venerdì 21 febbraio 2014

L'Ucraina alla resa dei conti... degli altri

I 100 morti dell'Ucraina, purtroppo, non sono solo roba loro.
Anzi, è soprattutto cosa che ci appartiene, in quanto coautori, insieme ai nemici-amici a stelle e strisce, di un vero e proprio tentativo di colpo di stato ai danni del governo di Kiev.
Il premier Viktor Janukovyč, già al centro della vicenda Julija Tymošenko (l'ex premier ucraina, rivale alle ultime elezioni, detenuta per una questione di tangenti mai totalmente accertata), si è trovato a dover fronteggiare un'eversione di massa, portata avanti da alcune forze del Paese, sovvenzionate e teleguidate dai poteri forti europei.
E' il tentativo drammatico e deleterio di assicurarsi la fedeltà e l'alleanza di un Paese strategico, vicino dunque ad un obiettivo sul quale sono ormai chiari gli intenti: la caduta del muro di Berlino doveva sancire la resa globale della Russia, ciò non è avvenuto e questo ha portato l'innalzamento della rivalità e quindi del prossimo conflitto.
E' una situazioni molto critica e, come sostiene Giulietto CHIESA, bisogna diventarne coscienti per essere in grado di far leva sui nostri governi e sulla politica, nazionale ed europea, per evitare che si trascenda in uno scontro di dimensioni globali dagli effetti catastrofici.
Il quadro che ci è stato dipinto sin'ora fa emergere chiara una sola intenzione: imputare tutta la responsabilità del disastro e del sangue al governo ucraino e, di rimando, accusare la Russia di avere esercitato pressioni di ogni sorta per includere l'Ucraina nella sua orbita di potere.
E' fondamentale conoscere bene questi aspetti, approfondire e poi agire di riflesso, purtroppo in questo i canali di maggiore diffusione non hanno svolto bene il loro lavoro, hanno dato un'immagine parziale e spesso distorta dei fatti reali: dopo più di un mese di scontri si viene a conoscere che c'erano quasi 70 poliziotti prigionieri degli insorti, quando fino a ieri ci venivano riportate le feroci e violente azioni da parte della polizia contro i manifestanti.
Un'azione eversiva che viene guidata da squadre armate in cui estremisti nazionalisti, fascisti e nazisti emergono come le vere forze trainanti della rivolta.

Il cambio di rotta generale deve diventare un perno centrale della nostra cultura politica, continuare a credere che tutti i problemi trovino una soluzione anche senza il nostro vivi interessamento è irragionevole e irresponsabile.

Viviamo con ansia queste fasi in cui il leader ucraino ha trovato una via di dialogo con i rivoltosi, ma questi scontri sembrano far parte di una lunga scia che parte ormai dal lontano 2010 (l'inizio della primavera araba con il prologo della Tunisia) e che in questi anni ha visto i più avversi critici al sistema statunitense decadere per poi finire in malo modo. 

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