martedì 3 dicembre 2013

Acqua Bene Comune: un voto ancora da far rispettare

"Si scrive acqua si legge democrazia" è ancora così, dopo una campagna referendaria, un risultato sancito dalle urne e soprattutto dopo tutto il lavoro che è seguito a quei risultati per rendere effettivo quel voto.

Ne abbiamo parlato venerdi sera con le compagne del Comitato Acqua Pubblica di Torino, ricordando l'esperienza di un periodo esaltante per la democrazia in Italia, quando il meccanismo della raccolta firme e della diffusione del principio che l'ACQUA E' UN BENE COMUNE e VA SALVAGUARDATA arrivò a coinvolgere circa 4 milioni di persone tra volontari e addetti ai lavori e tecnici.

E dopo le campagne, i referendum, e le esplicitazioni del volere popolare, l'Acqua, è ancora e sempre al centro delle discussioni, perchè, in quanto risorsa, è nel mirino dei fabbricanti di profitti che la vorrebbero controllare e assoggettare ai loro squallidi scopi personali.
Con buona pace di istituzioni e amministrazioni, sempre più collaborative con il ritorno economico privato, anziché con il rispetto del bene pubblico.
Un ritorno economico che fa cassa, per i Comuni, che sono azionisti della nostra SMAT, nonostante uno dei quesiti referendari vertesse proprio sulla contrarietà al lucro nel circuito della distribuzione dell'acqua.

E dunque?

Agere sequitur esse, dicevano i latini, l'agire segue l'essere ed quindi ecco pronta la Campagna di obbedienza civile "Il mio voto va rispettato", con la quale i promotori stanno continuando la battaglia, che riguarda tutti noi, per il riconoscimento dell'Acqua come bene comune e quindi non assoggettabile a margini di profitto. Una campagna che concentra la sua attenzione sul far rispettare il voto referendario (perchè in Italia è così, il principio di legalità è opinabile, e se le istituzioni decidono che vogliono essere fuorilegge, lo diventano), diffondendo le pratiche per l'autoriduzione, della quota competente, della bolletta dell'acqua emessa dalla SMAT. SMAT che si vorrebbe che venisse trasformata in Società Consortile, controllata dai cittadini, ovviamente nel concetto di proprietà, e non più lasciata in mano a chi la vorrebbe usare come azienda finalizzata a produrre utili. Tanto più, come è dimostrato dal dettaglio e dall'analisi dell nostre bollette, che il famoso R.O.I. (Return on investment), ovvero l'indice della redditività e dell'efficienza economica della gestione cioè, quanto rende il capitale investito in quell'azienda, che dovrebbe dipendere dalla capacità imprenditoriale del manager, non è assolutamente a rischio per questi signori del profitto facile, perchè viene già inserito in bolletta e pagato dagli utenti. Immaginiamoci anche noi, con la nostra piccola impresa, che peraltro avrebbe entrate garantite perchè l'acqua, come in questo caso, serve a tutti e nessuno ne può fare a meno, ecco pensiamo di vedere il nostro margine di guadagno già sicuro, senza essere soggetto al rischio degli altalenamenti dei mercati. Un troppo facile, direi.

Gli azionisti, ovvero i Comuni, potrebbero e dovrebbero fare una scelta ben chiara e definita, così come ha fatto il Comune di Nichelino, il 30 novembre scorso: il suo Consiglio comunale ha deciso di rispettare il voto del 96 % dei suoi cittadini al  referendum del 12-13 giugno 2011, deliberando formalmente la trasformazione della nostra azienda dell’acqua SMAT SpA in Azienda speciale consortile di diritto pubblico, per metterla al riparo dalla privatizzazione.

Un atto concreto, che vale tutto lo sforzo e l'impegno di decine di migliaia di persone che hanno dedicato tempo e passione alla riuscita di questo risultato.

A Grugliasco ci impegneremo perchè questo non rimanga un gesto isolato, ci impegneremo per far rispettare il nostro voto, per vederci riconosciuto il giusto importo nelle nostre bollette, e per vedere finalmente applicata quella legalità di cui spesso si riempiono la bocca certi politicanti, peccato poi però senza vedere l'agire che dovrebbe seguitare il loro essere.

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