venerdì 14 novembre 2014

Presidiando il domani

"Quando mancasse il consenso, c'è la forza. Per tutti i provvedimenti, anche i più duri che il Governo prenderà, metteremo i cittadini di fronte a questo dilemma: o accettarli per alto spirito di patriottismo o subirli" [Mussolini risponde al Ministro delle Finanze, 1923]

Sabato mattina, a partire dalle ore 10.00, davanti al Monumento ai 68 Martiri a Grugliasco, si terrà il presidio organizzato dall’ANPI locale per rimarcare con forza la natura antifascista del nostro territorio.
Non è un atto sterile nato dallo sdegno e dall’indignazione di un atto vigliacco capitato alla sede di uno storico partito antifascista e all’Università di Agraria.
  

Sarà un momento importante finalizzato all manifestazione di quel lavoro costante e paziente che si pratica tutti i giorni dalle nostre parti.

La presenza nelle scuole, le iniziative culturali, i dibattiti, i momenti di festa, tutte queste cose troveranno sintesi in quel presidio, a ricordare che, pur su piani e con modalità diverse, l’ostruzione alla diffusione delle idee fascistoidi è necessaria e deve essere continuativa.
Per un motivo, in particolare.
Quando salì il fascismo, in Italia, nel 1922, non avvenne con aerei bombardanti il Palazzo del Presidente del Consiglio, o con l’occupazione del regio parlamento da parte dei militari.
In Italia il fascismo salì con le elezioni, regolari e ordinarie.
Le violenze e gli atti squadristici, che fino a quel momento avevano attraversato il nostro Paese, erano stati funzionali ad ammutolire le forze sociali che si battevano per un mondo diverso da quello imposto da meccanismi profittatori e da volontà economicamente, dunque socialmente, repressive.
Ma la camicia nera giungeva sullo scranno più alto anche con l’aiuto delle forze fino a quel momento erano ritenute garanti della democrazia del tempo.
Le motivazioni di perché ciò avvenne sono riportate in molti libri e saggi sul tema, e provarne a farne un sunto qui sarebbe improbo.
Ma sicuramente si può condensare in questa maniera: quando l’essere umano delega in toto, a partire dalla propria coscienza, sta aprendo la strada al fascismo.
E non per forza quello della camicia nera, del fez e delle mascelle pronunciate.
A furia di lavaggi oggi le camice si sono stinte, e le maniche si sono arrotolate
Oggi ci si attrezza su dei palcoscenici a fare i lanci dei programmi di governo come si fosse in uno spettacolo teatrale.
Coreografie, luci, suoni, facce belle, facce pulite, niente barba o comunque tenuta bene.
Entrano nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie e peggio dell’ebola sconquassano la nostra storia, la nostra educazione (non quella borghese, ma quella civile), la nostra cultura, la nostra dignità.
Riducono a mera sopravvivenza gli obiettivi primari delle nostre vite, ci prosciugano di sogni e ci fanno credere che tutto questo sia un bene, in nome di un qualcosa che non si può identificare se non nelle garanzie di mantenimento del potere, di uno status quo di alcuni (pochi) a discapito di altri (molti).
Vestiti così fanno meno paura, alla vista, e questo permette loro di fare cose senza quell’apparente violenza di cui invece sarebbe circondata una figura su un balcone atta a sbraitare frasi dalla composizione infantile e con modi da bullo di periferia.
I presidi antifascisti, oggi, sono atti coraggiosi.
Oggi questi presidi denunciano le vergogne di un sistema che non pone più freni allo schifo che genera, in primis i rigurgiti di matrice fascistoidea, utili ai potenti e affascinanti per giovani ragazzotti armati di bomboletta spray e tanta, tantissima sana, volontaria e perseverante ignoranza.
Le persone che saranno presenti domani, davanti al monumento dei NOSTRI martiri, non saranno lì a cercare di tenere acceso il lumicino di un passato, che seppur glorioso, ha già fatto il suo lavoro, e da quale bisogna attingere il meglio.
Saranno lì per ricordare che il futuro si può e si deve illuminare di coscienza, di idee, di progetti, di vita e di partecipazione, tanta, diretta e costruttiva.
Noi vogliamo far parte di questa schiera. Noi domani ci saremo.

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