mercoledì 4 settembre 2013

Il pericolo non vuole essere il nostro mestiere

Un mese fa, percorrendo la ciclabile di via Baracca, mi imbattevo in un cartello affisso sulle precarie recinzioni che circondavano l'area dei tre blocchi inabitati sottoposti, da tempo immemorabile, a bonifica dall'amianto, e lasciati andare al degrado più impietoso. 
Qualcuno, forse stanco di quell'indecenza, aveva deciso di dire la sua su quella condizione così infelice.
Un cartello bianco che denunciava lo stato inaccettabile di un'area confinante con abitazioni e, in particolar modo, con un parco giochi per bambini.

Ma va bè, la bontà o la provocazione di quel gesto potrebbe essere inteso anche come atto politico, come peraltro ormai è moda intendere tutto ciò che riguarda il contesto sociale, anche quando questo rilevi una situazione oggettiva, quindi non ne discuterò la natura, che peraltro mi è ignota, e che qui potrebbe anche interessare poco.

Tra l'altro gli elementi atmosferici dei giorni successivi levarono l'imbarazzante manifestino, e, chissà, forse anche a seguito di quell'azione, qualche tempo dopo, due piccole draghe iniziavano a ripulire l'area da erbacce a quant'altro, indicando questa come "area di cantiere" e proibendo, giustamente, l'accesso ai non autorizzati.


Bene, dunque, finalmente si vedeva muoversi qualcosa.
Effettivamente era diventata ormai insopportabile la vista di quei tre blocchi tufacei esposti alle intemperie e igienicamente pericolosi per la salubrità dell'area circostante, simbolo peraltro di tristi scelte edili passate.

Ma ieri, portando i miei figli in quel parchetto così tristemente vicino all'area di cantiere, ho notato come la sicurezza non sia assolutamente disciplinata, e che anzi si siano creati ancora più pericoli: i monconi dei paletti della vecchia recinzione arrugginiti sbucano dai blocchi di cemento ad un'altezza-bimbo che non fa assolutamente stare tranquilli, i pezzi di legno grezzi, che probabilmente servivano prima come elemento di limitazione, adesso sono buttati a terra alla mercé di chiunque, col rischio di ferirsi con schegge o parti taglienti, inoltre, l'agibilità ad un'area soggetta a lavorazioni dovrebbe essere totalmente impedita ai non addetti, al fine di evitare rischi gravi per la salute, e questa cosa qui non è rispettata.
In più, dovrebbe essere esposto un cartello sul quale siano riportate le informazioni di chi sta eseguendo le opere, per conto di chi e chi ne è il responsabile: non rilevato.



Le leggi in materia di sicurezza dei cantieri, e dei luoghi di lavoro in generale, si muovono in due direzioni: la prima è evitare che chi opera all'interno dell'area soggetta a lavorazioni possa incidentalmente farsi del male, la seconda è scongiurare la possibilità di fare del male a soggetti terzi, riducendo al minimo le situazioni che possono offendere, anche e soprattutto, coloro che non sono addetti ai lavori, come ad esempio passanti, o bambini che si possono trovare a giocare in un parchetto che in questo caso casualmente ne è adiacente.

Lì il rischio c'è, perché bambini non sempre sorvegliati possono ferirsi gravemente con ciò che ho elencato, e peggio ancora accedere ad edifici pericolanti e igienicamente compromessi.

Decisamente le famiglie che frequentano quel parchetto non possono sentirsi serene, e sfido chiunque a sostenere il contrario.

So che può non essere facile sorvegliare tutto ciò che accade nella propria area comunale, e con questo articolo voglio contribuire alla segnalazione di una problematica riscontrata sul territorio.

Però, nel bilancio delle azioni di questa amministrazione, mi sento di porre una questione, che invece trovo assai rilevante, ovvero mi sembra di notare delle priorità che invece di essere orientate verso la tutela e la salvaguardia dell'ambiente, mi sembra che si concentrino di più su una corsa all'edificazione piuttosto spudorata ed incontrollata, che peraltro sta segnando e danneggiando il nostro territorio in maniera irreversibile, e che non i sembra che trovi riscontro in una domanda così forte di nuove abitazioni civili.

Non può sempre e solo dominare il concetto di fare cassa, perché con un presupposto simile è impensabile credere di rendere vivibile un ambiente  per i suoi residenti.

Sottrarre ancora, e ancora altro terreno alla natura vuol dire compromettere equilibri già di per sé molto precari, incidendo inesorabilmente sulla nostra salute fisica e psicologica.

E questo è un elemento di responsabilità che passa anche da ciò che si decide di immettere nell'atmosfera (vedasi inceneritore), fino alla gestione di quelle situazioni di tutti i giorni che rischiano di creare non pochi problemi all'integrità fisica di chi frequenta il nostro territorio. 

E quindi, adesso, chissà quale sarà il destino di quest'area: un nuovo supermega palazzo di 40 piani? o un piccolo inceneritore da usare in caso di guasto (quindi sarebbe spesso) di quel mostro che capeggia al Gerbido?
Mha... 

Io provo ad essere positivo, e a pensare, e illudermi, che questa amministrazione abbia ritenuto che di cemento ne sia già stato versato fin troppo, e che quindi quello spazio possa essere destinato ad area verde, regalando così un piccolo polmoncino ad una zona che ne avrebbe tanto bisogno.

Magari il tutto pagato con una parte degli oneri di compensazione.



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