lunedì 5 ottobre 2015

Il Saggio, la Luna e i miserabili al potere

"Iniziamo che stasera c'è la Juve" è la frase che detta i tempi delle attività dell'ultima Commissione Lavori Pubblici.
E allora lo zelante Presidente apre la seduta.
All'ordine del giorno si dovrebbe parlare della situazione delle piste ciclabili e, argomento sicuramente più delicato, dello stato della scuola media Europa Unita.
La presentazione del progetto della, forse, futura pista ciclabile che dovrebbe collegare l'Università con la stazione ferroviaria (500.000,00 Euro circa) viene accompagnata dalla distribuzione di un'improbabile tabella riportante dati e numeri della situazione delle piste ciclabili realizzate, e di quelle che si vorrebbero fare: segni dei tempi che mostrano una decadenza anche nella forma, non solo nella sostanza, essenziale, quando si parla di Istituzioni.
La discussione sull'Europa Unita è l'esemplificazione del detto "quando il saggio indica la Luna, l'idiota guarda il dito". Voilà.
Si disquisisce del colore, discutibile, della facciata (e sì che, per deciderne i toni, erano stati interpellati in merito il dirigente scolastico in carica e... il prete, come nei migliori film di Don Camillo, di altri pareri chi se ne fotte!) e del fatto che il tetto presenti l'anomalo piattume tipico degli edifici dove l'essenzialismo ha avuto la meglio su qualunque altro concetto di estetica, come se questa partitica, spesso fatta di interessi e affari e poco più,  non ci avesse ormai abituato al piattume e alla bruttezza che vediamo emergere anche dalle pagine delle leggi che redige, dai loschi comportamenti che la porta ad essere soggetto seguito con interesse dalle procure, per approdare alle becere bagarre cui troppo spesso assistiamo in televisione o nei dibattiti in sede parlamentare.
L'animosità, con la quale si presentano le critiche alla scelta della tonalità delle facciate scolastiche, argomento raccolto a man bassa dai social e sintomo del vuoto pneumatico che caratterizza le loro visioni politiche, si scontra con chi prova a riportare la questione su un piano ben più meritevole di essere analizzato, ovvero il fatto che il rifacimento della scuola era abbinato al progetto, incompiuto, della piazza Matteotti, oramai sfregiata e resa inabile alla possibilità di diventare il famoso luogo d'incontro cittadino che tanti grugliaschesi auspicavano (e che tanti politici promettevano).
Ben 5 varianti hanno spostato la destinazione economica, dei fondi dell'appalto totale, dalla piazza alla scuola, e benché siano intervenuti fattori esterni, che abbiano pesato sull'economia dell'opera, il resto è tutto farina del sacco di questi renzini che ci stanno governando, che ci hanno messo tutto del loro per trovarsi in questa situazione, a partire dall'accettazione di un ribasso d'asta praticamente nullo (0,01% dell'importo a base di gara) che ha vanificato la possiblità di un accantonamento per eventuali imprevisti, alla decisione, sempre in corso d'opera, di procedere all'accorpamento con l'altra scuola media, la Gramsci, imponendo dunque una modifica sostanziale, e onerosa, dell'edificio.

Ma il colore e il tetto la fanno da padroni, e dunque poco importa che non si possa visitare il cantiere perché non ci sono i dispositivi di protezione individuale per i visitatori (basterebbe farseli procurare dall'impresa appaltatrice), o che l'appalto iniziale ha subito un repentino cambiamento di destinazione finale.
L'importante è dare un senso alla presenza lì dentro.
L'ozioso vivacchio dei loro neuroni produce azzardi notevoli, arrivando a paragonare quell'infelice risultato, che si ostinano a definire scuola, con opere quali la Tour Eiffel o la Mole Antonelliana: speriamo che i rispettivi progettisti abbiamo il giusto grado di compassione, e di humor.
Insomma, qualcuno la Luna prova anche ad indicarla, ma questi si perdono nella miseria della loro povertà intellettuale, e alla fine si ritrovano a parlare dello smalto sull'unghia del dito, senza accorgersi che è una mano finta di un manichino.
Il saggio si è rotto le palle e se n'è andato da un pò: c'è un limite a tutto, e i miserabili (culturali) al potere non si possono più sopportare.

Nessun commento:

Posta un commento