lunedì 8 luglio 2013

Il battito d'ali delle farfalle dell'Amazzonia

L'Effetto Farfalla è un'espressione che trova origine nei racconti di Ray Bradbury, dove si sostiene la consequenzialità degli eventi e le correlazioni tra gli effetti: "l'idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema (Wikipedia)".

Dall'altra parte del mondo, rispetto a noi, un indio, insieme alla sua tribù, decide di porre rimedio ai disastri naturali prodotti dalla scelleratezza dei taglialegna che operano nelle loro foreste, e organizza un piano pluridecennale per la riforestazione del territorio.


All'apparenza una lotta impari, eppure Almir Surui, che all'epoca in cui iniziò la battaglia contro la deforestazione aveva solamente 22 anni, i suoi risultati li sta già conseguendo, e i suoi strumenti più efficaci sono internet, Google Earth e la tecnologia Gps.
Centinaia le mail inviate in giro per il mondo in cerca di sostegno e di finanziamento per la loro lotta, con Google ha dato vita ad una collaborazione straordinaria per la digitalizzazione delle immagini e dei dati relativi all'intera area che possa favorire l’individuazione dei “bracconieri del legno”, e grazie a tutti gli altri mezzi utilizzati per informare e ottenere appoggio questi indio stanno portando avanti un'impresa che non può lasciare indifferenti.

Il piano è ovviamente a lungo termine, 50 sono gli anni previsti da Almir per salvare la foresta amazzonica, e a tuttora il progetto è poco più che allo stadio iniziale, con 120mila alberi piantati contro le decine di milioni di obiettivo, ma a lungo termine lo sono anche le idee e la volontà del giovane indio famoso in tutto il mondo per aver trovato una via per salvare la foresta amazzonica.

I battiti delle ali delle farfalle indio scatenano il desiderio di partecipare e di affiancare i coraggiosi di questa impresa, provocandoci la necessità di far nostra la loro lotta, e pensando a quanto sarebbe efficace anche qui un progetto del genere: qui non c'è l'Amazzonia da salvare, ma ci sono intere aree che stanno venendo sottratte alla natura in nome di un "progresso edilizio" quanto meno discutibile, che non risponde ad esigenze reali abitative e che non fa altro che depauperare i nostri territori e inficiare il benessere salutare dei nostri habitat, in nome delle scorciatoie economiche utili ai bilanci amministrativi.

Sicuramente anche qui, a Grugliasco, un Almir escogiterebbe il suo piano per vedere di nuovo crescere, al posto del cemento e dell'asfalto, qualche albero in più, e chissà che un battito d'ali in più potrebbe innescare effetti simili da qualche altra parte nel globo.

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