sabato 31 agosto 2013

Le ore contate della Siria: l'Italia rispetterà la Costituzione?

In queste ore drammatiche si sta riproponendo uno schema già visto, un copione nel quale gli interpreti hanno sempre i medesimi ruoli, e dove il finale solitamente sembra già scritto.
La decisione del Presidente Obama di intervenire militarmente in Siria purtroppo rievoca tristi scenari di una decina di anni fa, quando il suo predecessore, George W. Bush, decise l'invasione dell'Iraq, Stato sovrano e mai entrato in conflitto con le forze straniere, sulla base delle paventate, e mai accertate, "armi di distruzione di massa".
La Pace internazionale viene di nuovo messa da parte in favore degli interessi economici e strategici dei Paesi più forti.
Oggi come ieri, un altro Presidente americano, insignito solo pochi anni fa del prestigioso premio Nobel per la Pace, decide di perseguire la strada militare anziché quella diplomatica, scatenando la propria tecnologia bellica su uno Stato che in questo momento avrebbe bisogno di tutto tranne che di un nuovo protagonista armato.

La situazione si ripete fondamentalmente per completare un lavoro iniziato più di dieci anni fa con l'invasione dell'Afghanistan, con la scusa della ricerca del terrorista Bin Laden, e che vede nella Siria oggi, e, chissà, nell'Iran domani, la lenta ma inesorabile annessione di quegli Stati considerati minacciosi per gli equilibri internazionali, e casualmente anche molto ricchi in fatto di risorse energetiche e strategicamente determinanti per gli assetti futuri.

Le nostre democrazie, purtroppo, dipendono sempre di più dal'inesorabile scomparsa degli Stati naturalmente dissimili che le circondano, ci siamo accorti in questi anni che le prime non possono esistere se esistono anche questi, e la soluzione abbracciata è sempre stata la stessa.

Questa volta non ci sarà neanche la scusa delle Nazioni Unite, che non hanno dato il loro parere favorevole, ed incredibilmente nemmeno della NATO, che ha preferito rimanerne fuori: questa volta tutto dipenderà dalla volontà di un uomo solo, che per facciata ha voluto demandare la scelta finale al Congresso della sua Nazione, e che ha già ricevuto l'appoggio esterno del Sarkozy de gauche, come lo chiamano in Francia, Hollande.

E l'Italia? Nessuna posizione e tanti tentennamenti: vuoi le difficoltà economiche ad impegnarsi in un conflitto del quale non si conoscono i tempi (la Siria di Assad non è l'Iraq di Saddam, tanto per intenderci) e vuoi che è molto più facile foraggiare di armi i ribelli, piuttosto che mettere in campo tutta la nostra bellicosa impalcatura militare, tanto più che questa sarà già impegnata come vedetta in Afghanistan, anche dopo la fine ufficiale della missione nel 2014 (Letta dixit).
A questo punto ci si chiede come peseranno le decisioni americane in ambito nazionale: assisteremo di nuovo all'ennesimo raggiro della nostra Costituzione? Vivremo una nuova violazione dell'art. 11 della nostra Carta: l'Italia ripudia la guerra [...] come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali?

La posizione di GCS è, come sempre, a fianco della nostra Costituzione, redatta alla fine di un conflitto durissimo, che segnò fortemente coloro che la redassero e che li spinse a scrivere proprio quell'articolo così profondamente umano e così politicamente saggio, per lasciare mandato, a chi sarebbe venuto dopo di loro, di perseverare nella ricerca di un'armonia tra i popoli basata sulla solidarietà e la concordia, anziché la forza e la violenza.
GCS si schiera insieme ad Emergency nella condanna ad un qualunque tentativo di intervento di natura militare in Siria, e l'argomento sarà oggetto di discussione nell'ambito di una serata organizzata presso la nostra sede.

W la Pace, W chi lavora per essa.

"Se i popoli della terra, coralmente, potessero esprimersi, al di sopra di ogni differenza ideologica, politica, di ogni razza, al di sopra di ogni credo, e di ogni differenza di credo religioso, tutti i popoli della terra si pronuncerebbero per la pace contro la guerra" 
[Sandro Pertini]



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