giovedì 12 febbraio 2015

Il Sindaco privatizza, ma l’Allende si difende


Ci risiamo, sembra di essere tornati indietro di un anno, quando sempre dal Sindaco di Grugliasco, si veniva a sapere che le decisioni riguardo allo spostamento dei bambini dalla materna Don Milani all’inadeguato comprensorio dell’Ungaretti bisognava considerarle cosa fatta, e che, naturalmente, lui si sarebbe speso in prima persona per garantire che l’operazione sarebbe stata portata avanti senza ripercussioni sulla vita dei genitori e dei bambini interessati dal trasferimento, con tanto di promesse e garanzie, molte delle quali puntualmente non mantenute.
Sei mesi dopo, avvenuto il cambio di sede, stiamo assistendo all’emersione di tutte le magagne che quelli del Comitato genitori scuolasicura avevano prefigurato tempo fa, con buona pace dei soggetti istituzionali responsabili.
Ora si sta mietendo un’altra vittima: il nido comunale “B. Allende”, l’ultimo a gestione interamente pubblica, 68 bambini, 23 dipendenti, divise tra operatrici ed educatrici. Una piccola eccellenza che verrà messa nelle mani di cooperative private, il tutto, a sentire genitori e dipendenti, a discapito della qualità del servizio reso e della garanzia dei diritti delle lavoratrici.
Il risparmio calcolato per le casse comunali derivato dalla dismissione: 100.000 Euro, per il primo anno, e poi a salire proporzionalmente, quanto esattamente non si sa, ma che comunque  su un pareggio bilancio di 36 milioni è un elemento relativo.
L’incontro organizzato nella sala consiliare del Comune, avrebbe dovuto permettere che i soggetti coinvolti nell’operazione, Amministrazione, dipendenti e genitori, si potessero confrontare per affrontare il problema e concordare insieme una soluzione, ma dopo mezz’ora persa ad illustrare le spese e le entrate comunali, entrando nel vivo della questione, il quadro ha mostrato l’amara realtà.
La gestione, è stato spiegato, verrebbe data in concessione ventennale ad una cooperativa che continuerebbe a garantire il servizio (e ci mancherebbe pure) a fronte però della ricollocazione di 16 dipendenti ritenuti più “fragili” (un fattore che viene preso in considerazione ad esempio è l’età, sia anagrafica che professionale o chi è tutelato dalla legge 104, ovviamente considerato un costo) e quindi meno produttive per una realtà privata che, per definizione, ha bisogno di avere tutte le carte in regola per creare utile.
E il primo elemento d’ostacolo alla “buona” gestione della cooperativa, viene illustrato proprio dal Sindaco il quale spiega che la tipologia di contratto che adesso vige per queste lavoratrici, porta con sé un “carico eccessivo” di diritti, che se da una parte le rende un inevitabile costo per il bilancio comunale dall’altro è un peso inaccettabile per una gestione privata del nido.
Domanda: ma le sette persone che verrebbero ricollocate nella cooperativa che tipo di contratto avrebbero?
È giusto che una persona assunta tramite concorso nel pubblico, adesso si ritrovi con il contratto modificato d’ufficio?
Ed è giusto che la prima sostenitrice dell’operazione sia proprio la Giunta comunale?
Qualcuno dal pubblico presente gli chiede se sia così che dovrebbe ragionare una giunta di centrosinistra.
Il problema è che questi stanno molto più al centro, la sinistra, per ora, non risulta pervenuta.
Quindi, secondo questo concetto se ne deduce, ancora una volta, che l’equazione risulta essere: PIÙ DIRITTI UGUALE MENO LAVORO, PERCHÉ SI FINISCE PER DIVENTARE TROPPO COSTOSI.
È questa la sponda per i vari “marchionne” che questa politica pratica ormai da anni, riparandosi dietro leggi e normative nazionali e regionali che, sia mai, nessuno osi mettere in discussione.
Gli schemi, le slide, i riassunti di bilancio tutto fumo, la realtà, per questi qua, è che in Italia esistono troppi diritti, e vanno eliminati, questo è il vero obiettivo, e guai a chi vi si para davanti per opporsi, perché verrebbe tacciato di ideologismo novecentesco e socialismo sovietico.
Una volta c’erano i capitani d’industria, i capitalisti tanto per capirci, che pretendevano ed imponevano cose simili, adesso ci pensano loro: i nuovi “capitani di partito” quelli che strizzano l’occhio a quei modelli che offrono meno tutele per i lavoratori e intanto sfalciano e depotenziano quello stato di diritto conquistato con decenni di dure lotte ed enormi sacrifici da parte di chi aveva una visione di una società che certamente non cercava conforto nelle leggi dei numeri e nei bilanci.
Ora aspettiamo il confronto tra Comune e sindacati che dovrebbero incontrarsi per trovare un accordo sulla faccenda, ma di certo il tutto odora già di stabilito, checché ne dica il Sindaco, e lo dimostra il fatto che quando gli sono pervenute proposte alternative dalla platea non ha mostrato il benché minimo interessamento al riguardo.
Perché è già storia vissuta, con la Don Milani si è già assistito ad una manovra del genere, e poi vedremo cosa combineranno con la Casalegno di Borgata Gerbido.
Allo stato attuale i genitori e gli operatori della scuola hanno manifestato tutto il loro dissenso, ovviamente respinto al mittente dal muro di gomma partitico.
Questo territorio sta subendo colpi durissimi, stanno compromettendo la vita di questa città per decine di anni a venire, stiamo assistendo alla più continua e forsennata privazione dei diritti dei cittadini e dei lavoratori, in barba a Costituzione e principi sociali finora ritenuti pilastri inamovibili della nostra società, la cui mancanza, alla fine, verrà scontata interamente dai nostri figli.

3 commenti:

  1. Bravo!! hai fatto un ottimo articolo, puntuale e preciso. Secondo calcoli aggiornati il risparmio per il 2015 è sotto i 70mila euro e dal 2016 in poi di meno di 200mila euro all'anno, senza contare che i soldi invece spesi dal comune per il convenzionamento ( riduzione delle rette in base all'isee) saranno spesi per un servizio su cui i controlli saranno puramente formali (i requisiti del personale, e poco altro) dal punto di vista pedagogico ci saranno solo delle indicazioni e nessun controllo!! La formazione?? Forse l'ente la fornirà gratuitamente e gratuita sarà anche la partecipazione del personale perchè il privato con una retta intorno ai 600 euro che dovrebbe coprire tutti i costi non può pagare il dipendente durante le ore di formazione.

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  2. Non c'è altro che amarezza! La privatizzazione per i servizi ai minori non dovrebbe essere presa in considerazione. Mio malgrado però, da dipendente precario del Comune, assunta dalla cooperativa aggiudicataria dell'appalto, mi sento in dovere di difendere la nostra professionalità. Procediamo seguendo le linee di un progetto pedagogiico, le cure e le attenzioni verso i bambini sono costanti e la cooperativa come l'Ente pubblico ci garantisce 30 ore all'anno di formazione in collaborazione con l'Università degli Studi e con i corsi organizzati dal Comune. Questa manovra è solo a discapito dei diritti dei lavoratori , anche noi avevamo sperato in un supporto della sinistra che non c'è stato; d'altronde è proprio da lei che nacque la proposta "cooperativa", lavoriamo tutti e guadagnamo men per contrastare la disoccupazione. Avrei 1000 altri pensieri da esporvi ma vorrei rassicurarvi che i vostri "piccoli, cittadini del futuro", avranno l'opportunità di crescere serenamente. La guida quotidiana di una buona educatrice o insegnante, non verrà meno se sarà educ. Di cooperativa. Per contro abbiamo incontrato negli anni educatrici e insegnanti della Pubblica Amministrazione con poca o pochiissima professionalità ma nessuno si è mai esposto per sollevarle dall'incarico. ..

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    1. Ma infatti ci mancherebbe che si mettesse in dubbio la professionaliatà di coloro che operano nel privato, il discorso è un altro, e in parte lei lo ha fatto, ovvero il mantenimento di un bene pubblico.
      Che non è solo un aspetto ideologico, bensì è il concetto con il quale ci si deve sempre più confrontare se non si vuole alimentare quella descalation di diritti.
      In un sistema nel quale vige l'apparato pubblico, bene o male, si può stare tranquilli che tutti i diritti delle parti in causa, fruitori ed esercenti di un servizio, si ritroveranno sotto la sfera deella garanzia di tali diritti, in un meccanismo privatistico, è storia, una delle due parti spesso non si vede riconosciuta la propria parte.
      A questo serve il concetto pubblico e a questo serve mantenre quanto più possibile di proprietà pubblica.

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