lunedì 16 novembre 2015

REMS e PD: 2+2=5


La guerra è pace,
la libertà è schiavitù,
l’ignoranza è forza!
Gli slogan di matrice orwelliana sembravano capeggiare dietro le teste di coloro che l’altra sera hanno partecipato alla serata organizzata dal PD in solidarietà nei confronti del Sindaco Montà, per la storia del ritrovamento di alcuni bossoli sulla sua auto.
Quel gesto, da parte di PD e dintorni, è stato subito collegato agli occupanti del centro squat del Barocchio, anche per fomentare un bel po' di odio nei loro confronti, salvo poi venire a sapere che la denuncia presentata è verso ignoti: Montà, al netto degli starnazzamenti provenienti dai suoi, sa bene quanto sia alto il rischio di una querela per diffamazione, in questi casi.
Però intanto sui media, in pieno stile “sbatti il mostro in prima pagina”, il colpevole veniva già identificato.

Il volantino della serata PD, fatta anche per "spiegare in cosa consiste realmente la R.E.M.S.", era stato distribuito durante il consueto incontro istituzionale con le associazioni del territorio: per loro mischiare il privato del partito, con il pubblico dell’istituzione, è normale, proprio come accade nelle migliori dittature.
La serata, in realtà, è un test di tenuta del PD con le poche e sfibrate alleanze: i messi di provenienza locale (degli alti comandi non se ne vede l’ombra) sfilano davanti al tavolo esternando la loro fedeltà e riempiendosi la bocca di termini democratici che stridono come una preghiera religiosa ad un convegno di atei.
La carrellata degli “amici” restituisce la vaga sensazione di trovarsi in un film di F. Ford Coppola.
È un’occasione da sfruttare, per il PD, che gli permette di infilarsi nel ruolo di vittima designata dalla cattiveria sociale che “li circonda”.
Troppe nostre sedi vengono danneggiate” esordisce l’afono segretario, ma è una recita che non regge molto bene: quando sei il partito che da solo sta stravolgendo la Costituzione nata dalla Resistenza, che sta demolendo il sistema parlamentare repubblicano, che ha indebolito lo stato di diritto dei lavoratori, che svuota i cittadini dei loro diritti costituzionali in tema di salute e ambiente, che influisce sulla condotta dei media e che sostiene il sistema di opere pubbliche, dove spesso ci trovi sguazzare le imprese in odore di mafia e i comitati d’affari supporter dei nemici di Marino, diciamo che il ruolo della povera vittima non ti si addice proprio.
L’intervento di Montà, che non si capisce in che veste parli, se sindaco o militante PD, è qualcosa di epicamente tragico: la sua giaculatoria lo porta a ripetere che lui per il REMS non può decidere niente, che è tutto in mano alla Regione, che lui il programma sanitario delle REMS lo reputa valido, che queste non sono carceri, salvo poi affermare che la gente da lì dentro non può uscire e c’è uno stretto programma di sorveglianza (quindi è un carcere…) e che dunque le ritiene un’evoluzione degli OPG.
Naturalmente non si lascia sfuggire l’occasione per tirare in ballo la moglie, già condannata per firme false, e la figlia, vittime anch’esse di questa situazione e con voce rotta dall’emozione si spinge, con mille virtuosismi dialettici, a paragonarsi al segretario comunale Vaglienti, martire di Grugliasco, ucciso dai nazisti nella notte del 29 aprile ’45.
PD e dintorni si spellano le mani, potessero si inginocchierebbero e piangerebbero come di fronte ad un’apparizione divina.
All’incontro sono presenti anche la Dott.ssa Anna GRECO e il Prof. Luciano SORRENTINO del Comitato STOP OPG-Piemonte, data la loro competenza in materia, e i ragazzi del centro squat Barocchio, coinvolti loro malgrado in questa vicenda.
Il loro volantino, nel quale viene ribadita l’estraneità al gesto occorso al sindaco, lo si trova su tutte le sedie ben disposte per accogliere le persone solidali.
I tre o quattro cittadini, che hanno preso posto tra la quarantina di calibri medio-bassi della politica locale, potrebbero quasi ritenersi soddisfatti ma, prima l’intervento di uno dei ragazzi del Barocchio, che stacca a tutti una lezione sulla loro neolingua “voi chiamate gli inceneritori termovalorizzatori e così fate con gli OPG definendoli REMS”, e poi l’illuminante puntualizzazione della Greco e di Sorrentino mostrano le cose sotto un’altra luce.
I membri del Comitato, a parte sottolineare che l’Amministrazione, e non il partito, avrebbe dovuto pensare ad una serata informativa, dando tempestiva comunicazione alla cittadinanza e rendendola partecipe di ciò che stava accadendo sul territorio, elencano poi quali sono i problemi legati alla realizzazione di queste strutture, cosa comporterà per il personale operante, e per le persone rinchiuse lì dentro, e che il sindaco, contrariamente a quanto detto, ha eccome voce in capitolo, e lo dimostrano i casi di Alessandria e della vicina Collegno, dove sono state respinte le volontà di realizzare delle REMS ascoltando il parere dei consigli comunali e dei sindaci.
E non per sindromi NIMBY particolari, tengono a specificare, ma per la consapevolezza che le REMS, per come sono state progettate, rischiano di essere solo dei piccoli OPG.
Si sente un commento “ma noi queste cose non le sapevamo”: anime candide...
La figuraccia è potente, e i sorrisetti che si scambiano tra loro tradiscono tutto il loro disagio.
Il volto del solidarizzato sindaco si contrae in una maschera di disappunto, l’imbarazzo è tanto, a questo punto si cerca disperatamente l’espediente per evitare un’improbabile replica, che per fortuna viene offerto dal commento di una ragazza del Barocchio, e così finalmente la claque si può scatenare con urla, insulti e ingiurie rivolte alla commentatrice, e chiedendo che la riunione si chiuda lì e si vada tutti a casa.
Il segretario/moderatore prova a dire qualcosa, ma nessuno lo calcola.
L’ignoranza è forza, e loro ne sono un esempio ambulante, funzionali a meccanismi che loro nemmeno conoscono, e a farci le spese continuiamo ad essere noi.

1 commento:

  1. Fermo restando la condanna della minaccia in puro stile mafioso di cui è stato vittima il sindaco,mi sembra che si cerchi di addossare la responsabilità di tale gesto al Barocchio,questo ancor prima che i carabinieri indaghino.Mi sembra comunque fuorviante il tentativo di criminalizzare un centro che è presente da oltre vent'anni sul territorio grugliaschese,una presenza di cui nessuno fino ad ora ha trovato da ridire,pur senza entrare nel merito della struttura REMS se sia il caso o meno che venga collocata a Grugliasco,ma è proprio necessario che si debba smobilitare un centro per far posto ad un piccolo manicomio criminale? In fin dei conti di questo si sta parlando.
    Luigi Girasole

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