martedì 22 dicembre 2015

Le tasse non pagate? Roba da poco...

In questi giorni, ci siamo chiesti parecchie volte come il sindaco Montà avrebbe affrontato il consiglio comunale che si è svolto ieri, nel quale all'ordine del giorno, era prevista la discussione sull'interrogazione riferita al suo mancato pagamento, per ben 5 anni, delle tasse comunali su rifiuti e proprietà.
In un'atmosfera nervosa, che circonda la lettura dei punti sulla quale verte l'interrogazione, emerge il vero volto di una persona che non un solo attimo ha sentito il bisogno di muoversi con umiltà, prendendosi finalmente le proprie responsabilità e agendo di conseguenza.
La questione viene portata su un piano personale, naturalmente, cercando di spostare l'asse dell'attenzione sulla diatriba tra lui e i consiglieri di opposizione, e facendo svolazzare per l'aula frasi vagamente minatorie del tipo "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Citazione biblica con sfavillio savonaroliano.
Ma la bibbia dice anche "date a Cesare quel che è di Cesare" e a Cesare il sindaco non ha dato per ben 5 anni, mentre altri cittadini invece faticavano per essere in regola.
A completare il quadretto ci pensa il suo vice che si prende la briga di spiegare il meccanismo di avviso di riscossione dei tributi comunali, rendendo lampante il fatto che Montà non potesse non essere informato sui mancati pagamenti.
E quindi giù a stracciarsi le solite vesti e a denunciare il vile trattamento al quale "è stato sottoposto lui" e, per l'ennesima volta, "i suoi familiari", sui media e sui social, manco il mondo reale fosse lì.
Chissà se invece era diverso attaccare i ragazzi del Barocchio, imputando loro la colpa dei bossoli sul parabrezza, salvo poi presentare denuncia contro ignoti?
Insopportabile.
Sono questi comportamenti, queste mancanze che creano gli alibi sui quali si costruiscono le piccole furberie di ogni giorno, quelle piccole gocce che erodono e frantumano la virtuosità di una società.
Assistere, di nuovo, ad un amministratore che prova a rigirare la versione appurata dei fatti, commentando che tutto questo, alla fine, sia "roba da poco", vuol dire assistere ad un altro punto di contatto e di diffusione di quel germe che trova la sintesi nel "io so' io e voi nun siete un cazzo".
In troppi ambiti ormai si rileva la costante rimodulazione delle proprie mancanze, delle proprie incapacità, delle proprie colpe, con patetici tentativi finalizzati a scagionarsi da qualunque tentativo di accusa.
Ma non funziona così.
I soggetti pubblici sono i primi modelli ai quali la società civile si ispira per comportarsi e relazionarsi.
Le responsabilità sui fatti non possono essere delegate.
Se, come il sindaco si è spesso riempito la bocca durante i suoi comizi, l'art. 54 della Costituzione impone che "i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore" noi oggi questo articolo non lo vediamo rispettato, anzi riteniamo sia stato ampiamente disatteso.
Soprattutto da parte di chi si fregia di essere il presidente di un'associazione, come Avviso Pubblico, che fa della legalità la propria bandiera.
Non è più tempo delle lezioncine dispensate con supponenza e degli insulti distribuiti al primo oppositore, alla faccia della democrazia e del rispetto dei ruoli.
È il momento di capire che questo percorso è finito, che ciò che questi avevano da dare l'hanno dato, e male, e che è ora che ognuno si assuma, veramente, le proprie responsabilità, e compia le doverose scelte conseguenti.
Questa volta non basteranno un paio di scuse, due preghierine e finita lì.
Per salvaguardare l'immagine della città, per il rispetto che si deve ai cittadini, per dovere nei confronti dell'Istituzione del suo ruolo, e per quel poco che gli rimane di dignità, sarebbe bene che stavolta pensasse seriamente a dimettersi.
Tanto sappiamo bene che, nel caso, non rimarrebbe neppure disoccupato...

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