venerdì 29 maggio 2015

CAAT: Le ragioni delle proteste

Nella notte tra il 24 e il 25 maggio ci siamo recati al presidio convocato dai lavoratori e dal sindacato S.I. Cobas del CAAT (Centro Agro-Alimentare di Torino), uno di più grandi snodi logistici d'Europa, dove la merce, prima di raggiungere i vari supermercati europei (e torinesi), viene smistata.
Il CAAT di Torino
Qui ci lavorano circa 800 lavoratori, divisi in una 30ina di cooperative, e la proprietà è al 90% del Comune di Torino, pur trovandosi sul territorio grugliaschese. 
E'  una vicenda che richiama alcuni dei temi sui quali siamo già impegnati, come il rapporto tra il cibo e la comunità, dove quest'ultima viene messa nel tritacarne dalla nuova etichetta di consumatori, in modo da dimenticare e non farsi domande rispetto alla "storia" dei beni che compra: dove sono prodotti, da chi, in quali condizioni, e, sopra tutti questi, perché.

mercoledì 27 maggio 2015

Nido Allende: la ragione dei numeri

Mancano circa 30 giorni alla scadenza dei termini per conoscere il destino dell'asilo comunale "B. Allende", quello che a febbraio Montà voleva privatizzare ma che, in seguito alle circa 2000 firme raccolte con la petizione, e al ruolo svolto dalle rappresentanze sindacali, si è dovuto poi orientare su ben altre strade (anche se lui, con sguardo duro e fiero, non lo ammetterà mai).
Il 30 giugno si dovrebbe conoscere, in teoria, se il nido passerà alla gestione dell'ASM, l'azienda del Comune di Venaria, attualmente commissariato, che, proprio per questa situazione, difficilmente potrebbe prendere una decisione così significativamente politica, oppure se verrà avviato il progetto dell'Ente intercomunale, che prevede il coinvolgimento di Collegno e (forse) Rivoli, anche se qui i tempi sono abbastanza ristretti e non si scorgono segnali definitivi in questa direzione.

venerdì 22 maggio 2015

La compulsione da cemento e il marketing territoriale


Ieri sera in commissione urbanistica si è parlato di Università: del paventato Polo Scientifico, che la Giunta precedente dava per fatto, non se sa più nulla, o meglio, si sa che molto probabilmente non si farà.

Le osservazioni nel merito trovano la solita espressione sconvolta del nostro assessore all’urbanistica che con potenti tentennamenti, e amnesie topografiche, persevera nel portare avanti ciò che gli vien detto di fare e dire, forse senza che neanche lui ben ricordi che cosa deve riportare.

Alle risposte dei tecnici, non corrispondono altrettanto preparati riscontri dei politici, ma questa politica mica prevede preparazione, dedizione e ricerca: qui bisogna solo esibire i muscoli, fare le facce dure e strafottenti nei confronti di chi dissente e asfaltare le discussioni (comuni) a favore della decisioni (loro).

Ma non è una questione di "PDPDLUDC o che altri", è una questione di teste, di volontà, di capacità (di cui non se ne rileva presenza se non volta al massimo impegno nel preservare il proprio orticello).


lunedì 11 maggio 2015

Salutando la nostra sede: #SAVETHEBOOK

Come già annunciato ai nostri associati, e alla cerchia più ristretta di amici di questa associazione, da fine questo mese non potremo più usufruire dei locali della nostra cara sede/biblioteca "IL FAGGIO ROSSO".
Una conseguenza derivata da condizioni economiche per noi diventate insostenibili, e non potevamo certo perseguire una strada, seppur onorevole, che deviasse dai concetti che cerchiamo di portare avanti.
Sapevamo che il fatto di avere un locale “nostro”, svincolato da concessioni comunali, quindi libero ed indipendente da eventuali condizionamenti, sarebbe stata una scommessa azzardata, ma la speranza di farci conoscere e apprezzare, e trovare quindi un sostegno diffuso tra la popolazione, era un’ambizione che ci sentivamo di coltivare, fosse anche solo per la volontà di divulgare il più possibile il nostro pensiero, le nostre informazioni, la nostra idea di società.

lunedì 4 maggio 2015

Sfasci te o s-fascio io?

A Milano si stanno ancora raccogliendo i cocci delle vetrine rotte e si sta finendo di spegnere i roghi appicati generati dal gruppo denominato "black block" che il 1° maggio, nel mezzo della serie di manifestazioni contro l'EXPO (ce ne son state più d'una, ma vigliacca miseria a trovare due foto degli altri cortei pacifici), ha creato i danni necessari per deviare l'attenzione delle persone da quello che invece è un problema politico di ordine planetario, e sostenuto dal Movimento NoEXPO, come la carenza di cibo e di risorse per più di 2 miliardi di persone nel Mondo.
I lanci di pietre e le azioni selvagge, che tutto lasciano pensare tranne che alla volontà di manifestare contro l'evento fieristico, hanno trovato grandissimo risalto sui media, come era logico che fosse, ma lasciano anche intravedere ben altro.
A Milano, volti coperti con bombe carta e spranghe, sono stati evidentemente messi in una condizione di poter agire pressocché indisturbati, vanificando così il tentativo di far passare il vero messaggio di contestazione che si stava portando avanti, non solo nei confronti dell'opera-EXPO in sé, ma del significato, l'ennesimo, di cui questa è rappresentante e che trasuda di corruzione, devastazione ambientale, malaffare, cattiva politica ed occidente-centrismo.