venerdì 3 aprile 2015

Partecipate, disegni e prospettive


Il tema delle dismissioni delle partecipate tiene banco, in questa fase amministrativa del Comune.
L'approvazione del bilancio di previsione, in fase di approvazione, include una serie di scelte, già inserite negli indirizzi deliberati dalla Giunta, e che il Consiglio Comunale ha discusso l'altra sera.
Determinanti saranno i tagli che il Governo "del fare" ha recentemente stabilito nella legge di stabilità: 1,2 miliardi di Euro in meno ai Comuni, 900 milioni le Province, tagli assegnati in proporzione alle proprie risorse.
D'altronde, ce lo chiede l'Europa (ma veramente?) e i "ravanelli" (così li chiamano in Abruzzo quelli rossi fuori e bianchi dentro) sommessamente eseguono, con camicia bianca e maniche ben arrotolate.
Di conseguenza, da noi, sono state annunciate le decisioni finalizzate a fare cassa perché, il Governo taglia, ma intanto vuole che i Comuni continuino ad assolvere il loro compito di amministrazione virtuosa con pareggio di bilancio annesso ed ineludibile. 
Quindi che succede, adesso?
Tutto ciò più di tanto non sorprende, sono anni ormai che vanno avanti con la solfa del fatto che i Comuni costano troppo, i servizi sociali son diventati insostenibili e la scuola e la cultura non possono più gravare sulle casse statali (ma agli istituti privati i soldi non sono mai mancati).
Gli YESMAN PDemocratici, silenziosi, faticosamente obbediscono senza battere ciglio al grande capo di turno, e tutto và avanti così.
Tra le varie dismissioni figura anche il nido comunale "B. Allende", l’ultimo a gestione pubblica della nostra città, perché (di nuovo) “costa troppo”, ma mancano alcuni elementi chiarificatori.
Sindaco e Assessori, a fronte dell’importante presa di posizione da parte dei genitori e dei rappresentanti sindacali, che si sono fermamente opposti all’idea originaria della privatizzazione anche tramite una felice raccolta firme che verrà depositata a giorni, si sono visti costretti ad aprire un tavolo tecnico di trattativa dal quale stanno sicurmamente uscendo segnali importanti, ma non sono ancora state soddisfatte le specifiche e i giustificativi di spesa, mai arrivati, anche a fronte di istanze presentate da più parti.
Una richiesta, questa, che dovrebbe essere evasa in poco tempo, in realtà, perché se l’Amministrazione ha potuto redigere delle analisi finalizzate a supportare la tesi della dismissione, in teoria dovrebbe già possedere quei dettagli, ma evidentemente non è così.
Attendiamo ancora fiduciosi, auspicando che il contenuto dei verbali redatti a seguito dell’incontro con i sindacati, trovi conferma nei risultati che di qui a pochi mesi emergeranno, e non servano solo come paravento di ben altre volontà.
Attenzione a parte merita l’aspetto delle partecipate, anche qui nel mirino di quella finta spending review che serve al “sinistro” Renzi per dirottare risorse su armamentari da guerra (F35) e opere ormai iccommentabili (TAV, EXPO, ecc).
Su questo aspetto il discorso deve essere chiaro.
Le società, che i Comuni o gli Enti costruiscono, sono spesso realtà snelle e dedicate che permettono l’avvio di un progetto che altrimenti la macchina comunale, già occupata a svolgere altro, non riuscirebbe a seguire.
Sì, certo, ogni tanto qualcuno ci mette gli “amici”, ma, come sempre, non è il caso singolo a far la regola, saremmo solo dei populisti a sostenere il contrario.
In realtà è proprio grazie a questi progetti che spesso le amministrazioni hanno dato il meglio di sé, innovando e sperimentando cose che altrimenti difficilmente si sarebbe riusciti a fare.
Tagliare risorse vuol dire amputare attività importanti, ed eseguire sommessamente questi compiti impartiti vuol dire essere daccordo con quanto deciso a monte.
Naturlamente, lo capisco, per portare avanti quei progetti bisogna avere qualcosa da dire, bisogna avere qualcosa in testa, un disegno, ampio e sociale, culturale e valido, non fumoso, come un inceneritore, e soprattutto non asservito a modelli fallimentari e sorpassati.
Un disegno che punti verso una direzione ben precisa e non solo utile per un fine elettorale o di un facile ritorno di consenso elettorale. 
Il sale della politica sta lì, e quello di un’amministrazione comunale ancora di più, perché se è vero che non si possono muovere grandi leve, nelle realtà dei nostri territori si può essere pionieri di prospettive e di alternative.
Altrimenti tanto varrebbe che nei Comuni si mettessero solo dei passacarte burocraticizzati, personale abilitato solo a ricevere le disposizioni dall’alto e applicarle, staccare qualche multa e controllare che non ci siano le cacche dei cani nei giardinetti. Punto.
Ma allora basta Sindaci, basta Assessori, basta Consiglio Comunale: qualche ufficio, i pochi strumenti necessari per evitare un’anarchia criminale per le strade e poco altro.
Qualcuno ne sarebbe contento, eccome, come si è dimostrato contento quando ha spacciato il taglio delle Province come una riduzione dei costi, sostituendo il Consiglio Provinciale (consiglieri eletti dai cittadini) con il Consiglio Metropolitano (sindaci eletti da altri sindaci).
Ne sarebbe contento perché ridurrebbe ancora di più l’aspetto saliente delle nostre vite: la democrazia della rappresentanza.
Bella vita, allora: niente più opposizione, niente più rompipalle, niente più petizioni o antipatici banchetti in giro a informare, ma solo gente fedele, che lavora, tace e soprattutto non pensa.
Ah, quanto silenzio.

Nessun commento:

Posta un commento