giovedì 19 febbraio 2015

Nido Allende e dissenso: l'analisi del Sindaco!


Forse sarebbe bastato ripubblicare tout court il post uscito ieri sul sito della lista civica Grugliasco Democratica, per fare la sintesi del dramma che sta vivendo questo becerume che ci governa, e quindi, di riflesso, quello dei suoi omologhi grugliaschesi.
Ma non sarebbe stato giusto, le cose a volte si spiegano da sole, altre volte no.
La mail che il Sindaco Montà manda ai “suoi” consiglieri nella quale fa una sintesi, usando il suo personale punto di vista (e accidenti che analisi…), dell’incontro avvenuto con i genitori sulla privatizzazione delnido “B. Allende”, è la radiografia che mostra lo stato d’avanzamento di questa metastasi che ci sta devastando.
Insulse considerazioni riferite a genitori e dipendenti del nido intervenuti, e disprezzo dell’opposizione presente quella sera, questo è quanto se ne raccoglie.
La valutazione che da di coloro che hanno osato dissentire è di un bieco e cinico che lascia sgomenti (per chi non è abituato ai suoi modi di fare): "abbiamo assistito allo sfogatoio di 7/8 mamma su una settantina di presenti, compresi sindacati, dipendneti stessi, Turigliatto, Di Pierro, Grugliasco Sostenibile,... in cui il tema è il mantenimento dello status quo e la non accettazione del contesto".
“Toc-toc”
“Chi è?”
“La grammatica italiana, signor Sindaco, ho ricevuto una serie di segnalazioni allarmanti, due consigli: o smette o torna a scuola, veda lei”.
Per lui un normale esercizio di democrazia diretta, altro non è se non uno sfogatoio istituzionale: genitori senza diritti, disoccupati, malati, profughi di guerra, nuovi poveri, ecc, basta arrabbiarvi senza scopo o destinazione, oggi c’è il Sindaco di Grugliasco che vi riceve per la vostra ora di sfogatoio.
Lui la vede così, e teme poi (poverino) che le persone, non paghe di tutto ciò (ma quanta democrazia esigono i cittadini?), decidano pure di andare a fare casino in commissione: ma come si permettono?
Succede, eh. 
Capita di assumere questo comportamento, quando non sei più abituato ai confronti, tanto meno quelli che portano a grattare via quell’impiallacciatura che viene spesso usata per giustificare certi limiti.
Fanno i bulldozer, e quindi appena gli si para uno davanti lo asfaltano.
Nessuna questione personale (più o meno): è il PD, bellezza!
Molto probabilmente, tra le persone che quella sera ponevano questioni e proponevano alternative, magari anche grossolane per carità, ma comunque degne di attenzione, qualcuno, tre anni fa, un bel segnetto sul loro bel simbolo di partito glielo ha anche fatto: amici cari, capito, adesso, chi sono realmente questi qua, e che cosa ne fanno della vostra fiducia?
Ma d'altronde si sa che gli esseri umani, facendo le loro personali considerazioni, riflettono il meccanismo del proprio pensiero, è quindi chiaro che, per Montà, non esiste il dissenso basato su un ragionamento e una valutazione dei fatti, esiste bensì l’aizzamento, come con i cani.
Le persone sono animali, e dietro ci sono abili addestratori che sanno come scatenare la loro rabbia.
Quella sera infatti, in sala consiliare, era un continuo sentire “attacca!” “mordi!” “adesso seduto” “ora abbaia!” e i genitori e le insegnanti giù a venire dietro ai comandi di Turigliatto e di Grugliasco Sostenibile (tra l’altro, Comunità, Sindaco, c’è anche il termine Comunità nel nostro nome).
Ma che opinione ha delle persone?
Fa specie, poi, che egli non creda nelle soluzioni alternative da prendere in considerazione, ma ritenga che esistano solo proposte tragicomiche.
Però, anche qui, caro Sindaco, non è che uno deve applicare le proprie dinamiche di partito anche sul contesto esterno, sono ambiti diversi, dai.
E invece di trattare con delicatezza la questione dei genitori preoccupati di perdere un’eccellenza, si ingegna e si attrezza per creare un fronte di contrapposizione ai cittadini contrari alla privatizzazione e punta, provocando gli operatori del privato e i genitori di altri nidi, al fine di far finire tutto in una guerra tra poveri, distraendo l’attenzione e provocando divisioni.
Cosa ci ricorda?
E i consiglieri di maggioranza “carissimi”, intanto, che fanno?
Il nostro “parlamento cittadino”?
Quello che alla fine dovrebbe essere la vera rappresentanza dei cittadini (non il Sindaco o la Giunta, come spesso erroneamente cercano di farci credere).
Per adesso sembra che accettino il sistema e nel frattempo aspettano di ricevere il permesso per alzarsi e andare in bagno, ma prima, mi raccomando, la variante di Corso Torino, che và votata.
Vorremmo mica che non venisse deliberata, vero, carissimi?
 
GPC

martedì 17 febbraio 2015

Nido "B. Allende": apologia del bene comune

La questione della privatizzazione dell'ultimo asilo comunale di Grugliasco, il nido "B. Allende", ha portato alla ribalta la ormai atavica contrapposizione tra bene pubblico e bene privato.
Il fatto è questo: il Comune ha a bilancio il personale di un asilo che sembra non potersi più permettere di mantenere, almeno su questi presupposti ha basato la sua analisi, che ha poi presentato ai cittadini.
Cosa decide di fare? Semplicemente di dismettere la gestione dal pubblico, affidarlo ad una cooperativa, che peraltro si terrebbe 7 delle 23 dipendenti, e portarsi le restanti negli uffici comunali a svolgere mansioni diverse per le quali queste professioniste si erano specializzate e impegnate sino a quel momento.
Anni di formazione e dedizione spazzati via dalla furia dei tagli.
Le dipendenti e i genitori del nido non l'hanno presa bene, ma le rimostranze, di questi tempi, non hanno più quell'appeal che avevano fino a quanche tempo fa: ormai questi sono certi che, rimanendo agganciati al treno giusto, possono salire di livello anche senza quel consenso dal basso, una volta più che necessario per far carriera politica.
Ora. Che in tempi di incertezza economica sempre più galoppante, con i contratti a tempo indeterminato che diventano sempre più precari, lo sdoganamento della libertà di licenziamento (che concesso da un governo che si definisce "di sinistra" lascia quantomeno perplessi) e una spesa pubblica che subisce tagli sempre più drastici impoverendo i cittadini e lasciando indietro i più deboli, si può capir bene che, di fronte a decisioni di questo tenore, qualche sollevazione ce la si poteva pure aspettare.
Come peraltro ci si aspetterebbe, da chi compie certe scelte, che poi non andasse in giro a screditare i suoi oppositori, ma provasse a ricondurre a ragione coloro ai quali ha scatenato la rabbia, altrimenti, come si dice in questi casi, si finisce per subire, oltre al danno della perdita, la beffa di essere passati anche per degli irragionevoli iracondi opportunisti.
Le cose stanno in un'altra maniera, perché chi si sta opponendo alla dismissione dell'asilo, non lo sta facendo perché ostile a "temibili e orribili" gestioni private e timoroso che le pure brave operatrici, che operano sotto contratti privati (spesso discutibili, in termini di riconoscimento dei loro diritti), non sappiano garantire i medesimi livelli di servizio. Tutt'altro.
Coloro che stanno chiedendo a gran voce che l'asilo rimanga pubblico lo fanno in nome di quell'insindacabile principio che si basa sul concetto che esso è un bene pubblico, COMUNE, ovvero è di tutti, non è un oggetto dominio della municipalità, bensì è una cosa (res in latino, da cui res-pubblica: cosa di tutti) da tutelare e conservare per la fruizione da parte della generazione attuale, e di quelle future.
Dunque battaglia di principio? 
Sì, certo, ma non solo, è anche e soprattutto una difesa legittima di un bene che è di "nostro" possesso, e come tale lo difendiamo, come difenderemmo la nostra casa, la nostra macchina o che altro, solo che in questa situazione la questione assume una valenza collettiva.
Ma, visto che ne abbiamo la possibilità, chiediamo soccorso a chi la giurisprudenza la applica quotidianamente: Ugo Mattei, professore di diritto civile all'Università di Torino. Egli spiega che "in un processo di privatizzazione il governo non vende quanto è suo ma quanto appartiene pro quota a ciascun componente, [là dove] i beni comuni assolvono per vocazione naturale ed economica all'interesse sociale, servendo immediatamente non l'amministrazione pubblica, ma la stessa collettività in persona dei suoi componenti". 
E va bé, si dirà, si sa che Mattei è un "rivoluzionario", è uno che legittima le occupazioni di spazi abbandonati dallo Stato e crede nella proprietà collettiva gestita dalle persone medesime.
Forse per noi è un troppo.
Allora proviamo ad orientarci verso una personalità più inquadrata istituzionalmente come Paolo Maddalena, ex-vice Presidente della Corte Costituzionale, il quale scrive che "un bene comune appartiene a tutti, non come la quota di un condominio, ma secondo un tipo di appartenenza che non contempli la possibilità della disposizione, ma soltanto del suo uso".
Fantascienza per i fan di Renzi, vero?
In pratica Maddalena ci dice che se un bene è di tutti, non può arrivare "uno", che sia esso Ente Statale o Comune, e disporne come meglio crede, concedendolo ad altri senza tenere conto di alcuni passaggi fondamentali, in primis il coinvolgimento ed il parere delle persone, perché nel momento in cui il Demanio (lo Stato) o l'Ente amministrativo (il Comune) si toglie quote o la totalità di un bene dal proprio bilancio economico, chi ne subentra può iniziare a disporne come meglio crede.
Questa non è solo teoria, come ci vorrebbero indurre a pensare, poesia eterea slegata dall'amara realtà delle ristrettezze economiche, cioè quelle che invece insistono per farcele metabolizzare a tutti i costi.
Questo è il panorama entro il quale tutto noi dovremmo muoverci e pretendere che si muovessero anche coloro che vengono mandati a rappresentarci, attraverso il nostro voto e la nostra fiducia, che peraltro non sono cose raggirabili.
Abbiamo il diritto ad avere rappresentanti e governatori che agevolino i processi sopra indicati e non inducano i cittadini a credere che privarsi di diritti, affidandoli de facto a privati, sia un atto giusto e bello, e che tutto sommato alla fine faccia anche bene perché, come stupidamente dice qualcuno, ne abbiamo troppi.

Quando mai un popolo è stato male perché ha avuto troppa sanità, troppa educazione, troppa cultura, troppo tempo per viversi la vita?
La perversione di questa politica, non tutta ma buona parte, sta lì, cioè nell'aver smesso di fare l'interesse del pubblico iniziando spudoratamente a favorire il privato, prendendo le parti ed esaltandone le doti.
In questi anni l'impoverimento generale è stato unidirezionale, non abbiamo visto né i "marchionne" né i "dellavalle" accodarsi alla mensa dei poveri e aspettare il loro pasto quotidiano.
La famosa e famigerata "spesapubblicaimproduttiva" che tanto ci sentiamo ripetere nei telegiornali, o dagli strumenti di educazione di massa, alla fine non è altro che il nostro patrimonio storico-artistico, la nostra sanità, le nostre scuole, il nostro futuro.

Dunque, tornando a casa nostra, a Grugliasco.
Questa non è, questa, una battaglia di giardino.
Non è una lotta basata sul capriccio di alcuni dipendenti o cittadini che non vogliono accettare i cambiamneti del mondo moderno.
Questa battaglia è portata avanti da chi si oppone a questo meccanismo che sta sacrificando le nostre vite in nome di qualcosa che non vediamo nemmeno, se non nel peggioramento dei nostri stili di vita.
Questa è la società civile che decide di provare a fermare questo mostro famelico che tutto sta devastando, e che viene foraggiato proprio da coloro i quali dovrebbero essere i primi ad opporsi, gli stessi che invece di accusare gli oppositori di idealismo, dovrebbero presentare alternative e proposte valide atte ad arrestare questa avanzata selvaggia, e non lasciando, invece, queste incombenze a cittadini che non possiedono certamente gli strumenti e che tutti i giorni sono già impegnati a trovare il modo di sopravvivere.
Italo Calvino: "un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere".

Adesso, a noi la mossa.

GPC






giovedì 12 febbraio 2015

Il Sindaco privatizza, ma l’Allende si difende


Ci risiamo, sembra di essere tornati indietro di un anno, quando sempre dal Sindaco di Grugliasco, si veniva a sapere che le decisioni riguardo allo spostamento dei bambini dalla materna Don Milani all’inadeguato comprensorio dell’Ungaretti bisognava considerarle cosa fatta, e che, naturalmente, lui si sarebbe speso in prima persona per garantire che l’operazione sarebbe stata portata avanti senza ripercussioni sulla vita dei genitori e dei bambini interessati dal trasferimento, con tanto di promesse e garanzie, molte delle quali puntualmente non mantenute.
Sei mesi dopo, avvenuto il cambio di sede, stiamo assistendo all’emersione di tutte le magagne che quelli del Comitato genitori scuolasicura avevano prefigurato tempo fa, con buona pace dei soggetti istituzionali responsabili.
Ora si sta mietendo un’altra vittima: il nido comunale “B. Allende”, l’ultimo a gestione interamente pubblica, 68 bambini, 23 dipendenti, divise tra operatrici ed educatrici. Una piccola eccellenza che verrà messa nelle mani di cooperative private, il tutto, a sentire genitori e dipendenti, a discapito della qualità del servizio reso e della garanzia dei diritti delle lavoratrici.
Il risparmio calcolato per le casse comunali derivato dalla dismissione: 100.000 Euro, per il primo anno, e poi a salire proporzionalmente, quanto esattamente non si sa, ma che comunque  su un pareggio bilancio di 36 milioni è un elemento relativo.
L’incontro organizzato nella sala consiliare del Comune, avrebbe dovuto permettere che i soggetti coinvolti nell’operazione, Amministrazione, dipendenti e genitori, si potessero confrontare per affrontare il problema e concordare insieme una soluzione, ma dopo mezz’ora persa ad illustrare le spese e le entrate comunali, entrando nel vivo della questione, il quadro ha mostrato l’amara realtà.
La gestione, è stato spiegato, verrebbe data in concessione ventennale ad una cooperativa che continuerebbe a garantire il servizio (e ci mancherebbe pure) a fronte però della ricollocazione di 16 dipendenti ritenuti più “fragili” (un fattore che viene preso in considerazione ad esempio è l’età, sia anagrafica che professionale o chi è tutelato dalla legge 104, ovviamente considerato un costo) e quindi meno produttive per una realtà privata che, per definizione, ha bisogno di avere tutte le carte in regola per creare utile.
E il primo elemento d’ostacolo alla “buona” gestione della cooperativa, viene illustrato proprio dal Sindaco il quale spiega che la tipologia di contratto che adesso vige per queste lavoratrici, porta con sé un “carico eccessivo” di diritti, che se da una parte le rende un inevitabile costo per il bilancio comunale dall’altro è un peso inaccettabile per una gestione privata del nido.
Domanda: ma le sette persone che verrebbero ricollocate nella cooperativa che tipo di contratto avrebbero?
È giusto che una persona assunta tramite concorso nel pubblico, adesso si ritrovi con il contratto modificato d’ufficio?
Ed è giusto che la prima sostenitrice dell’operazione sia proprio la Giunta comunale?
Qualcuno dal pubblico presente gli chiede se sia così che dovrebbe ragionare una giunta di centrosinistra.
Il problema è che questi stanno molto più al centro, la sinistra, per ora, non risulta pervenuta.
Quindi, secondo questo concetto se ne deduce, ancora una volta, che l’equazione risulta essere: PIÙ DIRITTI UGUALE MENO LAVORO, PERCHÉ SI FINISCE PER DIVENTARE TROPPO COSTOSI.
È questa la sponda per i vari “marchionne” che questa politica pratica ormai da anni, riparandosi dietro leggi e normative nazionali e regionali che, sia mai, nessuno osi mettere in discussione.
Gli schemi, le slide, i riassunti di bilancio tutto fumo, la realtà, per questi qua, è che in Italia esistono troppi diritti, e vanno eliminati, questo è il vero obiettivo, e guai a chi vi si para davanti per opporsi, perché verrebbe tacciato di ideologismo novecentesco e socialismo sovietico.
Una volta c’erano i capitani d’industria, i capitalisti tanto per capirci, che pretendevano ed imponevano cose simili, adesso ci pensano loro: i nuovi “capitani di partito” quelli che strizzano l’occhio a quei modelli che offrono meno tutele per i lavoratori e intanto sfalciano e depotenziano quello stato di diritto conquistato con decenni di dure lotte ed enormi sacrifici da parte di chi aveva una visione di una società che certamente non cercava conforto nelle leggi dei numeri e nei bilanci.
Ora aspettiamo il confronto tra Comune e sindacati che dovrebbero incontrarsi per trovare un accordo sulla faccenda, ma di certo il tutto odora già di stabilito, checché ne dica il Sindaco, e lo dimostra il fatto che quando gli sono pervenute proposte alternative dalla platea non ha mostrato il benché minimo interessamento al riguardo.
Perché è già storia vissuta, con la Don Milani si è già assistito ad una manovra del genere, e poi vedremo cosa combineranno con la Casalegno di Borgata Gerbido.
Allo stato attuale i genitori e gli operatori della scuola hanno manifestato tutto il loro dissenso, ovviamente respinto al mittente dal muro di gomma partitico.
Questo territorio sta subendo colpi durissimi, stanno compromettendo la vita di questa città per decine di anni a venire, stiamo assistendo alla più continua e forsennata privazione dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, in barba a Costituzione e principi sociali finora ritenuti pilastri inamovibili della nostra società, la cui mancanza, alla fine, verrà scontata interamente dai nostri figli.