mercoledì 18 dicembre 2013

Realtà e Forco...lai

Giorni di forconi, giorni di piazze infuocate, di gesti anomali e di confusione, tanta confusione.
GCS, insieme naturalmente ai compagni di altre realtà del territorio, con i quali ci siamo facilmente trovati e organizzati, in questi giorni in cui era necessario assolvere e gestire un'emergenza democratica di questo tipo, ha provato a dare una bella e forte risposta alle tante questioni che ruotavano intorno alla natura di queste esibizioni.
Dopo i blocchi stradali, le minacce, i colpi dati alle vetrine e le intimidazioni, noi, sabato mattina, andavamo ad incontrare i negozianti delle nostre zone per riportare un pò di chiarezza e per allontanare le nebbie , appunto, della confusione.

Perché da tutti i gesti, i comportamenti e le azioni con i quali si sono presentati questi estemporanei gruppi, una cosa è emersa: l'incomprensibilità della natura socio-politica a cui essi appartengono.
Di sicuro erano piazze molto eterogenee, nelle quali si è presentato un ventaglio di situazioni: da coloro che veramente hanno creduto di poter finalmente ottenere rivalsa della loro triste condizione sociale, a quelli che, invece, puntavano all'ottenimento del caos, del disordine, della violenza come sfogo individuale, a quelli che invece avevano altre mire di natura fortemente antidemocratica

I "nostri" commercianti, coloro che hanno vissuto direttamente o meno queste vicende, ci hanno raccontato di forti sensazioni di paura, emozioni gravi che hanno inficiato le normali attività nelle quali sono impegnati quotidianamente.

Non si può arrivare a chiudere la propria attività commerciale per paura, è ingiusto ed è un controsenso se a fartelo fare sono gruppi che inneggiano alla Costituzione e alla necessità di ottenere più diritti per tutti.

E ieri sera, incontrando persone del territorio e non, ci siamo confrontati su problemi veri e con queste abbiamo potuto parlare di cose reali, di cose concrete, oltreché dar loro un segnale chiaro e netto della nostra presenza fattiva e solidale.

Ora, diciamocelo chiaramente: le bandiere italiane, il chiamare in causa la Costituzione, gli slogan sui diritti, sulla difesa dei più deboli, tutte queste cose che abbiamo visto in questi giorni, avevano il sapore del paravento utilizzato per mascherare la propria vera identità e poter riuscire a portare in piazza gruppi che altrimenti non si sarebbero mai avvicinati a loro, ben conoscendoli nella loro fattispecie. 
La sola idea di inneggiare ad una fantomatica "Italia solo per gli italiani" è già di per sé un'incongruenza e un'irrealtà che non può far parte di un percorso di crescita comune, collettivo e sociale: è inverosimile, nel 2013, credere che la soluzione ai problemi sia da ritrovare nel becero nazionalismo, che abbiamo già visto all'opera, nel secolo che ci siamo da poco lasciati alle spalle, e che tanto dolore ha portato.

Ciò che abbiamo vissuto, e che speriamo di non rivivere più, appartiene al più bieco e controverso scopo di creare un consenso su una base per niente popolare, bensì populista, nazionalista, ignorante e fascista.
E personalmente osservare un presunto leader di piazza, scendere da una jaguar, parlare di povertà e di crisi, peraltro con frasi fatte come nemmeno alla "compagnia del bar" se ne sentono più, e poi sfrecciare via verso nuovi lidi, mi è sembrato molto molto grottesco.

Sarebbe ingiusto giudicare negativamente quei soggetti che hanno aderito nella speranza di veder finalmente modificato il loro status sociale. 
E chi, negli anni, si è sempre vantato di essere interprete delle istanze del popolo, dovrebbe magari farsi un'esame di coscienza per capire l'efficacia del proprio lavoro. 
Ma coloro che sono scesi in piazza, gridando e urlando e minacciando per il solo fine di imporre un sistema che non appartiene all'umana evoluzione hanno la nostra più ampia condanna, oltreché il massimo disprezzo. Non si illude la gente, non la si confonde chiamandola a combatter per un qualcosa che in realtà poi non è, non si usano le condizioni drammatiche delle persone per i propri interessi, per l'ottenimento di un pò più di consenso o di potere.

Quando abbiamo creato GCS noi abbiamo voluto essere chiari su quali erano i nostri intenti e i nostri scopi, e chi viene da noi conosce, o perlomeno immagina, di sapere in che cosa ci impegniamo, in cosa consiste il nostro lavoro, fatto di verità, un esercizio costante e faticoso sul territorio, fatto di informazione, di formazione e di approfondimento. 
Non si manipolano le emozioni delle persone, non si raggira chi decide di credere in un'idea, in una prospettiva.
Se si vogliono cambiare le cose bisogna pensare, progettare, gettare fondamenta per dar vita a quei sogni che tutti coltiviamo e che certi meccanismi dei cosiddetti poteri forti ne impediscono le realizzazione.
Bisogna impegnarsi, sinceramente, umilmente, cercare di arrivare a tutti, perché non ci possiamo permetter di lasciare nessuno indietro, tutti quanti abbiamo il diritto/dovere di partecipare, e i nostri sforzi sono finalizzati a garantire che ciò avvenga. 

Non ci stancheremo mai di ripeterlo e ci scontreremo ogni volta che qualcuno si presenterà imponendo con metodi violenti e antidemocratici le proprie idee e i propri scopi.

Non si manifesta solo per sé stessi, MAI, la società è composta da individui, ma non può essere individualista.
Si manifesta con l'obiettivo di un vero, forte e necessario raggiungimento del bene comune, quello è, e chi presenta ricette che propagandano soluzioni difformi da questo obiettivo non merita nient'altro che l'isolamento sociale. 

Noi abbiamo la convinzione che la stragrande maggioranza delle persone sappia discernere da ciò che è stato presentato nei giorni passati, da ciò che invece viene prospettato da realtà come GCS, e sappiamo che grazie a tutte queste forze, messe insieme si potrà collaborare serenamente arrivando a realizzare anche grandi cose.
Ma prima di tutto bisognerà avere qualcosa che nessuno altro ci potrà dare, qualcosa che non possiamo aspettare che arrivi da solo, qualcosa che funzioni da carburante per tutte le attività future: bisognerà crederci, bisognerà volerlo come nient'altro si è mai desiderato, e allora nessun forcone, nessun manganello, nessun potere economico potrà più arginare la forza delle nostre volontà e dei nostri desideri.

Grugliasco, l'allegria sta arrivando.

martedì 3 dicembre 2013

Acqua Bene Comune: un voto ancora da far rispettare

"Si scrive acqua si legge democrazia" è ancora così, dopo una campagna referendaria, un risultato sancito dalle urne e soprattutto dopo tutto il lavoro che è seguito a quei risultati per rendere effettivo quel voto.

Ne abbiamo parlato venerdi sera con le compagne del Comitato Acqua Pubblica di Torino, ricordando l'esperienza di un periodo esaltante per la democrazia in Italia, quando il meccanismo della raccolta firme e della diffusione del principio che l'ACQUA E' UN BENE COMUNE e VA SALVAGUARDATA arrivò a coinvolgere circa 4 milioni di persone tra volontari e addetti ai lavori e tecnici.

E dopo le campagne, i referendum, e le esplicitazioni del volere popolare, l'Acqua, è ancora e sempre al centro delle discussioni, perchè, in quanto risorsa, è nel mirino dei fabbricanti di profitti che la vorrebbero controllare e assoggettare ai loro squallidi scopi personali.
Con buona pace di istituzioni e amministrazioni, sempre più collaborative con il ritorno economico privato, anziché con il rispetto del bene pubblico.
Un ritorno economico che fa cassa, per i Comuni, che sono azionisti della nostra SMAT, nonostante uno dei quesiti referendari vertesse proprio sulla contrarietà al lucro nel circuito della distribuzione dell'acqua.

E dunque?

Agere sequitur esse, dicevano i latini, l'agire segue l'essere ed quindi ecco pronta la Campagna di obbedienza civile "Il mio voto va rispettato", con la quale i promotori stanno continuando la battaglia, che riguarda tutti noi, per il riconoscimento dell'Acqua come bene comune e quindi non assoggettabile a margini di profitto. Una campagna che concentra la sua attenzione sul far rispettare il voto referendario (perchè in Italia è così, il principio di legalità è opinabile, e se le istituzioni decidono che vogliono essere fuorilegge, lo diventano), diffondendo le pratiche per l'autoriduzione, della quota competente, della bolletta dell'acqua emessa dalla SMAT. SMAT che si vorrebbe che venisse trasformata in Società Consortile, controllata dai cittadini, ovviamente nel concetto di proprietà, e non più lasciata in mano a chi la vorrebbe usare come azienda finalizzata a produrre utili. Tanto più, come è dimostrato dal dettaglio e dall'analisi dell nostre bollette, che il famoso R.O.I. (Return on investment), ovvero l'indice della redditività e dell'efficienza economica della gestione cioè, quanto rende il capitale investito in quell'azienda, che dovrebbe dipendere dalla capacità imprenditoriale del manager, non è assolutamente a rischio per questi signori del profitto facile, perchè viene già inserito in bolletta e pagato dagli utenti. Immaginiamoci anche noi, con la nostra piccola impresa, che peraltro avrebbe entrate garantite perchè l'acqua, come in questo caso, serve a tutti e nessuno ne può fare a meno, ecco pensiamo di vedere il nostro margine di guadagno già sicuro, senza essere soggetto al rischio degli altalenamenti dei mercati. Un troppo facile, direi.

Gli azionisti, ovvero i Comuni, potrebbero e dovrebbero fare una scelta ben chiara e definita, così come ha fatto il Comune di Nichelino, il 30 novembre scorso: il suo Consiglio comunale ha deciso di rispettare il voto del 96 % dei suoi cittadini al  referendum del 12-13 giugno 2011, deliberando formalmente la trasformazione della nostra azienda dell’acqua SMAT SpA in Azienda speciale consortile di diritto pubblico, per metterla al riparo dalla privatizzazione.

Un atto concreto, che vale tutto lo sforzo e l'impegno di decine di migliaia di persone che hanno dedicato tempo e passione alla riuscita di questo risultato.

A Grugliasco ci impegneremo perchè questo non rimanga un gesto isolato, ci impegneremo per far rispettare il nostro voto, per vederci riconosciuto il giusto importo nelle nostre bollette, e per vedere finalmente applicata quella legalità di cui spesso si riempiono la bocca certi politicanti, peccato poi però senza vedere l'agire che dovrebbe seguitare il loro essere.