mercoledì 26 febbraio 2014

Italia e Ucraina: due golpe e una capanna

Tra insediamenti mediaticamente allettanti ed espulsioni di dissidenti colpevoli di critica attiva all'interno del loro movimento, la nostra politica incede incertamente verso i prossimi appuntamenti elettorali che ci aspettano.
La massa crede che tutto ormai faccia parte dei giochi, con cinismo e rassegnazione prosegue in questo squallore quotidiano dettato da un'informazione venduta ai poteri economici prepotenti e soggiogata dal fascino dell'accento fiorentino, così di gran moda ultimamente.
Le piazze bruciate di Kiev non hanno smosso di un centimetro le coscienze di un popolo che ormai crede di saperla lunga, e di essere sempre un passo avanti agli altri, oppure ha ormai deciso di usare l'indifferenza come strumento di sopravvivenza.
USA e UE hanno tramato, progettato e contribuito (solo Washington ha investito 5 miliardi di dollari, dichiarato da Victoria Nuland – sottosegretario dell’amministrazione Obama) alla caduta del Presidente legittimamente eletto Viktor Yanukovich, che fino a poco tempo fa godeva dell'appoggio europeo, e hanno ridato voce alla controversa Julija Tymošenko, avversaria dell'ex-premier, in carcere per una questione di tangenti sulla fornitura di gas.
Le strade della capitale ucraina hanno bruciato per più di un mese, hanno visto feriti e morti. Sono stati incendiati palazzi del potere politico, abbattuti simboli della storia ucraina e soprattutto è stato dato modo a gruppi nazionalistici neo-nazisti di organizzarsi e diventare forza attiva del Paese, riscattandoli da un ruolo altrimenti inaccettabile.
La strategia usata è stata la medesima già vista in altri luoghi teatro di recenti sovvertimenti come la Libia e l'Afghanistan, e che trova in Siria un punto importante di arresto.
A fronte di questi eventi recenti si può tranquillamente affermare che la Guerra Fredda non sia mai finita, solamente non comporta più la sua matrice ideologica. Oggi ciò che vige è la rincorsa alle risorse e l'accaparramento delle riserve energetiche che permetteranno a sempre meno Paesi (quindi l'Italia non si faccia troppe illusioni) di continuare a mantenere lo standard di consumo attuale.
L'azione militare con la quale si sono distinte le "conquiste" dei territori fino a ieri irraggiungibili alle forze occidentali, richiama il più antico schema bellico: una manovra a circondare il nemico (la Russia, alleato della Cina), stringendolo in una morsa definita "a tenaglia".
L'Europa va alla guerra, ma la fa fare agli altri, ingaggia quelle realtà sociali che non si riconoscono nei governi vigenti in quel momento, preferendo solitamente gruppi nazionalistici e di ultradestra, così da garantirsi anche l'enfasi militaristica e violenta, elemento necessario ai fini di un'azione devastante e eversiva.
Ma per i nostri media quelli sono solo popoli che cercano riscatto che non hanno trovato in modo democratico a causa dei dittatori che li opprimevano, e poco importa se fino al giorno prima noi e gli alleati a stelle-e-strisce gli stringevamo la mano, a quei dittatori. Coerenza e lealtà, prima di tutto.
Noi il nostro golpe l'abbiamo avuto: un governo, senza subire crisi di fiducia, ha dovuto lasciare il passo a quello del giovane rampante fiorentino, un bulimico del potere che non pago dei suoi risultati ha costretto Letta e il suo esecutivo alle dimissioni, con buona pace dell'ex-garante dei processi costituzionali che una volta era caratterizzato del Presidente della Repubblica, con Napolitano invece le cose sono cambiate, non importa più chi è sovrano di cosa e per cosa, l'importante è che nessuno gli turbi le sue serate a La Scala e lo lasci tranquillo sul trono a riposare.
Il governo Renzi nasce con la benedizione di twitter, delle imprese e delle banche, in Italia si smetta di parlare di sinistra al potere almeno fin quando ci saranno questi partiti in Parlamento (e questo riguarda anche l'ambigua SEL, che in Aula fa una cosa e poi nei Comuni spesso ne fa altre).
Questo governo durerà quello che potrà durare (un anno o poco più), e il suo programma è già molto chiaro: ce lo chiede l'Europa, ma stavolta lo si fa mandando tweet e SMS, e verrà di nuovo messa mano alla Costituzione col tentativo vergognoso e immorale di smantellarla disarmandone la potenzialità difensiva in termini di diritti (anche se i numeri non affrancherebbero dallo spauracchio Referendum).
In tutto questo, al M5s toccherà giocare la parte più ardua, essendo anche l'unico elemento di moralità politica presente in Parlamento, pur con tutte le sue contraddizioni e controversie, interne ed esterne. Dovrà diventare più capace e strutturato se vorrà tener testa a questi immondi mostri politici, e smetterla di preoccuparsi se qualcuno dall'interno avanza critiche, peraltro legittime, verso le scelte del "capo". Se non compirà qualche passo evolutivo si ritroverà frammentato e dunque inefficace.
E toccherà a chi cerca una ricostruzione della vita politica giusta e pulita, operare in modo da cercare di costruire u percorso, soprattutto negli ambiti locali, che sappia poi tradursi in qualcosa di vero, reale e non cibernetico e superficiale, qualcosa che agisca come una spinta-dal-bass verso un futuro più sostenibile e solidale.

venerdì 21 febbraio 2014

L'Ucraina alla resa dei conti... degli altri

I 100 morti dell'Ucraina, purtroppo, non sono solo roba loro.
Anzi, è soprattutto cosa che ci appartiene, in quanto coautori, insieme ai nemici-amici a stelle e strisce, di un vero e proprio tentativo di colpo di stato ai danni del governo di Kiev.
Il premier Viktor Janukovyč, già al centro della vicenda Julija Tymošenko (l'ex premier ucraina, rivale alle ultime elezioni, detenuta per una questione di tangenti mai totalmente accertata), si è trovato a dover fronteggiare un'eversione di massa, portata avanti da alcune forze del Paese, sovvenzionate e teleguidate dai poteri forti europei.
E' il tentativo drammatico e deleterio di assicurarsi la fedeltà e l'alleanza di un Paese strategico, vicino dunque ad un obiettivo sul quale sono ormai chiari gli intenti: la caduta del muro di Berlino doveva sancire la resa globale della Russia, ciò non è avvenuto e questo ha portato l'innalzamento della rivalità e quindi del prossimo conflitto.
E' una situazioni molto critica e, come sostiene Giulietto CHIESA, bisogna diventarne coscienti per essere in grado di far leva sui nostri governi e sulla politica, nazionale ed europea, per evitare che si trascenda in uno scontro di dimensioni globali dagli effetti catastrofici.
Il quadro che ci è stato dipinto sin'ora fa emergere chiara una sola intenzione: imputare tutta la responsabilità del disastro e del sangue al governo ucraino e, di rimando, accusare la Russia di avere esercitato pressioni di ogni sorta per includere l'Ucraina nella sua orbita di potere.
E' fondamentale conoscere bene questi aspetti, approfondire e poi agire di riflesso, purtroppo in questo i canali di maggiore diffusione non hanno svolto bene il loro lavoro, hanno dato un'immagine parziale e spesso distorta dei fatti reali: dopo più di un mese di scontri si viene a conoscere che c'erano quasi 70 poliziotti prigionieri degli insorti, quando fino a ieri ci venivano riportate le feroci e violente azioni da parte della polizia contro i manifestanti.
Un'azione eversiva che viene guidata da squadre armate in cui estremisti nazionalisti, fascisti e nazisti emergono come le vere forze trainanti della rivolta.

Il cambio di rotta generale deve diventare un perno centrale della nostra cultura politica, continuare a credere che tutti i problemi trovino una soluzione anche senza il nostro vivi interessamento è irragionevole e irresponsabile.

Viviamo con ansia queste fasi in cui il leader ucraino ha trovato una via di dialogo con i rivoltosi, ma questi scontri sembrano far parte di una lunga scia che parte ormai dal lontano 2010 (l'inizio della primavera araba con il prologo della Tunisia) e che in questi anni ha visto i più avversi critici al sistema statunitense decadere per poi finire in malo modo. 

venerdì 14 febbraio 2014

L'invarianza degli (in)utili di Stato

Caduto un governo se ne fa un altro, si potrebbe dire, se sapessimo quando è caduto quello attuale.
La farsa, giocata sulla pelle e sulla fiducia dei cittadini, si compie ancora una volta.
Matteo Renzi è candidato a diventare il prossimo Presidente del Consiglio al posto di Enrico Letta, il quale consegnerà le sue dimissioni oggi stesso a Napolitano, che presiede un Governo che aveva come scadenza il voto di fiducia del 29 aprile: come mai quindi tutta questa fretta, adesso?
Questa è stata una decisione partitica, non politica e non di responsabilità, presa in seno alla direzione nazionale di un partito che ha completato la sua fase di trasformazione diventando de facto la neo Democrazia Cristiana, termine al quale mi piacerebbe aggiungere Finanziaria. Con buona pace del garantismo inespresso dal Presidente della Repubblica.
In poco tempo si è passati dal sostegno aperto di Renzi per Letta (”Enrico.. stai sereno.. Nessuno ti vuol prendere il posto..”), al cambio di leadership avvenuto d'autorità: ieri con 136 sì, 16 no e 2 astenuti la direzione nazionale del PD ha approvato una risoluzione che parla esplicitamente di un nuovo governo affidato agli organi dirigenti usciti dal congresso, ovvero allo stesso Renzi.
Ecco, se sappiamo che l'attuale Presidente del Consiglio è stato un pò l'utile idiota della situazione (bisognava evitare elezioni immediate e provare a modificare la Costituzione secondo i dettami espliciti dei colossi finanziari), è altrettanto vero che chi lo succederà è un campione di nullismo assoluto.
I suoi convegni sono un mix di frasi famose riadattate, citazioni da film commentate con scadente ironia contornate da scenografie da corso accelerato di autostima e marketing spiccio.
I suoi programmi sono basati su qualcosa che non ha a che vedere con la realtà, per lui i ministri devono essere presi dai settori dell'imprenditoria privata, della finanza e delle banche.
La sua politica è basata sull'apparire gradito, culturalmente piatto e non perturbante ma dalla battuta efficace e divertente, proprio come i programmi televisivi che mandava in onda il suo "guru" Giorgio Gori.
L'uomo giusto per appiattire ancora di più l'animo di un Paese che non sa più come uscirne da questi "miasmi da Partito Defunto" e che quindi comincia a manifestare forti segni di sbando culturale, rischiando di rimettere la sua legittima voglia e necessità di giustizia sociale a gruppi appartenenti a realtà in antitesi alle strutture democratiche.
L'uomo giusto nella fase di elezioni europee, dalle quali si spera che ne esca un quadro politico orientato molto diversamente rispetto all'attuale, con una governance che sappia mettere sapientemente mano in quei settori sociali dove la speculazione bancaria e finanziaria ha prodotto i disastri maggiori.
Di Renzi sappiamo già molto, gli piace il comando facile e odia le soluzioni difficili: i rifiuti? Si bruciano - I gay? Non si possono sposare nè possono adottare figli - I diritti per il lavoro? Flessibilità in entrata, ma in uscita sono affari nostri (favorendo dunque chi?): un piccolo tatcher a sua insaputa.
Privatizzazioni forzate, svendite di beni pubblici (gli ultimi che ci son rimasti), TAV e opere inutili domineranno ancora la scena, in barba alla volontà popolare dei cittadini e delle battaglie sostenute finora e dei bisogni reali di questa società.
A questi qua non gli è interessato capire che cosa volessero i cittadini, non gli è interessato rispettare la nostra volontà e chiedere dunque un'ulteriore consultazione elettorale per comprenderne gli orientamenti.
Forse sanno che questa "partitica" non reggerebbe alle richieste dei cittadini che hanno ancora negli occhi la "ghigliottina" della Boldrini e l'accordo sulla legge elettorale con Berlusconi, e qui mi chiedo per quanto tempo permetteremo loro di farci ancora trattare così.



lunedì 10 febbraio 2014

Solidarietà e sostegno reale al Movimento NO TAV

Riceviamo e giriamo l'urgente comunicato di Alberto Perino, vi preghiamo di sostenere questa raccolta fondi di solidarietà, perché le lotte compiute in difesa della propria terra, della propria salute e dei propri diritti non può arrestarsi di fronte alle "clave" economiche che minacciamo il proseguo delle battaglie e dei percorsi intrapresi finalizzati al puro ottenimento della giustizia sociale.


La solidarietà di tutti noi non permetterà che si manifesti un'ulteriore ingiustizia, 
 oggi né mai!


COMUNICAZIONE APPENA GIUNTA DA ALBERTO PERINO.
MASSIMA CIRCOLAZIONE, MASSIMA URGENZA.
Questa sera, ai nostri avvocati, è arrivato il fax dell’avvocato Mittone (LTF) con la richiesta del pagamento di quanto stabilito dalla giudicia del tribunale di Torino, sezione distaccata di Susa.
Ci danno 10 giorni di tempo per pagare e così. en passant hanno pure provato a farci su la cresta tentando di fregarci 5.107, 73 euro dell’IVA (che non è dovuta in quanto LTF la scarica).
In totale con tutti gli ammennicoli vari ci hanno richiesto 215.043,82 euro dieci giorni di tempo per pagare e poi se li vengono a prendere.
Grazie di quanto si riuscirà a fare in questi dieci giorni.
Fate girare. Grazie.
Alberto anche per gli altri tartassati.
I contributi devono essere versati sul 
conto corrente postale per le spese legali NO TAV  n.1004906838  
IBAN – IT22L0760101000001004906838 intestato a
Pietro Davy e Maria Chiara Cebrari.

giovedì 6 febbraio 2014

Dalla parte (sbagliata) del Sistema

Esiste un Sistema? E soprattutto che cos'è un Sistema? 
Qualcuno ci sta facendo una rappresentazione teatrale, a riguardo e, una sera, ce lo verranno anche a raccontare.
Ma per provare a darne una definizione, sulla base delle esperienze personali, diciamo che un Sistema rappresenta quell'anomalia sociale che, nella meccanica dei rapporti e degli equilibri, sostituisce la finalità dell'utilità pubblica con il dominio ultimo dell'interesse privato. 
Bella, eh?
Questa "roba", però, non si limita a compiacersi delle fette di potere che di volta in volta acquisisce e concentra nelle sue mani, si prende anche la libertà, nonché il piacere, di cercare di convincerci che questo Sistema, appunto, sia giusto e, soprattutto, che sia l'UNICO.
Lavora per farci capire che non esistano altre vie, altre possibilità, che tutto sia ormai deciso e nulla sia modificabile, perché tanto, dove ti giri ti giri, ci sarà sempre il Sistema a farla da padrone.

La prima fonte dei nostri problemi? La maggior parte delle persone ci crede, pensa sia realmente così, ne è talmente convinta al punto di essere tra i primi apologeti del Sistema stesso, permettendogli così di risparmiare in propaganda.
Un Sistema raccoglie vari settori della vita, non lascia nulla a sé stesso, e la prima cosa sulla quale punta è evitare di farsi scoprire, di far capire alle persone che esso esista.
Se non puoi individuare il "nemico" non puoi fargli la "guerra": semplice, no?

Non ha confini fisici o ideologici, perché quello che si crede che appartenga ad una parte territoriale ben definita, in realtà si ripresenta, con le dovute modifiche, nel comune limitrofo. 
O 50 km più in là, o a 1.800 più a sud.

E' contagioso: a chi lo esercita piace, a chi lo subisce fa comodo.
Fa comodo perché permette quel rilassamento della coscienza, al quale molti ambiscono, che fa si che non ci si debba più scalmanare per cercare di intervenire per cambiare le cose: 
- Oh Sistema, noi ti invochiamo, dicci dove dobbiamo andare a fare la spesa? 
- All'Ipersupermegamercato! 
- E cosa faremo questa sera a casa? 
- Guarderete una fiction che racconta di quanto si stava bene sotto il fascismo! 
- E dove metteremo i nostri rifiuti? 
- Nell'Inc... ehm... nel Termovalorizzatore, naturalmente, che fa bene alla salute e ci da tanta energia!

Ce lo dice il Sistema, ce le dà lui le soluzioni, e alle persone, alcune ma molte, va bene così.

E' il Sistema che stabilisce che non ci debba più essere separazione tra controllato e controllore, è Lui che permette che chi amministra una realtà pubblica di poter essere anche l'esercente dei servizi dei quali il suo territorio ha bisogno per funzionare.

Quando vige il profitto, il meccanismo, fatte salve quelle situazioni che comunque fanno eccezione, prevede uno schema che cede la virtù all'introito economico. E questo avviene sempre, ad esempio in tutto ciò che ci dicono necessiti di essere privatizzato, (s)venduto, ricollocato: sanità, scuola, previdenza, tutte le volte che dalla gestione pubblica si passa al controllo privato assistiamo inesorabilmente al tracollo del diritto dei tanti per il profitto dei pochissimi.

Tutto questo non è sano, perché, chissà come mai, tutti sappiamo che per vivere si deve mangiare, ma chissà perché, se capita che qualcun altro nel mondo non abbia questa possibilità, lo accettiamo. Perché? Perché non posso mica salvare tutti, io.
A nessuno piace essere trattato a male parole, ma quando ci capita di farlo noi, abbiamo sempre una buona giustificazione per averlo fatto. Perché? Perché ogni tanto capita anche a me, che invece sono sempre buono con tutti, io.
Tutti siamo contro la guerra, ma poi noi le bombe e le mine, che mutilano e ammazzano, le produciamo. Perché? Bé, perché è un lavoro, devo pur vivere, io.

E' il Sistema.
E' quello che ci permette di scagionarci dalle nostre colpe, è lo strumento che ci de-responsabilizza e soprattutto, ci de-umanizza
Perdiamo contatto con la realtà, per non sentire il sempre più flebile richiamo delle nostre coscienze che ci mette in allarme da ciò che non sta funzionando, ma noi ostinatamente non vogliamo ascoltare, e così ci facciamo rubare tempo, salute, e felicità reale in nome di una "promessa felicità" che, è provato, non si realizzerà mai.
E non perché essa non esista, ma, semplicemente, perché è quella sbagliata, impostata su metodi deviati e confusi, e lo capiamo perché, nel credere di avvicinarci, invece di sentirci sempre più sereni, e appunto felici, ci scopriamo invece più logorati, arrabbiati, infelici.

La felicità non è quella che altri ci stanno costruendo per noi, ma è quella che ognuno di noi è chiamato a costruire per tutti.
Il Sistema ha già manifestato il suo fallimento e ha svelato un punto altamente critico, sembra un mostro metallico indistruttibile, come il palazzosanpaolointesa, ma in realtà lo si abbatte facilmente, semplicemente aggiungendo, nelle nostre bellissime vite, un pò più di consapevolezze e di responsabilità.

E tanta tanta UMANITA'!