venerdì 22 maggio 2015

La compulsione da cemento e il marketing territoriale


Ieri sera in commissione urbanistica si è parlato di Università: del paventato Polo Scientifico, che la Giunta precedente dava per fatto, non se sa più nulla, o meglio, si sa che molto probabilmente non si farà.

Le osservazioni nel merito trovano la solita espressione sconvolta del nostro assessore all’urbanistica che con potenti tentennamenti, e amnesie topografiche, persevera nel portare avanti ciò che gli vien detto di fare e dire, forse senza che neanche lui ben ricordi che cosa deve riportare.

Alle risposte dei tecnici, non corrispondono altrettanto preparati riscontri dei politici, ma questa politica mica prevede preparazione, dedizione e ricerca: qui bisogna solo esibire i muscoli, fare le facce dure e strafottenti nei confronti di chi dissente e asfaltare le discussioni (comuni) a favore della decisioni (loro).

Ma non è una questione di "PDPDLUDC o che altri", è una questione di teste, di volontà, di capacità (di cui non se ne rileva presenza se non volta al massimo impegno nel preservare il proprio orticello).


A questi non gliene frega niente dell’Università, degli studenti, dell’ambiente, del futuro di una Città, ciò che è importante, per loro, è sapere cosa vogliono fare in alto, assecondare il tutto pedissequamente e farlo accettare alla popolazione. 
Basta, nient’altro.

Che poi i progetti siano ecologicamente incompatibili, insostenibili, inutili, fuori misura per l’essere umano, a loro non gliene cala nulla.

L’abbiamo visto con l’inceneritore: se lo son fatti piazzare lì, senza battere ciglio, senza proferir una sola parola di contrarietà all’opera (ma d’altronde, in famiglia non si litiga per la politica).

Non si sono interessati quanto incidesse in termini salutari sulle persone, sull’ambiente, niente.

Dall’alto gli hanno detto: vi mettiamo questa roba qua (l’inceneritore), vi diamo un po’ di compensazioni, che però usate soprattutto per progetti che vuole la Provincia, la proprietà sarà di una società privata (in barba alle sperticate affermazioni di chi stracciava le vesti dichiarando che sarebbe rimasto pubblico), vi affidate a ciò che dice l’ARPA, e tutti quelli che rompono le palle li mandate a stendere. 

O le scuole: i terreni della Don Milani e dell’Ungaretti vogliono destinarli a residenziale, e qualcuno vuole anche farci credere che Via Da Vinci possa diventare un boulevard.

A Grugliasco...

Grugliasco ha caratteristiche ben definite che sono incompatibili con l’applicazione di modelli che esulano dalle peculiarità di una città come questa.

Pensare di stravolgerla, male, in qualcos’altro vuol dire non rispettare questa Città.

Perderemo due scuole in una zona, Borgata San Francesco, che era perfetta per essere un piccolo polo studentesco: materna, elementare, media, Istituto tecnico e Università.

Era qualcosa da mantenere e da investirci, facendolo diventare un fiore all’occhiello dell’ambito scolastico grugliaschese.

Tutto troppo bello, e il Partito Demo-sociopatico non può certo permetterlo.

Non può accettare che esista una cosa simile su un territorio dove sta governando, e allora giù tutto, e avanti con case, case, case.

Che nessuno compra, che nessuno può permettersi, ma che servono tanto perché tolgono quel fastidioso pensiero legato a dover trovare soluzioni per garantire servizi e diritti alla cittadinanza.

Case che mangiano terreno, erodono spazi, non si sostituiscono all’esistente e danneggiano la microeconomia immobiliare di un territorio (tanta offerte = calo del valore commerciale).

Si continuano a sversare metricubi di cemento sui nostri terreni, si danneggia irreparabilmente il suolo e il sottosuolo, i terreni liberi non esistono più, l’acqua piovana quando cade incontra strati impermeabili che ne impediscono l’assorbimento in maniera diffusa e omogenea, concentrando i flussi in punti nevralgici, incapaci, spesso, di sottostare alla pressione idraulica esercitata da tali potenze.

Questo crea danni ambientali enormi. 
Ma a chi importa?
Questi qui Il loro affare lo hanno fatto, il patto è siglato, noi distraiamoci con il Fly-Experience.
Benvenuti dunque al marketing territoriale, chi fa la migliore offerta si aggiudica porzioni di terreno, e di vita, cittadina, basta che paghi, tutto il resto non conta.

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