lunedì 27 aprile 2015

Comunicato stampa di deposito firme per il nido "B. Allende" di Grugliasco

Nell'ambito della questione relativa alla privatizzazione dell'asilo nido comunale "B. Allende" di Grugliasco, riportiamo il testo del comunicato che accompagna le 1.900 firme depositate in Comune il 10 aprile scorso, a testimonianza di quanto sia forte la volontà di preservare la natura pubblica della struttura.

Dal canto nostro, continueremo a seguire e sostenere la battaglia che coinvolge il futuro di famiglie, lavoratori e cittadini.

Nel frattempo si è svolto un Comitato di Gestione del nido al quale hanno partecipato il Sindaco e gli Assessori competenti, sindacati e rappresentanti dei genitori.

Il 5 maggio alle ore 17.30 presso il Centro Civico Nello Farina, di Via San Rocco 20, si terrà un incontro aperto agli altri genitori per rendere note le evoluzioni sul tema e gli eventuali progressi.

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Comunicato stampa del 10 aprile 2015

Grugliasco: la scuola di nuovo al centro delle polemiche.
Il tema dei tagli alla spesa pubblica e delle dismissioni che il Comune sta praticando coinvolge anche l’asilo comunale, l’ultimo pubblico della città, ma i genitori non ci stanno e si organizzano per chiedere un’alternativa alla privatizzazione.
Genitori determinati a voler mantenere pubblico l’asilo consegnano oggi le prime 1.900 firme al loro appello e chiedono un incontro chiarificatore sul tema dei costi presentati dal Comune.

A Grugliasco il tema delle scuole torna nell’occhio del ciclone a causa delle scelte del Sindaco e della Giunta.
Ancora non si sono placate le polemiche seguite allo spostamento di 100 bambini dalla scuola materna Don Milani all’elementare Ungaretti per esigenze, a dire dell’Amministrazione, di gestione di bilancio, che si torna a parlare in tema di scelte scolastiche.
Stavolta ad andarci di mezzo è il nido comunale “B. Allende”, l’ultimo a gestione interamente pubblica, della città di Grugliasco.
67 bambini ospitati, eccellenza della formazione e della sperimentazione pedagogica, un piccolo gioiello del territorio che sicuramente procura grandi soddisfazioni ai genitori che tutti i giorni devono lasciare i loro piccoli alle cure di altri.
Ma decisioni di natura economica hanno portato il Sindaco, in una riunione tenutasi a fine febbraio, ad annunciare la privatizzazione del nido, con conseguente riduzione del numero dei posti, assorbimento di parte del personale negli uffici comunali e “cessione” di un certo numero di educatori al soggetto subentrante nella gestione.
Sono stati i genitori dei piccoli alunni del nido a costituirsi in Comitato per tutelare la qualità della scuola.
Abbiamo bisogno che questa amministrazioni si dedichi meglio a cercare soluzioni che continuino  a garantire la qualità del servizio offerto e tuteli lavoratori che con tanta passione si preoccupano di offrire la loro migliore professionalità ai nostri bambini” dichiara…. “ed è per questo che fin da subito abbiamo deciso di far partire una petizione popolare finalizzata soprattutto ad informare e sensibilizzare la cittadinanza di Grugliasco sul tema”.
Un comportamento che ha spinto i più maligni ad affermare che ci fosse la volontà a far considerare il “pubblico” come migliore del “privato”, ma non è così.
“Non vogliamo mettere in competizione il servizio pubblico con quello  privato – continua – sappiamo bene che ognuno opera in conformità agli standard richiesti e sotto l’egida della propria preparazione professionale, ma non possiamo tollerare che la mannaia dei tagli agisca in maniera indiscriminata andando a colpire dove non deve e sorvolando su altre questioni: l’infanzia e l’educazione non possono essere le prime vittime di queste politiche discutibili” .
Di qui la  raccolta di firme su un appello [https://docs.google.com/file/d/0B_IMaUM5UncrWU16MjhfanNIOWc/edit] che ha fatto il giro delle scuole cittadine per tutto il mese di marzo raccogliendo tante adesioni tra i genitori e cittadini.
Scelta sicuramente felice, perché l’immediato impatto con la popolazione ha spinto l’amministrazione ad incontrare i sindacati ad un tavolo tecnico con sindaco e assessori per verificare la possibilità di soluzioni alternative.
Nei due incontri che si sono tenuti sinora, sono state trovate due strade realmente perseguibili: la gestione sotto l’ASM, una società multi servizi del Comune di Venaria, e la possibilità di creare un Ente Intercomunale coinvolgendo i Comuni di Collegno e Rivoli che potrebbero mettere in rete i loro nidi comunali.
Quest’ultima possibilità sembrerebbe essere la soluzione ottimale, se proprio non si riuscissero a trovare le forme necessarie per far rimanere il nido sotto l’egida comunale, in quanto la creazione di un Ente dedicato preserverebbe quel patrimonio pedagogico accumulato nel tempo
Molto dipende anche dalle volontà degli altri Comuni, ma i genitori non demordono anche perché in realtà i conti del nido sembrano essere molto diversi rispetto a quanto presentato, la prima volta, in sala consiliare
“Oltre ad una scelta francamente discutibile, in quanto sicuramente in controtendenza al piano generale della scuola che prevede l'accorpamento dell'istruzione sin dall'età dei nidi con le materne, l’Amministrazione comunale ci ha presentato un quadro economico delle spese di gestione che difficilmente può rappresentare la realtà” sostengono i rappresentanti dei genitori “e questi sono aspetti che devono essere chiariti per onestà nei confronti degli educatori e del personale che opera all’interno della struttura, e poi nei riguardi dei grugliaschesi che devono essere tranquilli delle parole dei loro governanti”.
Intanto oggi la consegna al Comune delle prime 1.900 firme, mentre l’attività di raccolta e sensibilizzazione continua.
“Speriamo di poter giungere presto ad una soluzione condivisa, soprattutto che possa riportare la ragione e il buonsenso al centro del trattamento delle questioni che riguardano il presente ed il futuro della città di Grugliasco.”

Per il Comitato
Tamara Bardella

lunedì 20 aprile 2015

Buona scuola, cattive pratiche

La buona scuola, tanto di moda in questo momento, manifesta già i segni di rovina da facciata mal affrescata e già totalmente crepata come solo il PD potrebbe presentare.
La volontà di praticare tagli all'istruzione, come nessun altro aveva osato finora, si scontra con una sempre più grande fame di strutture scolastiche adeguate, efficienti e sicure.
Basti pensare che il 68% delle strutture scolastiche è antecedente il 1974, ma noi abbiamo bisogno degli F-35 e dell'EXPO, il resto vada pure in malora.
L'Uomo-slide di Firenze continua nella sua propaganda da quattro soldi finalizzata a tenere buono il popolino, anche se oramai non è una cosa di così ardua difficoltà, e promette e promette e non mantiene mai, ma tanto chi se ne accorge? Se non fosse per le solite dinamiche interne di partito, che sembra si stia attrezzando per il ciclico rimpiazzo, quell'ebetino potrebbe andare avanti fino a fine legislatura, con buona pace di coloro che ancora provano ad opporsi a questa sottrazione costante di diritti sociali acquisiti, nei decenni passati, con fatica, sacrifici e sforzi sovrumani.
D'altronde, a quanto pare, non ce lo si può più permettere, il diritto è diventato un costo e la sicurezza, ancora di più, un lusso, e allora cosa si fa? Semplice, si riducono i costi.
La sanità, le strutture pubbliche, quelle scolastiche, ovvero tutto ciò che non fa alzare il PIL  (le armi non si toccano, quelle fanno impennare tantissimo) finisce nel mirino della scure dei tagli, condendo il tutto con termini dal fascino austero e parsimonioso: accorpiamo, efficentiamo, razionalizziamo.
Insomma, tagli, grandi, dolorosi e spesso fatti proprio male.
E Grugliasco, lo sappiamo bene, non fa eccezione, in nessuna delle tre tipologie sopraddette.
Un esempio? Parliamo di Don Milani.
L'anno scorso promuovemmo una petizione che puntava ad evitare lo spostamento dei circa 100 bambini da una struttura dedicata, seppur bisognosa di seri interventi manutentivi, ad una totalmente inadatta e inadeguata come la elementare Ungaretti.
Il Sindaco ammaliava i genitori sventolando loro sotto il naso l'improbabile realizzazione della futurissima elementare-materna al posto della media Gramsci, senza presentare uno straccio di progetto, ma disponendo il trasloco nella decadente Ungaretti e nell'area vuota della Di Nanni, risistemate alla bene meglio per accogliere i piccoli.
La miopia politica di questa operazione risiedeva, secondo noi, nel fatto che era inutile spostare le strutture due volte (Don Milani-Ungaretti, Ungaretti-Nuova Materna/Elementare) e che tanto valeva aspettare la fine della riqualificazione del complesso destinato ad ospitare i due livelli scolastici per spostare i piccoli alunni.
Perché tanta fretta? Perché decidere un cambio così delicato, facendolo passare, peraltro, con le nota di spesa del bilancio cittadino, invece di interpellare i tecnici competenti per ogni ambito per comprendere quale fosse il modo migliore di effettuare questo operazione?
La dura lex di questa Amministrazione non ne volle sentire parlare e così i bambini vennero smistati come abbiamo già raccontato più volte, con le conseguenze che sappiamo.
E adesso che siamo venuti a conoscenza dei costi dell'operazione, il quadro presenta quanto segue:
per i lavori di pseudo adeguamento all'Ungaretti si son spesi € 47.660,00, mentre per quelli alla Di Nanni le spese sostenute ammontano a  44.300,00
Totale 91.960,00.
Ora, il Sindaco, nella sua slide-one-man-show illustrò che il costo per ogni alunno della Don Milani, sostenuto dall'amministrazione, ammontava a circa € 220,00 che, per circa i 100 bambini ospitati, produce matematicamente un risultato di circa € 22.000,00, quindi al netto dei costi, e ragionando per difetto, con quello che si è speso per spostare i bambini negli altri due plessi li si sarebbe potuti lasciare lì per almeno altri 4 anni, ovvero il tempo necessario al Super Sindaco, sempre a detta sua, per realizzare i lavori alla futura ex Gramsci.
Risultato: alunni messi in una struttura inadeguata e discriminante (ricordiamo che l'Ungaretti non permette l'accesso ai disabili ai piani superiori), personale sotto dimensionato per la divisione fatta con la Di Nanni e una discreta quantità di soldi pubblici investiti in qualcosa che tanto fra un pò non servirà più.
Eccola, la buona scuola dei nostri renzisti.
Oppure c'è un'altra risposta, qualcosa che a noi era naturalmente sfuggito ma che forse il Sindaco sapeva già, ovvero che in realtà non sarebbero mai riusciti a terminare in tempo utile l'Europa Unita, e che quindi non avrebbero potuto traslocare i ragazzi della Gramsci per iniziare i lavori, chissà.
Ma se così fosse, cosa aspetta a dircelo? 
Guadagnerebbe tanti punti, che magari se li potrebbe giocare per la prossima questione: il nido Allende.

venerdì 3 aprile 2015

Partecipate, disegni e prospettive


Il tema delle dismissioni delle partecipate tiene banco, in questa fase amministrativa del Comune.
L'approvazione del bilancio di previsione, in fase di approvazione, include una serie di scelte, già inserite negli indirizzi deliberati dalla Giunta, e che il Consiglio Comunale ha discusso l'altra sera.
Determinanti saranno i tagli che il Governo "del fare" ha recentemente stabilito nella legge di stabilità: 1,2 miliardi di Euro in meno ai Comuni, 900 milioni le Province, tagli assegnati in proporzione alle proprie risorse.
D'altronde, ce lo chiede l'Europa (ma veramente?) e i "ravanelli" (così li chiamano in Abruzzo quelli rossi fuori e bianchi dentro) sommessamente eseguono, con camicia bianca e maniche ben arrotolate.
Di conseguenza, da noi, sono state annunciate le decisioni finalizzate a fare cassa perché, il Governo taglia, ma intanto vuole che i Comuni continuino ad assolvere il loro compito di amministrazione virtuosa con pareggio di bilancio annesso ed ineludibile. 
Quindi che succede, adesso?
Tutto ciò più di tanto non sorprende, sono anni ormai che vanno avanti con la solfa del fatto che i Comuni costano troppo, i servizi sociali son diventati insostenibili e la scuola e la cultura non possono più gravare sulle casse statali (ma agli istituti privati i soldi non sono mai mancati).
Gli YESMAN PDemocratici, silenziosi, faticosamente obbediscono senza battere ciglio al grande capo di turno, e tutto và avanti così.
Tra le varie dismissioni figura anche il nido comunale "B. Allende", l’ultimo a gestione pubblica della nostra città, perché (di nuovo) “costa troppo”, ma mancano alcuni elementi chiarificatori.
Sindaco e Assessori, a fronte dell’importante presa di posizione da parte dei genitori e dei rappresentanti sindacali, che si sono fermamente opposti all’idea originaria della privatizzazione anche tramite una felice raccolta firme che verrà depositata a giorni, si sono visti costretti ad aprire un tavolo tecnico di trattativa dal quale stanno sicurmamente uscendo segnali importanti, ma non sono ancora state soddisfatte le specifiche e i giustificativi di spesa, mai arrivati, anche a fronte di istanze presentate da più parti.
Una richiesta, questa, che dovrebbe essere evasa in poco tempo, in realtà, perché se l’Amministrazione ha potuto redigere delle analisi finalizzate a supportare la tesi della dismissione, in teoria dovrebbe già possedere quei dettagli, ma evidentemente non è così.
Attendiamo ancora fiduciosi, auspicando che il contenuto dei verbali redatti a seguito dell’incontro con i sindacati, trovi conferma nei risultati che di qui a pochi mesi emergeranno, e non servano solo come paravento di ben altre volontà.
Attenzione a parte merita l’aspetto delle partecipate, anche qui nel mirino di quella finta spending review che serve al “sinistro” Renzi per dirottare risorse su armamentari da guerra (F35) e opere ormai iccommentabili (TAV, EXPO, ecc).
Su questo aspetto il discorso deve essere chiaro.
Le società, che i Comuni o gli Enti costruiscono, sono spesso realtà snelle e dedicate che permettono l’avvio di un progetto che altrimenti la macchina comunale, già occupata a svolgere altro, non riuscirebbe a seguire.
Sì, certo, ogni tanto qualcuno ci mette gli “amici”, ma, come sempre, non è il caso singolo a far la regola, saremmo solo dei populisti a sostenere il contrario.
In realtà è proprio grazie a questi progetti che spesso le amministrazioni hanno dato il meglio di sé, innovando e sperimentando cose che altrimenti difficilmente si sarebbe riusciti a fare.
Tagliare risorse vuol dire amputare attività importanti, ed eseguire sommessamente questi compiti impartiti vuol dire essere daccordo con quanto deciso a monte.
Naturlamente, lo capisco, per portare avanti quei progetti bisogna avere qualcosa da dire, bisogna avere qualcosa in testa, un disegno, ampio e sociale, culturale e valido, non fumoso, come un inceneritore, e soprattutto non asservito a modelli fallimentari e sorpassati.
Un disegno che punti verso una direzione ben precisa e non solo utile per un fine elettorale o di un facile ritorno di consenso elettorale. 
Il sale della politica sta lì, e quello di un’amministrazione comunale ancora di più, perché se è vero che non si possono muovere grandi leve, nelle realtà dei nostri territori si può essere pionieri di prospettive e di alternative.
Altrimenti tanto varrebbe che nei Comuni si mettessero solo dei passacarte burocraticizzati, personale abilitato solo a ricevere le disposizioni dall’alto e applicarle, staccare qualche multa e controllare che non ci siano le cacche dei cani nei giardinetti. Punto.
Ma allora basta Sindaci, basta Assessori, basta Consiglio Comunale: qualche ufficio, i pochi strumenti necessari per evitare un’anarchia criminale per le strade e poco altro.
Qualcuno ne sarebbe contento, eccome, come si è dimostrato contento quando ha spacciato il taglio delle Province come una riduzione dei costi, sostituendo il Consiglio Provinciale (consiglieri eletti dai cittadini) con il Consiglio Metropolitano (sindaci eletti da altri sindaci).
Ne sarebbe contento perché ridurrebbe ancora di più l’aspetto saliente delle nostre vite: la democrazia della rappresentanza.
Bella vita, allora: niente più opposizione, niente più rompipalle, niente più petizioni o antipatici banchetti in giro a informare, ma solo gente fedele, che lavora, tace e soprattutto non pensa.
Ah, quanto silenzio.