del termine, diventa la causa della diminuzione di risorse idriche, o del proliferare di tumori e leucemie o di nuovi e più facili bombardamenti futuri, ecc ecc, se un'opera ricade in almeno uno di questi motivi, che pure rappresentano una minima parte degli effetti che ne deriverebbero dalla loro realizzazione, allora è un'opera che non deve essere fatta.
E quindi la domanda, parafrasando un vecchio scritto di Benedetto Croce, nasce spontanea: perchè non possiamo non definirci NOTAV? o NOMUOS? o NODALMOLIN?
Perchè non possiamo sentirci esentati dal prendere una posizione contraria a queste volontà di distruzione? Perchè dobbiamo invece credere fermamente che il nostro futuro non debba dipendere dal foro di una montagna, o da tre parabole giganti o da un'area più grande per i bombardieri statunitensi.
Abbiamo di che scegliere, abbiamo in mano tante alternative, sarà bello trovarci per farne nascere ancora di più valide e migliori. 
Non accetteremo mai che ci privino della possibilità di credere in qualcosa di diverso dai loro disegni grigio-cemento.
I nostri sono colorati, hanno alte montagne e distese di sughereti e soprattutto hanno il sapore della LIBERTA'.

giovedì 24 ottobre 2013

Il presidio di Libera a Grugliasco

Maria Josè Fava e Pietra Selva
al Teatro Perempruner
Ieri sera al teatro Perempruner di Grugliasco c’è stato il primo incontro organizzato da Libera, l’associazione che fa capo a don Luigi Ciotti, con la finalità di creare un presidio specifico per il nostro territorio.
Tanti i soggetti coinvolti e che si sono dimostrati interessati: associazioni, compagnie teatrali e poi giovani, tanti giovani che si sono presentati incuriositi dalla possibilità di impegnarsi concretamente per una realtà da sempre attiva sul terreno dell’antimafia.
A presentare l’iniziativa c’erano Maria Josè Fava, coordinatrice di Libera Piemonte, e Pietra Selva, direttrice artistica del Teatro, la quale ha voluto rimarcare la forte contiguità che esiste tra la sua compagnia e Libera: due forze che da sempre trovano modo di fare antimafia in maniera efficace e propositiva.
«L’idea del presidio» ha descritto Pietra «nasce dall’idea di evolvere le campagne già attive, contro le organizzazioni mafiose e ciò che rappresentano, in un legame forte con i concetti di cittadinanza e di legalità», e poi continua «il presidio nasce per provare a cambiare qualcosa che non funziona, e il suo risultato sarà il derivato del lavoro di color che vi parteciperanno».
A turno ognuno dei presenti ha potuto presentarsi e raccontare perché era lì e che cosa lo spingeva a voler collaborare.
La Sezione A.N.P.I. “68 Martiri” di Grugliasco, rappresentata da Fulvio Grandinetti, ha tenuto ha manifestare la ferma intenzione a cooperare attivamente. Fulvio ha voluto porre l’accento sulla questione della definizione dei termini di mafia e di legalità, poiché, come sottolineato nell’intervento, «nella piena legalità, ad esempio, stanno modificando la nostra Costituzione, che l’A.N.P.I. sta peraltro difendendo strenuamente, e la stanno trasformando in qualcosa di totalmente diverso da quello che era stato il progetto dei nostri Costituenti: uno dei primi lavori da fare è sul piano dialettico che determina poi le scelte di campo».
Oltre alla loro partecipazione, hanno voluto contribuire all' incontro anche soggetti come le compagnie teatrali Viartisti, Camaleonte e Orme, il gruppo di Progetto Giovani, l’associazione La Casa Sicilia nella figura di Gianni Pesce, l'associazione Pensiero Libero, il Comitato RifiutiZero - NoINC di Grugliasco e due insegnanti delle scuole “66 Martiri” e "Gramsci" di Grugliasco: tutti hanno manifestato chiare intenzioni di adesione e di collaborazione con l’associazione di don Ciotti.
Naturalmente non potevamo mancare noi di GCS che riteniamo la guerra alle mafie una priorità, prima di tutto culturale, e in secondo luogo fondamentale anche per la salvaguardia del nostro territorio, per la sua salubrità ambientale e  per tutti quei fattori della collettività che si trovano compromessi nella loro serenità, quando, a governare uno spazio sociale, è un’organizzazione mafiosa. Abbiamo voluto sottolineare la nostra totale disponibilità e volontà a contribuire fattivamente, offrendo anche lo spazio della Biblioteca, ove fosse necessario per incontri futuri.
Maria Josè ha descritto la presenza di Libera che solo sul Piemonte conta ben 40 presidi, i quali sicuramente necessitano di coordinamento, ma che, fondamentalmente, devono saper camminare con le proprie gambe, e ha voluto precisare alcune cose.
La prima, importante, è quella che «bisogna capire che cos’è Libera e come lavorano i presidi, quali direzioni tiene e di quali strumenti si dota per trasmettere i suoi messaggi» e ha voluto specificare che la ricerca della legalità deve essere un «ponte per costruire giustizia, e non una scusa per l’applicazione di una repressione».
Ci saranno degli incontri che permetteranno di formarsi e di comprendere bene la materia, dopodiché verranno decise le attività migliori per coinvolgere e sensibilizzare più persone possibili.
Meglio ancora riuscirà il tutto se queste attività verranno fatte all’insegna dell’allegria perché, come dice sempre una grande della lotta alla mafia, Letizia Battaglia, bisogna «godersi la vita ed essere limpidi e puri» perché «essere contro la mafia è allegria».
Il prossimo appuntamento, data l’indisponibilità del Teatro per una rappresentazione, si svolgerà proprio presso la nostra Biblioteca Popolare, mercoledì 27 novembre alle 21.00: in quell’occasione si capirà chi avrà il desiderio di continuare questo progetto e si proveranno ad abbozzare le prime idee per comprendere che cosa si potrà fare fin da subito. La campagna per la legalità passa da Grugliasco: GCS è già pronta.

giovedì 10 ottobre 2013

La Costituzione è la nostra VIA MAESTRA

Che cos'è la Costituzione della Repubblica parlamentare italiana?
E' un insieme di principi immodificabili, e di prassi generali, su cui si fonda il nostro Stato e il nostro vivere quotidiano, che passa dalla divisione netta dei tre poteri fondamentali (legislativo, esecutivo, giudiziario) alla libertà di espressione e di circolazione.
E', in sintesi, il patto (si potrebbe dire "il contratto") sociale condiviso che ci rende ognuno cittadino dell'altro, con gli stessi doveri e diritti, fondati entrambi su un principio di eguaglianza, libertà e rispetto. La nostra Costituzione è discendente diretta non solo della Resistenza antifascista, ma è anche nipote dell’esperienza della  Repubblica Romana del 1849.
Racchiude in sé la parte migliore dei 150 anni di storia italiana: il primo Risorgimento, con le tre guerre d'indipendenza, e il secondo Risorgimento, già citato, con la guerra di liberazione.
E' dunque frutto di grandi moti popolari, di molti sacrifici, sangue, profondi processi emancipatori, avanzamento culturale e conquiste sociali.

Data la sua forza egualitaria e il suo essere baluardo dei diritti della persona e delle collettività, la Costituzione italiana è stata da sempre bersaglio di chi aveva interesse nel rendere più debole e meno consapevole l'individuo e le masse, nonché minare e decostruire le nostre radici civili.
Ultimo, in ordine cronologico, quello a cui stiamo assistendo oggi, un attacco di una pericolosità mai vista, poiché portata avanti da una maggioranza schiacciante in Parlamento (ma de facto minoranza nel Paese) che trascina con sé un progetto di revisione di ben 69 articoli sul totale dei 139, praticamente metà.
Il progetto di riscrittura profonda della Costituzione (in sostanza un'abrogazione) mira a modificare, innanzi tutto, il bilanciamento e la divisione tra i tre poteri fondamentali dello Stato, spostando la bilancia del potere in favore di poche persone (il Governo) a scapito dell'Assemblea elettiva popolare (il Parlamento).
Qualunque cittadino, che si riconosca come tale, dovrebbe insorgere al solo sentire che uno Stato di 60 milioni di persone è più efficiente se a decidere delle sue sorti sono una decina di persone invece che 900. Solo un cieco d'intelletto non vedrebbe all'orizzonte più prossimo la certezza della rapida perdita delle garanzie minime, come la libertà personale, di pensiero, d'espressione, d'aggregazione, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire.

Ecco qual è la portata del pericolo che oggi stiamo vivendo. Ed ecco perché, con grande forza, tanti cittadini da tutta l'Italia stanno gridando che la nostra Costituzione è LA VIA MAESTRA, fra questi i noti Don Ciotti, Rodotà, Landini.

Gridiamo forte il fatto che noi ci riconosciamo appieno in essa e che questa debba essere applicata, resa viva nella sua attuazione, affinché, finalmente, la nostra Patria possa tornare ad essere quel fulgido esempio, aperto al futuro, che avevano sognato i nostri Costituenti.
La Costituzione non ci è stata regalata e, una volta portata via, ci toccherà affrontare gli stessi sacrifici che hanno dovuto portare sulle spalle le generazioni passate.
Per questo, sabato 12 ottobre, a Roma, ci sarà una grande manifestazione, alla quale GCS prenderà parte, per dire che questa Costituzione, figlia della nostra storia migliore, non può essere modificata da un Parlamento di nominati, che è privo di ogni credibilità e di sovranità, sia nella forma che nella sostanza.
La nostra Costituzione va solamente applicata, seguendo quei principi teorici ma illuminati che, al momento della redazione, si tradussero in lettere.
Sabato ne difenderemo l’integrità e l’essenza, come deve essere fatto e come, i nostri partigiani e i nostri Costituenti,  avrebbero voluto che facessimo, tutti quanti insieme.


Fabrizio Grandinetti

mercoledì 2 ottobre 2013

Comunicato situazione lavoratori ABIT

L'Associazione Grugliasco Comunità Sostenibile esprime tutta la sua solidarietà ai 97 lavoratori dell'azienda ABIT di corso Allamano, per il difficile momento che stanno attraversando.

Vittime dell'ennesimo inganno speculativo: rispettosi dell'impegno preso con la proprietà, in questi mesi, si erano anche astenuti dal manifestare con gli scioperi la loro drammatica situazione.

Lo sforzo degli amministratori del territorio comunale e provinciale non è bastato per evitare lo smantellamento del sito di Grugliasco per il quale, già da luglio, la Cooperativa "Tre Valli" aveva annunciato la mobilità per tutti i dipendenti al fine di spostare la produzione.

Questo volantino, siglato dai sindacati in lotta, è stato affisso in numerose copie sugli edifici circostanti il Comune:



Noi di GCS, pur nella nostra piccola realtà, siamo a fianco delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro famiglie, e, per quanto ci sarà possibile, ci mettiamo a disposizione per iniziative di incontro e di confronto sul tema.

Gli addetti ABIT non molleranno, e noi con loro!


martedì 1 ottobre 2013

GCS incontra le UOMAN

Nuovamente tutto esaurito, adesso rischiamo di abituarci troppo bene.
Il primo ringraziamento va a tutte quelle persone che hanno preso parte alla serata e siamo riconoscenti a coloro che han voluto restare nonostante fossero impossibilitati ad accedere in sala.

UOMAN, di (e con) Alice Rondana, Selene Baiano, Giulia Santabarbara, Francesca Pisano e Pamela Tomaino e Anita Romanello, ci ha fatto veramente emozionare e divertire, sabato sera. 
Un susseguirsi di battute a effetto su semplici stereotipi, alternate ad alti momenti di riflessione, hanno creato la giusta miscela tale da non lasciare nulla al caso, e innescando quel processo che induce chi assiste a ragionare su una visione alternativa del vivere quotidiano.
Una piccola rivoluzione culturale, così come anche loro dichiarano di voler fare, che GCS è onorata di poter sostenere e affiancarcisi.
Lo spettacolo nasce dalla volontà di fare il punto sulla situazione della tanto sospirata emancipazione femminile, e, osservando sulle differenze tra i generi, crogiolandosi un po’ sui difetti femminili e scherzando sulle mancanze maschili, costruisce piano piano una brillante analisi del contesto sociale, spingendo verso una liberazione la donna ancora bloccata da vincoli che le impediscono una totale emancipazione femminile e provando, magari, a farne iniziare una per il mondo maschile.
Uno sforzo mica da niente.

Al termine dello spettacolo c'è stato modo di conoscere le interpreti e di creare un dibattito tra loro e il pubblico su temi come il sessismo, il femminismo, i messaggi pubblicitari, la comunicazione e la tradizione culturale ereditata, senza tralasciare ovviamente la relazione uomo-donna.
Argomenti che sicuramente approfondiremo in GCS, magari con dei cicli tematici dedicati.

Alla fine, foto di rito tutti insieme e tanta voglia di festeggiare per la buona riuscita della serata.

Ringraziamo quindi le “UOMAN” e le invitiamo sin d'ora a replicare la loro piece. E chissà che, per la prossima volta, non riusciremo a organizzarla in uno spazio più confacente al loro pubblico, che auguriamo loro diventare sempre più numeroso ed emancipato.


Per chi avesse piacere di ricevere maggiori informazioni: pagina Facebook di UOMAN.

mercoledì 25 settembre 2013

Il nuovo periodico di GCS


Eccolo! E' finalmente online il nuovo periodico di GCS!
Ci siamo dotati di uno strumento in più per approfondire tematiche, comunicare notizie ed eventi e soprattutto per parlare del nostro territorio: Grugliasco.
E dal prossimo mese sarà ancora più ricco, con più pagine e più articoli.
La possibilità di consultarlo dal nostro blog permetterà a tutti di conoscere le nostre attività e, per chi lo vorrà, inviare segnalazioni o articoli alla nostra mail grugliasco.sostenibile@gmail.com, sarà nostra premura valutare i contenuti e la forma prima della pubblicazione.

Un altro bel modo per partecipare e per collaborare tutti insieme.

Buona lettura, allora, e arrivederci al prossimo numero.


lunedì 23 settembre 2013

GCS incontra Giulietto CHIESA

Grandissima partecipazione, sabato sera, all'incontro organizzato con Giulietto CHIESA, tenutosi presso la nostra sede.

Ringrazio molto tutte le persone convenute, anche se, l'alta affluenza, ha costretto alcune di loro ad ascoltare buona parte dell'incontro appena fuori dalla nostra porta: sono riconoscente per la loro pazienza.

L'iniziativa, che ha visto la collaborazione tra GCS e il laboratorio politico ALTERNATIVA, era incentrata sulla presentazione dell'ultimo libro del noto giornalista: "Invece della catastrofe - Perché costruire un'alternativa è ormai indispensabile".
A raccogliere il nostro invito a partecipare alla serata anche Mauro Marinari, sindaco di Rivalta, amministratore di un Comune dalla giunta illuminata, che ha voluto così omaggiarci anche lui con la sua presenza l'inizio della nostra stagione di incontri.

L'oratoria di Giulietto Chiesa ha silenziato la sala per tutto il tempo del suo intervento: la crisi polisistemica, la corsa all'accaparramento delle risorse, i conflitti che ne seguiranno sono stati solo alcuni degli argomenti che hanno poi animato il dibattito succeduto.

I moniti lanciati dall'autore del libro sono tutti riconducibili, fondamentalmente, ai principi che hanno sostenuto la nascita di GCS: si rende necessaria un'informazione approfondita, una seria e responsabile presa d'atto dello stato della situazione, cui prenda seguito un'organizzazione solida che preluda la necessaria agitazione.
Senza questa sequenza di operazioni l'umanità, e l'Italia non ne è assolutamente esclusa, è destinata ad una sorte infausta. 

E in che modo bisognerebbe cambiare? 
Secondo il Presidente di Alternativa, non attraverso un'inutile quanto avventata uscita dai circuiti europei, che non provocherebbe altro che un indebolimento dell'efficacia delle nostre azioni, bensì con l'attuazione di un manifesto di stampo etico, che miri ad un piano legato alla diminuzione del consumo illogico e sfrenato, del prosciugamento delle risorse e dell'inquinamento ambientale e che punti invece al miglioramento dei nostri ritmi/lavoro, all'equa distribuzione delle risorse fra i popoli e al riequilibrio del rapporto umano/ambiente, il tutto orientato verso un obiettivo unico, comune e irrinunciabile: la Pace.

Utopia? Forse.
Rimandabile? Assolutamente no.
Le prospettive non ci lasciano uno spazio temporale così ampio da poter credere che alla fine arrivi qualcuno, o qualcosa, che risolverà ogni problema: questa volta più che mai tocca ad ognuno di noi impegnarsi in prima persona affinché non ci si trovi costretti a veder la nostra umanità spazzata via dall'accumulazione smodata e dal profitto speculatore, ovvero da quegli elementi che nel punto di collasso conducono alla guerra.

Come proclamato nei nostri documenti, e come ripetuto ancora l'altra sera, GCS è impegnata seriamente nell'affrontare questi temi e nel portare più persone possibili a sensibilizzarsi e ad attivarsi, perché lo riteniamo un nostro dovere.
Un dovere che abbiamo nei confronti di chi ha lavorato finora per la nostra evoluzione, e verso chi verrà dopo di noi, affinché non si trovi a scontare colpe non sue. 
Non possiamo permetterci di non provarci.

Aspettiamo Giulietto per altri incontri, in futuro: la nostra associazione è al fianco del suo impegno e della struttura di cui è responsabile.
Dal canto suo sappiamo che lo animano i medesimi intenti nei nostri confronti.

Gli associati di GCS, adesso, sanno di poter contare su un alleato in più.

sabato 14 settembre 2013

GCS sostiene END ECOCIDE



L'ECOCIDIO è un effetto creato dall'essere umano che ha pesanti ricadute sull'ambiente, con effetti spesso disastrosi ed irreversibili.
La definizione esatta l'ha proposta Polly Higgins, avvocato e sostenitrice legale della campagna per il riconoscimento del reato di ecocidio:


"La distruzione estensiva, il danno o la perdita di ecosistemi di un dato territorio da parte di agenti umani o altre cause ad un livello tale da compromettere seriamente il godimento pacifico degli abitanti di questo territorio".

GCS sostiene questa campagna e invita tutti a firmare l'appello per il riconoscimento di tale reato.

Qui di seguito riportiamo le informazioni dal sito ufficiale:

LA LEGGE DELL’ECOCIDIO

La distruzione ambientale deve diventare un crimine. Un crimine per il quale le persone colpevoli devono essere ritenute responsabili.
Questo crimine ha un nome: Ecocidio
Eco-cidio deriva dal greco oikos che significa casa. In latino, caedere significadistruggere, demolire, uccidere. Ecocidio si può intendere come la distruzione della nostra casa.

PERCHE’ NE ABBIAMO BISOGNO

  • Per avere una legge che ponga fine a diversi tipi di distruzione ambientale
  • Perché le persone in grado di decidere siano tenute responsabili
  • Per preservare e proteggere la biodiversità
  • Per proteggere gli ecosystemi, non solo I suoi component come il suolo, l’aria, la flora e la fauna
  • Per avviare la trasformazione verso un mondo sostenibile
  • Per assicurare un futuro alle prossime generazioni
  • Per contribuire a un cambiamento nei valori e ai diritti che diamo alla terra