giovedì 3 luglio 2014

Potere ai "privati"

Alla fine è arrivato il SI' al parcheggio sotterraneo dei Giardini Reali, ma con qualche posteggio in meno che eviterà, così, l'abbattimento di una decina di alberi all'angolo con via Rossini, previsto dal piano iniziale.

Una decisione che vedrà la riduzione dei posti auto da 370 a 260. Una vittoria ambientalista? Mha, la vera natura di questa revisione del progetto sta nel fatto che questa soluzione "salva alberi" consentirà di approvare il passaggio di proprietà di tutta la parte bassa dei Giardini Reali dal Demanio al Comune. E chi gestisce il Comune potrà poi deciderne il da farsi. Anche svenderla del tutto.
Ormai è così dappertutto: Torino è da anni stretta in una morsa di debiti contratti e perdita progressiva di area di pubblica utilità, svendute, per non dire regalate, a privati che, prendendone possesso, le svuotano della loro funzione sociale e ambientale per trasformarle in aree-business.
Il libro "Chi comanda Torino" di Maurizio Pagliassotti descrive bene il passaggio, per quanto riguarda la realtà torinese, da un'economia di produzione ad una di rendita: dal costruire automobili nelle fabbriche si è passati a ricavare i soldi dalla spoliazione delle proprietà pubbliche ritenute economicamente insostenibili. E per altre realtà è andata più o meno così, è un processo che è stato messo in atto ovunque.
Paolo Maddalena, non proprio un anarco-insurrezionalista, nelle sue analisi sull'art. 9 della Costituzione spiega bene il concetto di Patrimonio, definendolo come la sintesi della memoria e della cultura di un popolo, questo popolo, quello italiano che, sempre secondo la Costituzione, è SOVRANO, e in quanto Patrimonio  va tutelato, e non trattato come un bene che deve essere quantificato economicamente per poi alienarlo al capitale privato. 
Inoltre ci ricorda anche che è previsto che i cittadini, nella figura dello Stato, possa no rientrare in possesso di un bene o un'attività che è andato contro il fine sociale.
I gioielli di famiglia non sono eterni, e quando si porta al banco dei pegni anche l'ultimo anellino poi ci si accorge che i tanto decantati "servizi" (che in realtà sono DIRITTI, lo ricordiamo ogni volta) non si possono più garantire. Eh già, perché gli amministratori vendono tutto, dalla reggia dei savoia alla dentiera della nonna, e questo spesso lo fanno perché sono incompetenti, perché mancano di lungimiranza e/o valutazione del futuro, o perché non vedono, o non vogliono vedere, più in là dell'entrata economica immediata.
"Pochi, maledetti e subito" recita un detto popolare, ma per LORO è diventato comportamento abituale.
E così il campetto da calcio diventa un palazzone di 10 piani, l'area agricola un parcheggio e la vecchia area industriale, invece di restituirla alla comunità, la si trasforma in un centro commerciale.
Ormai camminiamo sull'asfalto, l'erba si crede che sia una svista del capocantiere che si è dimenticato di coprirla e i nostri figli ritrovano la loro socialità solo più nell'area giochi del grande ipermercato: la nostra generazione non ha preso fucile ed elmetto ed è andata a combattere per qualche km di terreno in più, in nome di quella scellerata credulità di supremazia di un uomo su un altro uomo.
La nostra generazione vive bellicosamente in pace, perché le bombe non sono solo quelle che ti sganciano in testa i nemici: le nostre bombe sono gli inceneritori, i tunnel inutili nelle montagne, i rifiuti pericolosi gettati nei campi agricoli, i licenziamenti in nome della speculazione e lo sfruttamento in nome del profitto. Sono i disagi sociali che devono subire milioni di giovani, ma ormai anche di cinquantenni, che si trovano a dover vivere senza garanzie per il lavoro, per la casa, per la famiglia, per la salute: per il futuro.
Strategia della destabilizzazione.
Sono gli atteggiamenti strafottenti che subiamo quando osiamo opporci all'ennesima ingiustizia, all'ennesimo sopruso, all'ennesima carneficina mascherata da "scelta politica".
Di quali guerre avremmo ancora bisogno? Di quali privazioni dovremmo ancora essere vittime?
Ci tolgono un prato? Un giardino? Qualche albero? Che sarà mai? Lo spazio...
In Italia esistono gli standard urbanistici, questi rappresentano i rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici riservati alle attività collettive, all'edilizia scolastica, a verde pubblico o a parcheggi.
Un decreto del 1968 valuta in 18 m²/ab la quantità minima di spazi pubblici suddivisi in: 9 m²/ab di "verde regolato", 2,5 m²/ab di "parcheggi", 4,5 m²/ab per l'istruzione e 2 m²/ab per "attrezzature di interesse comune".
Quando LORO si muovono, usano questi riferimenti. In 18 m² sono confinati i nostri diritti: provate a misurarli.
Per LORO è tutto un numero, e quando vogliono, lo modificano e in un attimo - ZAC - da 18 magari si passa a 15, poi 13 e così via.
I cittadini, alla fine, sono i veri "privati" nel senso che vengono privati dei loro diritti, sociali e ambientali, delle loro libertà, della loro memoria. 
Abbattere un'area come la Cavallerizza, a Torino, per farci nascere altri centri commerciali o residenziali è da considerarsi reato culturale; danneggiare il sottosuolo dei Giardini reali per farci dei parcheggi è un danno ambientale e paesaggistico enorme, per un fine peraltro, più che discutibile.
La nostra è una guerra, sì ed è anche molto dura, perché si scontra con l'interesse, il profitto, la degenerazione del diritto comune, l'annullamento del concetto "sociale".
Una guerra che ha il fine ultimo e supremo di difendere ciò che LORO vogliono demolire e cancellare: IL BENE COMUNE.
Il BENE COMUNE esiste, benché qualcuno possa sostenere il contrario, esiste sia concettualmente che giuridicamente che materialmente, e il nostro compito, e di chiunque abbia a cuore il benessere e l'evoluzione dell'essere umano e dell'ambiente, è di difenderlo e di ridare connotati pubblici e ciò che negli anni ci è stato ingiustamente sottratto.
I cittadini devono essere coscienti che ci son cose che non sono più rimandabili, tra queste una importantissima: la tutela della nostra salute, la difesa del nostro habitat passa proprio da qui.
E' ora di capire capire bene una cosa, in questo sistema, con queste regole e con questi meccanismi, noi non abbiamo più nulla da perdere se non noi stessi, in compenso, se sapremo impegnarci verso un'altra direzione, avremo tutti un MONDO da guadagnare.

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