martedì 14 maggio 2013

LIP Rifiuti Zero: perchè e come

La sovranità popolare garantita dalla nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, può essere esercitata in molte forme. Oltre alle istituzioni, ad ogni livello, oltre alle formazioni sociali, sindacali e politiche nelle quali si svolge la vita e si sviluppa la personalità dei cittadini, i Costituenti avevano previsto anche la possibilità per le persone di organizzarsi e proporre leggi d’iniziativa popolare.
Una di queste ci vede coinvolti proprio in questi mesi ed è la proposta di legge di iniziativa popolare sui rifiuti zero, che contiene in sé la cultura della sostenibilità: i rifiuti devono essere ridotti, riutilizzati e riciclati perché abbiamo raggiunto ormai i limiti della crescita. Ciò che l’umanità presente produce con le proprie attività deve essere in armonia con la natura e l’ambiente (la terra, l’acqua, l’aria) nel quale si svolge la sua vita e quella delle generazioni future. Per raggiungere questo obiettivo è necessario il cambiamento del paradigma culturale nel quale si svolgono la nostra vita e le nostre azioni quotidiane, abbiamo il dovere di impegnarci per compiere ogni possibile azione – sia pratica, sia di lotta e sia in ambito istituzionale –volta alla soppressione dell’attuale organizzazione improntata sullo schema lavora-compra-consuma-crepa e al raggiungimento dell’equilibrio con l’ecosistema in ogni attività antropica. La qual cosa, oltre ad essere un orizzonte luminoso nel rapporto tra la nostra specie e il pianeta, costituisce anche una tappa fondamentale per l’evoluzione sociale e politica della nostra civiltà in termini di libertà, uguaglianza e giustizia sociale, quale sol dell’avvenir di una nuova era dell’uomo, già presente e futura umanità.

Le finalità generali del  presente disegno di legge di iniziativa popolare si fondano sulle seguenti linee direttrici:
  1. far rientrare il ciclo produzione-consumo all’interno dei limiti delle risorse del pianeta
  2. rispettare gli indirizzi della Carta di Ottawa, 1986
  3. rafforzare la prevenzione primaria delle malattie attribuibili a inadeguate modalità di gestione dei rifiuti
  4. assicurare l'informazione continua e trasparente alle comunità in materia di ambiente e rifiuti
  5. riduzione della produzione dei rifiuti del 20% al 2020 e del 50% al 2050 rispetto alla produzione del 2000;
  6. recepire ed applicare la Direttiva quadro 2008/98/CE
  7. recepire ed applicare il risultato referendario del giugno 2011 sull’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali
Per perseguire le suddette finalità, il presente progetto di legge contiene una serie di misure finalizzate a:
  1. Promuovere e incentivare anche economicamente una corretta filiera di trattamento dei materiali post-utilizzo
  2. spostare risorse dallo smaltimento e dall’incenerimento verso la riduzione, il riuso e il riciclo
  3. contrastare il ricorso crescente alle pratiche di smaltimento dei rifiuti distruttive dei materiali
  4. ridurre progressivamente il conferimento in discarica e l'incenerimento
  5. Sancire il principio “chi inquina paga” prevedendo la responsabilità civile e penale  per il reato di danno ambientale
  6. Dettare le norme che regolano l'accesso dei cittadini all'informazione e alla partecipazione in materia di rifiuti
  7. Introdurre forme di cooperazione tra Comuni per la raccolta porta a porta e la filiera di trattamento al fine di sviluppare l'occupazione locale in bacini di piccola-media dimensione, che favoriscano le attività di produzione e commercializzazione di materiali e prodotti derivati da riciclo e recupero di materia.

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