venerdì 14 febbraio 2014

L'invarianza degli (in)utili di Stato

Caduto un governo se ne fa un altro, si potrebbe dire, se sapessimo quando è caduto quello attuale.
La farsa, giocata sulla pelle e sulla fiducia dei cittadini, si compie ancora una volta.
Matteo Renzi è candidato a diventare il prossimo Presidente del Consiglio al posto di Enrico Letta, il quale consegnerà le sue dimissioni oggi stesso a Napolitano, che presiede un Governo che aveva come scadenza il voto di fiducia del 29 aprile: come mai quindi tutta questa fretta, adesso?
Questa è stata una decisione partitica, non politica e non di responsabilità, presa in seno alla direzione nazionale di un partito che ha completato la sua fase di trasformazione diventando de facto la neo Democrazia Cristiana, termine al quale mi piacerebbe aggiungere Finanziaria. Con buona pace del garantismo inespresso dal Presidente della Repubblica.
In poco tempo si è passati dal sostegno aperto di Renzi per Letta (”Enrico.. stai sereno.. Nessuno ti vuol prendere il posto..”), al cambio di leadership avvenuto d'autorità: ieri con 136 sì, 16 no e 2 astenuti la direzione nazionale del PD ha approvato una risoluzione che parla esplicitamente di un nuovo governo affidato agli organi dirigenti usciti dal congresso, ovvero allo stesso Renzi.
Ecco, se sappiamo che l'attuale Presidente del Consiglio è stato un pò l'utile idiota della situazione (bisognava evitare elezioni immediate e provare a modificare la Costituzione secondo i dettami espliciti dei colossi finanziari), è altrettanto vero che chi lo succederà è un campione di nullismo assoluto.
I suoi convegni sono un mix di frasi famose riadattate, citazioni da film commentate con scadente ironia contornate da scenografie da corso accelerato di autostima e marketing spiccio.
I suoi programmi sono basati su qualcosa che non ha a che vedere con la realtà, per lui i ministri devono essere presi dai settori dell'imprenditoria privata, della finanza e delle banche.
La sua politica è basata sull'apparire gradito, culturalmente piatto e non perturbante ma dalla battuta efficace e divertente, proprio come i programmi televisivi che mandava in onda il suo "guru" Giorgio Gori.
L'uomo giusto per appiattire ancora di più l'animo di un Paese che non sa più come uscirne da questi "miasmi da Partito Defunto" e che quindi comincia a manifestare forti segni di sbando culturale, rischiando di rimettere la sua legittima voglia e necessità di giustizia sociale a gruppi appartenenti a realtà in antitesi alle strutture democratiche.
L'uomo giusto nella fase di elezioni europee, dalle quali si spera che ne esca un quadro politico orientato molto diversamente rispetto all'attuale, con una governance che sappia mettere sapientemente mano in quei settori sociali dove la speculazione bancaria e finanziaria ha prodotto i disastri maggiori.
Di Renzi sappiamo già molto, gli piace il comando facile e odia le soluzioni difficili: i rifiuti? Si bruciano - I gay? Non si possono sposare nè possono adottare figli - I diritti per il lavoro? Flessibilità in entrata, ma in uscita sono affari nostri (favorendo dunque chi?): un piccolo tatcher a sua insaputa.
Privatizzazioni forzate, svendite di beni pubblici (gli ultimi che ci son rimasti), TAV e opere inutili domineranno ancora la scena, in barba alla volontà popolare dei cittadini e delle battaglie sostenute finora e dei bisogni reali di questa società.
A questi qua non gli è interessato capire che cosa volessero i cittadini, non gli è interessato rispettare la nostra volontà e chiedere dunque un'ulteriore consultazione elettorale per comprenderne gli orientamenti.
Forse sanno che questa "partitica" non reggerebbe alle richieste dei cittadini che hanno ancora negli occhi la "ghigliottina" della Boldrini e l'accordo sulla legge elettorale con Berlusconi, e qui mi chiedo per quanto tempo permetteremo loro di farci ancora trattare così.



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