martedì 14 luglio 2015

La Troika de' noiantri


Sempre più in basso! Questo è il trend del livello politico di questa maggioranza.
Se il Comune di Grugliasco fosse uno Stato a sé, e il suo andamento dipendesse dalle capacità politiche e amministrative di questa maggioranza, saremmo a negoziare un “exit strategy” con la Merkel già da un bel po’.
L’illustrazione, per così dire, della prospettiva del piano scuole per questa città mostra enormi limiti e incapacità previsionale.
L’Assessore Del Bianco snocciola frasi che si torcono su sé stesse: prima sostiene che abbiamo scuole fatiscenti e obsolete che cadono a pezzi e bisogna prevedere dunque importanti interventi edili,
tutto questo, naturalmente, utile per giustificare l’ingiustificabile, ovverossia la dismissione della Don Milani e dell’Ungaretti per accorparle nell’attuale struttura della Gramsci.
Poi però magnifica le strutture scolastiche di Grugliasco, esaltandone la loro fattura, parlando dei 650 e più alunni non residenti che le frequentano.
Chiamate un medico…

La realtà è che neanche loro sanno cosa dire, o forse mentono sapendo di mentire.

I nostri alunni, e parliamo ad esempio dei bambini dell’Ungaretti, vivono una situazione di disagio così palese che solo la pazienza e la volontà delle insegnanti e delle operatrici riescono a renderla sopportabile.

Inoltre, buona parte dei ragazzi che provengono da altre parti, al netto della qualità delle nostre scuole, lo fanno perché i genitori magari sono costretti a spostarsi per lavoro e, per evitare di dover prendere permessi o part-time, preferiscono avvicinarsi i figli, ma queste cose un amministratore che conosce il proprio incarico le dovrebbe sapere e non dovrebbe invece scadere in discorsi da bar alla domenica mattina.

Il fatto è che hanno bisogno di dare corpo al progetto di riqualificazione della Gramsci, un progetto che non si è mai visto, se non in qualche veloce slide, e per il quale sono stati richiesti circa 4.600.000,00 Euro al fondo immobiliare per i Comuni.

E in cambio? Bhé, quando tu non hai soldi, ti impegni ciò che hai, e  loro, considerandoli una loro proprietà, portano al monte dei pegni gli spazi pubblici, come ad esempio le aree delle attuali Don Milani e Ungaretti che, con varianti e variantine ad hoc, le vorrebbero rendere bell’è pronte per essere edificate.

Funziona così, per loro: si vendono i gioielli di famiglia e si tira a campare finché ce n’è, il resto si vedrà, e in un Paese che ha il pessimo vizio di non usare la memoria questi hanno gioco facile.

Naturalmente non esiste ancora una delibera, e noi ci sentiamo pronti ad intraprendere tutto ciò che è nelle nostre facoltà per riuscire a difendere il bene pubblico e lo spazio comune, esattamente come abbiamo già fatto per il nido Allende.

Ma questo modo di amministrare è tanto irritante quanto ridicolo.

Come si fa, ade esempio, a scrivere in una proposta di delibera che si ha intenzione di voler spostare i vigili urbani dall’attuale caserma (l’ex SIA, che il Comune vorrebbe rilocare - chissà perché -) in un’altra struttura, senza neanche indicare quale?

Del rispetto e del riconoscimento del diritto all’informazione dei cittadini questi se ne fottono.

Nelle loro azioni si legge un’unica direzione: distruggere il tessuto sociale e cittadino di questa comunità, non esistono parametri umani, ma cifre numeri, conti.

L’assessore Binda, quello che si preoccupa più delle cappelle che di altro, ripropone come un mantra: non ci sono alternative, c’è il patto di stabilità.

Parlando del Patto di Stabilità, perché allora non sono stati usati i soldi delle compensazioni dell’inceneritore per ristrutturare le scuole, visto che quelli esulano dal Patto di Stabilità? Era un’alternativa plausibile, qualcuno l’ha presa in considerazione?

No, perché era più importante accondiscendere i progetti dell’ex Provincia, già decisi a tavolino da altri.

Le alternative ci sarebbero anche, ma ce le stanno sottraendo e privatizzando, dismettendo ciò che è pubblico e decidendo di sottostare a decisioni che vengono prese altrove, lontane dal nostro territorio e dalle nostre necessità.

Se ne fregano dei bisogni delle persone, mettono le nuove divinità finanziarie, e i diktat economici, in cima all’altare del loro pressapochismo politico, sacrificando tutto il resto.

Sviliscono le volontà popolari, se ne fregano della partecipazione e usano la loro ignoranza per formare altra ignoranza. E dall’ignoranza, solitamente, si scade poi nella violenza, non sempre e per forza fisica, a volte basta quella intellettuale, utile per controllare come si vuole un popolo.


Proprio come la Grecia, anche noi, fatte le dovute proporzioni, sembra di trovarci di fronte ad una Troika con tanto di memorandum regionale e nazionale.

E proprio come il povero Tsipras, che si è visto ridurre al lumicino il suo spazio di manovra democratico, nonostante referendum e prese di posizione chiare, anche da noi si pensa di poter agire in tal senso.

Solo che qua da noi, a quanto pare, non abbiamo bisogno di una Merkel e di un Eurogruppo.

Noi, fin quando lasceremo le cose in mano a questi, e ce ne fregheremo di partecipare attivamente, riusciremo a fare tutto da soli.

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