venerdì 29 maggio 2015

CAAT: Le ragioni delle proteste

Nella notte tra il 24 e il 25 maggio ci siamo recati al presidio convocato dai lavoratori e dal sindacato S.I. Cobas del CAAT (Centro Agro-Alimentare di Torino), uno di più grandi snodi logistici d'Europa, dove la merce, prima di raggiungere i vari supermercati europei (e torinesi), viene smistata.
Il CAAT di Torino
Qui ci lavorano circa 800 lavoratori, divisi in una 30ina di cooperative, e la proprietà è al 90% del Comune di Torino, pur trovandosi sul territorio grugliaschese. 
E'  una vicenda che richiama alcuni dei temi sui quali siamo già impegnati, come il rapporto tra il cibo e la comunità, dove quest'ultima viene messa nel tritacarne dalla nuova etichetta di consumatori, in modo da dimenticare e non farsi domande rispetto alla "storia" dei beni che compra: dove sono prodotti, da chi, in quali condizioni, e, sopra tutti questi, perché.

E che ricorda cosa negli ultimi decenni è diventato il nostro Paese: un'Italia non più terra di produzione propria, bensì terra di passaggio, di smistamento, di carico e scarico, di indotto del macro commercio. Ed è proprio questa nuova identità a fare della logistica un campo di lotta cruciale: è qui che si trova uno degli ingranaggi portanti della struttura economica in cui viviamo.
Al presidio, dove alla presenza di un'ottantina di lavoratori a cui si sono aggiunti una ventina di cittadini solidali, si attende che l'esito del tavolo interno, tra sindacato e azienda, indichi quali misure da adottare, da parte dei lavoratori, per far valere i propri diritti. 
Ne approfittiamo per fare qualche parola con i presenti, per capire meglio le dinamiche e la storia di questa lotta che, pur coinvolgendo un settore così strategico e presente, anche se indirettamente, nella vita quotidiana di tutti (tutti mangiamo qualcosa che passa dal CAAT), rimane invisibile agli occhi e alle coscienze dei più. 
CAAT - il presidio dello scorso maggio
Ci raccontano ad esempio di una grande conquista civile, umana, non salariale: i lavoratori adesso sono chiamati per nome
Prima erano solo "we", "tu", "egitto", "tunisia", ecc., e la conquista di tale diritto è venuta dopo il blocco dell'entrata dei camion pieni di merci, subendo, senza arretrare, le cariche della polizia che si conferma, con questo comportamento, essere a guardia dell'ordine costituito più che dell'ordine pubblico. Una vittoria che insegna che solo quando i lavoratori alzano la testa ottengo il rispetto. 
Si manifestava per le stesse condizioni di oggi, aggravate dal largo ricorso al lavoro in nero. Era il 23 maggio 2014.
Ci raccontano di quella notte come di una grande vittoria perché, a fronte delle intimidazioni fisiche delle forze dell'ordine da una parte, e quelle lavorative di alcuni padroni venuti davanti ai cancelli dall'altra, hanno sentito ancora più forte la minaccia al loro presente e al loro futuro, il richiamo, non più rimandabile, alla difesa della propria dignità di essere umani.
Ci raccontano che molte di queste persone, scappate dalla NATO e dalle sue guerre, hanno un altro rapporto con la paura generata dalla polizia in antisommossa.
Ci raccontano del rapporto umano che il lottare insieme ha generato e genera, unendo alla lotta specifica anche altre problematiche comuni, come il permesso di soggiorno e gli assegni familiari. D'altra parte basta osservarli per accorgersi che non si guardano e parlano come colleghi, ma come fratelli coscienti di condividere ben altro che qualche ora tutti i giorni sulla stessa lastra di cemento.
Ci raccontano che le coop sostengono di essere loro a dare il pane ai lavoratori, ma è vero l'esatto contrario: è il lavoro dei facchini a dare il pane a chi comanda, a permettergli di vivere in belle e confortevoli case, a concedergli la possibilità di programmarsi un futuro nonché di godersi i bei macchinoni con i quali li si vede arrivare al CAAT.
Dopo circa un’ora di permanenza all’esterno dell’Hub, prende la parola Franco LATORRACA, referente dei S.I. Cobas, il quale, oltre a ricordare le ragioni del presidio, riporta l'esito della trattativa.
Queste le richieste emerse durante l'incontro: 
  1. Un contratto unico per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla cooperativa di appartenenza, con una paga minima di 8 €/h. 

    Oggi i lavoratori sono pagati intorno ai 6 €/h, e spesso lavorano diverse ore senza retribuzione, abbassando ulteriormente la paga oraria reale, quando il Contratto Nazionale vigente per la logistica prevede un salario di 8,60 € (5° livello) e di 9,00 € per i carrellisti. Senza parlare di ferie e malattie, naturalmente non riconosciute. Questo meccanismo permetterebbe inoltre alle "cooperative oneste" di non subire la "concorrenza sleale" delle altre coop che, ribassando i costi tagliando sui salari, riescono ad aggiudicarsi più facilmente gli appalti. 
  2. Garanzia d'assunzione nei cambi di appalto.

    Attualmente, dal momento in cui una cooperativa perde l’appalto, automaticamente i lavoratori perdono il lavoro. La cooperativa subentrante, non rileva gli stessi, ma ne assume di altri.
    Questo processo, che tratta i lavoratori come merce "usa e getta", fagocita tutto: diritti, disegno di un futuro possibile, umanità, un tetto sopra la testa, famiglia e via di seguito.
    Occorre ricordare che, ad aggravare il quadro d'insieme, si sta parlando in molti casi di lavoratori che, a differenza di altre realtà, non hanno alcun risparmio o "ammortizzatore familiare" a cui appoggiarsi per far fronte al licenziamento. 
  3. In virtù del punto precedente, la riassunzione dei 40 lavoratori della Coop EURO 2008 cooperativa che, a seguito della perdita dell'appalto ha dichiarato senza preavviso fallimento, rimanendo insolvente verso i lavoratori. 

Al tavolo a cui erano presenti il Presidente e il Direttore del CAAT oltre al Presidente dei grossisti, mentre mancava solo quello delle cooperative, e le Parti Padronali, dichiarandosi intenzionati a risolvere i problemi sollevati, hanno scongiurato un eventuale blocco dello scarico/carico della merce, assumendosi l'impegno di convocare entro dieci giorni un tavolo per affrontare le richieste dei lavoratori.

Il presidio ha dunque sortito l'effetto di ottenere l'impegno della controparte e tempi certi per il prosieguo della trattativa. 

Franco Latorraca - SICobas
Ma Latorraca ha voluto ricordare che quel tavolo oggi esiste unicamente perché i lavoratori hanno dimostrato, con le loro azioni e la loro determinazione, di saper ottenere l'attenzione da parte di chi solitamente li ignora.
Inoltre, proprio grazie a quella pressione, presto il S.I. Cobas avrà un suo spazio all’interno del CAAT, dotandosi così di uno strumento fondamentale per i lavoratori.
E’ stato poi rilanciato l’invito al prossimo presidio che si terrà in concomitanza con il successivo tavolo di trattativa.
Naturalmente, ci saremo anche noi.

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