giovedì 18 dicembre 2014

Crack De Tomaso: la lettera del peccato


Quante storie all’ombra della torre blu.

Questa riguarda un dramma in stile anni 2000, quello della precarietà generata per speculazione e profitto. Quei drammi che permettono ad una parte, quella sempre più piccola e ristretta, di salire sugli yacht per raggiungere lontane isole caraibiche, e dall’altra, quella sempre più grande e diffusa, di stravolgere letteralmente le vite di famiglie, di persone vere, con sogni e progetti per la testa, anche minimi e giusti, ma quanto basta per sentirsi dignitosi.
Quelle persone che il destino ha collocato all’interno di uno stabilimento che, in quelle logiche sociali di qualche decennio fa, avrebbe dovuto fungere da traghetto sicuro verso un riscatto dei sacrifici fatti in gioventù.
Un articolo uscito in questi giorni sulle pagine di Repubblica torna a far luce su una vicenda che era già stata denunciata anni fa, ma  si sa, come diceva Rodari, “nel paese della bugia, la verità è una malattia”.
Dunque si torna a parlare di Rossignolo-De Tomaso e dell’accordo che ne fu con la Regione Piemonte, periodo giunta Bresso, e se ne torna a parlare soprattutto nelle aule di Corso Vittorio Emanuele II, perché il crack della De Tomaso sta tirando a fondo la Sit, partecipata della Finpiemonte, società che sborsò 14 milioni di Euro per l’acquisizione dell’area industriale ex-Pininfarina.
Il tutto ruota intorno ad una lettera, che mai vide neppure di sfuggita il Consiglio Comunale, a firma dell’allora sindaco Marcello Mazzù, nella quale si esprimeva la disponibilità a trasformare, con una variante al PRG, quell’area da industriale a residenziale.
Questo atto garantì la Sit che si vide coperta nel caso in cui l’operazione industriale non fosse andata a buon fine, come infatti poi successe, e adesso, proprio per evitare il fallimento, la società richiede che quella lettera assuma valore.
Ma se ciò dovesse accadere gli operai che stanno firmando le lettere per la mobilità perderebbero anche questo piccolo appiglio di sopravvivenza, in quanto il reindirizzamento dell’area farebbe scadere gli accordi lavorativi presi.
Un altro pezzo di quella partitica che invece di fare il suo dovere e di sorvegliare sulle operazioni economiche ha preferito fungere da garante di situazioni palesemente insostenibili.
Una scelta fatta sulla pelle stanca e affaticata di persone ormai indebolite dalle mille lotte, e intanto chiediamoci perché, sempre più decisioni politiche prese in questi ultimi anni, stanno trovando, alla luce di ciò che han generato, l’interesse delle procure.


GPC

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