martedì 6 maggio 2014

GCS incontra Fulvio GRIMALDI: Partigiano dell'informazione

Cosa ti lascia una serata passata in compagnia di Fulvio Grimaldi?
Se dicessi che è un po’ come aver parlato con la Storia, probabilmente lui mi riprenderebbe, ma per me è così. 
Come Storia, inteso come materiale da archivio storico, è il suo ultimo lavoro "FRONTE ITALIA - PARTIGIANI DEL 2000 - DAI NO TAV AI NO MUOS, TUTTI I NO DELLA RESISTENZA"  che abbiamo avuto l’onore, purtroppo non senza qualche problema tecnico, di proiettare nella nostra sede in anteprima nazionale.
Un lavoro “alla Grimaldi” con momenti di puro reportage, intervallati da passaggi importanti di riflessione, per culminare nel pathos inteso nel senso più bello del termine.
Un docufilm incentrato su quelle zone d’Italia dove la resistenza si pratica, con fatica, tra mille difficoltà e sacrifici, come ogni resistenza degna di questo nome.
Un racconto per immagini, suoni, parole e gesti che coglie lo spirito, l’essenza, la naturalità di quei Movimenti che hanno deciso che il loro modello di sviluppo non era quello che gli stava appioppando addosso un governo servo del capitale, o un’impresa in odore di mafia o uno Stato d’oltreoceano, benché questo sia il più potente del Mondo.
E' il racconto dei Movimenti che hanno decretato, come loro priorità, la salvaguardia degli individui che si riconoscono in quei territori e che vogliono vivere in quei territori, preservandone l'habitat naturale.
Quanto sarebbe facile, per lo Stato italiano se improvvisamente tutti i NO TAV se ne andassero dalla ValSusa, o per quello Americano se emigrassero tutti gli abitanti di Niscemi.
E quanto diventerebbe facile la vita anche per chi si è trovato pinzato in queste decisioni dettate dai giganti dell’economia e della finanza: niente più perquisizioni, niente più schedature, niente più ridicoli processi o pene detentive sproporzionate, tutto finito, niente più problemi. Eppure.
Eppure la gente rimane lì, ostinatamente, caparbiamente, sfidando dei colossi che quei colossi stessi non avrebbero mai il coraggio di affrontare.
Chi se lo vede il governo italiano occupare i terreni destinati alle installazioni delle parabole del MUOS? Forti con i deboli è il motto degli sconfitti, di quelli sconfitti dentro, pusillanimi opportunistici, e tristemente consapevoli d’esserlo.
Ci voleva, dunque, un racconto così, realizzato da un occhio amico ma estraneo a quei luoghi, a quegli ambienti, benché sicuramente ammiratore di coloro che hanno intrapreso quel percorso. Un occhio che sapesse cogliere tutte quelle sfumature che in questi anni non erano ancora state catturate da penna od obiettivo.
A ottobre, a una nostra serata, erano venuti a trovarci i compagni del Comitato NO MUOS di Torino e Luca Giunti per esporci quelle che chiamammo le ragioni del NO, ovvero le motivazioni del dissenso a queste grandi opere, e nelle loro descrizioni c’erano tutti gli elementi utili per decifrare perché, a livello sociale, ambientale ed economico queste opere non sono proponibili, perché devono essere fermate e perché la strada intrapresa dai governi decisi a  portarle a termine sia deprecabile, oltreché devastante, per gli effetti che queste opere genereranno.
Ma nel lavoro di Grimaldi è catturata tutta l’umanità di questi Movimenti, che diventano una sola persona e cantano e marciano e ridono e discutono come fossero un’unica mente, un unico corpo, un unico cuore
E allora si capisce che cosa stanno cercando di distruggere i poteri costituiti quando attaccano e cercano di sferrare quei micidiali colpi a questi Movimenti: cercano di colpire l'essenza dell'umanità, dell'unità a prescindere dalle differenze. Una cosa che peraltro loro stessi hanno generato mettendo quelle persone in condizione di ritrovarsi, spingendole ad unirsi a legarsi l’una con l’altro, in un unico moto, costante incessante, sulla spinta di quelle ingiustizie che si stanno compiendo sui loro territori. Un moto che è pericoloso perché è contagioso, attecchisce, e non per bisogno, non prende per fame o per miseria, no, quando attecchisce lo fa perché trasmette il sapore di libertà, un sapore forte, non adatto a tutte le bocche e che gli esseri che vogliono rimanere liberi riconoscono, abbracciano e non lasciano più. Chi brama la propria libertà culturale, mentale, intellettuale, collettiva e individuale ed entra in contatto con queste realtà non può più liberarsi da dosso questo senso di armonia con sé stessi e con gli altri, che richiama ineluttabilmente alle necessità dell’individuo: la terra, gli animali, gli alberi, l’Ambiente.
Tutto torna, e allora, quando poi qualcuno, non importa chi, non importa se una cravatta o un casco o un manganello fuori ordinanza, quando qualcuno di questi elementi, anomali a quel mondo, prova ad attaccare questa armonia per assoggettarla ai propri interessi scatta la difesa, forte, agguerrita, coraggiosa, necessaria, utile. Utile anche a chi, ancora, se ne frega di quello che succede da quelle parti e pensa che tanto, tutto quel trambusto, non lo riguarderà mai: sciocchi irresponsabili, sottoprodotti di questa politica corrotta e violenta, troppo tardi comprenderanno le conseguenze della loro indifferenza.
E dunque cosa ti lascia una serata passata con Fulvio Grimaldi che racconta di te come non pensavi di essere? Che ci lascia il DVD del suo lavoro dicendoci "fatelo pure vedere, organizzate altre serate, trovatevi e guardatelo, guardatevi". Ti lascia tanto, soprattutto la comprensione, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che ciò per cui stiamo lottando è giusto, e questo ha uno splendido sapore di libertà ma soprattutto, più di tutto il resto, autorizza tutti coloro, che lottano e che credono in questa nuova Resistenza, ad annoverarsi tra i Partigiani del 2000. Grazie.

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