venerdì 16 dicembre 2016

ECCOCI!

ECCOCI!

Ci presentiamo, finalmente, in una veste un po' diversa rispetto a quella con la quale ci eravamo lasciati questa estate.
Eh sì, perchè dall'esperienza maturata in questi anni di reale e costante lavoro sul territorio, eccoci pronti a crescere, ad assumere una forma che oramai ci sentivamo addosso e che ci imponeva delle scelte realmente irrimandabili.
Dunque, a distanza di più di tre anni dall'inizio di quella fantastica avventura nata sotto l'insegna della Biblioteca Popolare "il faggio rosso", esperienza che ha prodotto momenti di reale ed esaltante comunità, eccoci approdare ad un ruolo cosiddetto politico ma assolutamente in linea con i principi, gli ideali e i valori che ci hanno contraddistinto in tutti questi anni.
Dalla resistenza alla chiusura del plesso materno "Don Milani", alle vittorie ottenute contro la privatizzazione dell'asilo nido "B. Allende" e alla volontà di creare un manicomio criminale (la REMS) nella zona Barocchio, ci siamo sempre opposti alla mercificazione della nostra città e alla svendita dei suoi spazi comuni in nome di dettami, politici o meno, che implicassero un peggioramento delle condizioni ambientali.
Crediamo che le società debbano tornare a scoprire la loro natura comunitaria, fatta di legami, di progetti condivisi, di scambi e di relazioni, il tutto in nome di uno sviluppo etico ed eguale capace di fare fronte alle tante difficoltà

Su questo blog, come segno di continuità con le battaglie combattute, ma anche per la legittima necessità di portare avanti un lavoro che sarebbe stato ingiusto se si fosse interrotto con la fine dell'associazione, si potranno trovare gli articoli e i post riferiti a quanto abbiamo fatto finora.

C'è bisogno di portare avanti la diffusione di una cultura sociale che sappia attingere a piene mani dai quei modelli che hanno già trovato una loro via alla sostenibilità, dimostrandone i benefici.
Crediamo che la politica sia il cuore degli sviluppi che auspichiamo, ma che per produrre tali cambiamenti, siano inevitabilmente necessarie anche tutte le altri parti di un corpo sano.

E soprattutto, siamo convinti che dalla combinazione della partecipazione, finalizzata a mettere a sistema proposte e progetti che siano immaginati nel solco di quei valori in cui crediamo, insieme all'organizzazione, utile ai fini di un utilizzo efficace e non dispersivo delle nostre energie, nasca il vero cambiamento sentito e condiviso.
Niente singoli al comando, nessun individuo che incanali su di sé attenzione e potere, ma una Comunità che con consapevolezza si muove e decide, in nome di un Bene Comune.

Una Grugliasco di tutti, per tutti
perchè

Grugliasco è... partecipazione!

lunedì 12 dicembre 2016

A Grugliasco nasce la lista civica “GRUGLIASCO SOSTENIBILE”.

Un gruppo di cittadine e cittadini, forti dell’esperienza e dell’impegno portati avanti per anni tramite l’associazione culturale “Grugliasco Comunità Sostenibile”, vista l’assenza di politiche finalizzate alla tutela e allo sviluppo dei Beni Comuni, ha deciso di ampliare la propria attività sociale e di strutturarsi in gruppo politico per dare più forza alle iniziative che intenderà intraprendere sul territorio.

Tra le caratteristiche principali del progetto di Grugliasco Sostenibile c’è il coinvolgimento diretto dei grugliaschesi nella costruzione di proposte utili, reali e fattibili per la città. Nelle prossime settimane i cittadini potranno esprimere la loro opinione, e presentare le loro richieste di informazione, tramite iniziative promosse sui vari canali di comunicazione.

Per partecipare attivamente e per restare informati sulle attività di Grugliasco Sostenibile è possibile visitare il sito www.grugliascosostenibile.it e seguire la pagina Fb della lista civica, nonché scrivere a grugliasco.sostenibile@gmail.com, nonché incontrarci in giro per la città con i nostri banchetti.



lunedì 5 dicembre 2016

Vince il NO e Grugliasco fa la sua parte

Dunque la Costituzione, per ora, è salva.
Con la vittoria del NO al referendum gli italiani hanno decretato che la riforma portata avanti dal duo Renzi-Boschi, con l'avvallo di tutta una serie di personaggi per nulla raccomandabili come Verdini e Alfano, venga rigettata e si mantengano gli equilibri sanciti nel '46.
Una vittoria importante, quella del fronte del NO, perché ha saputo dare una risposta solenne a chi da, ormai anni, prova costantemente a mettere mano alla struttura del nostro ordinamento giuridico con l'unico tentativo di piegare il meccanismo parlamentare al volere di una forza politica predominante, creando un forte contesto di antidemocrazia.
I cittadini hanno detto NO, l'hanno detto con coscienza, con la consapevolezza che questa riforma stava andando ad incidere sulla salute dei loro diritti e hanno scelto. Un bel segno di speranza per un Paese psicologicamente stanco, che spesso ha poca voglia di lottare e quando lo fa spesso gli capita di farlo per interesse.
Questa volta in gioco c'era il futuro prossimo delle persone, già reso fin troppo instabile dalle tante riforme che hanno svuotato di certezze i lavoratori, minacciato dalle nere nubi del gotha della finanza e dell'industria, delle banche e dei capitali.
Il vento delle urne ha riportato un sole che speriamo duri a lungo.
Piuttosto misera e triste, come tante altre cose lo sono state, la reazione di un Renzi che pensava di avercela fatta, ma che alla fine ha saputo solo dire: "Non pensavo mi odiassero così tanto", a dimostrazione che la riforma costituzionale era un meccanismo messo in atto da un comitato d'affari sul quale il premier ci si era giocato la fiducia, piuttosto che la volontà di agire in nome di quel patto sociale, plurale e condiviso, che è la Costituzione.
Veramente risibili, tanto quanto lo è credere che il 40% del SI possa corrispondere ai voti del PD...  
A Grugliasco le cose sono andate decisamente bene, a partire dall'affluenza, il 75,47%, più di 23.000 grugliaschesi hanno sentito la necessità di esprimere la propria decisione, che ha consacrato il NO con il 56% dei consensi.
Dati importanti che ci restituiscono un quadro dove a vincere, prima di tutto, è stata la partecipazione, sempre più sofferente e debole, ripresasi per questo appuntamento.
Ci fa piacere, come membri sempre attivi e presenti del COMITATO GRUGLIASCHESE PER IL NO, leggere questi numeri, dei quali, in parte naturalmente, ci sentiamo artefici, dato l'impegno e la costanza che abbiamo riversato in questa campagna fin dal suo esordio, dal 9 aprile, quando cominciammo, a raccogliere le firme per i quesiti referendari, e poi continuammo senza sosta, nei mesi successivi, presenziando, organizzando e diffondendo quell'informazione che nei canali ufficiali era schiacciata dallo strapotere, ingombrante e asfissiante, della campagna per il SI.
Adesso sappiamo bene che non si può ritenere di aver scongiurato ulteriori attacchi e pericoli, ai meccanismi democratici del nostro Paese. 
Ma se si può prendere una lezione, da questo memorabile 4 dicembre, è che il presente, e di conseguenza il futuro, è in mano ai cittadini, e che quando questi si uniscono, e lo fanno secondo coscienza, e non sterili opportunismi, possono vincere. 

lunedì 18 luglio 2016

La "libertà di panino"non sarà per tutti?

La "libertà di panino" non sarà per tutti? Così sembra.
Dopo la sentenza del giugno scorso, che riconosceva il diritto al bambino di poter portare a scuola cibo confezionato in ambiente domestico, svincolandosi dall'obbligo della mensa, in un articolo de La Stampa viene precisato però un aspetto molto importante, che potrebbe smorzare gli entusiasmi relativi al recente pronunciamento del tribunale.
Dopo un chiarimento richiesto presso l'avvocatura di Stato, il Direttore regionale del Ministero della Ricerca e dell'Istruzione (Miur), Fabrizio MANCA, ha inviato una circolare a tutti i dirigenti scolastici nella quale si riporta il parere secondo il quale, quanto stabilito dai giudici, «risulta efficace, in base alla regola generale stabilita per il giudicato civile tra le parti, i loro eredi o aventi causa». 
Dunque solo per le 58 famiglie che hanno intentato il ricorso.
Adesso toccherà all'USR (l'Ufficio Scolastico Regionale) manifestare la propria posizione a riguardo, e probabilmente si deciderà lì che cosa e come dovranno muoversi le scuole.
Per Giorgio Vecchione, l’avvocato che ha portato avanti la causa, la sentenza è valida per tutti e ha iniziato a inviare raccomandate alle scuole che non accettavano le domande di esonero.
Adesso la domanda nasce spontanea: a Grugliasco, dove è già uscito il comunicato e il modulo per la scelta del pasto domestico, i genitori come si dovranno comportare? Per chi ha già presentato la sua scelta, questa sarà ritenuta valida?
Tante sono le famiglie che negli anni passati hanno lottato per il riconoscimento del "diritto al panino" e difficilmente cederanno soprattutto a fronte di una sentenza che sostiene le loro ragioni.
Dal canto di questa Amministrazione forse sarebbe stato opportuno usare un po' più di professionalità, aspettando direttive specifiche e operative dagli uffici preposti, evitando così di creare un'inutile confusione nei genitori e dimostrando, ancora una volta, un atteggiamento superficiale su questioni scolastiche serie.
Noi auspichiamo, naturalmente, che si raggiunga presto un chiarimento al fine di vedere riconosciuto, e garantito, tale diritto.

giovedì 16 giugno 2016

Fermata SFM5: poco Quaglia, molto Le GRU

Presentato ieri sera, durante la Commissione Lavori Pubblici, alla presenza dell'assessore Turco (fa specie che non fosse presente Musarò) e del Commissario del Governo, nonché Presidente dell'Osservatorio sul TAV, Paolo FOIETTA, il progetto di realizzazione della fermata ferroviaria QUAGLIA-LE GRU della nascente linea SFM5.
Linea che, nella teoria dei progettisti, dovrebbe collegare la Stazione di Porta Susa all'ospedale San Luigi di Orbassano in circa 15 minuti.
Come già annunciato qualche settimana fa, sono stati definiti i termini dell'accordo per la consegna della progettazione definitiva, prevista per ottobre di quest'anno, e l'inizio dei lavori, 2017.
Conclusione prevista delle opere: 2020, per un importo complessivo di 71 milioni di Euro, già stanziati.
Tempi interessanti, se si mettono a confronto con altre opere che hanno poi richiesto proroghe su proroghe alle scadenze.
Di per sé, come ha dichiarato Foietta, la fermata non era prevista, perché lo scopo era soprattutto quello di collegare l'ospedale con il centro di Torino.
L'esigenza che ne è nata sembra sia stata dettata dal fatto che in questa maniera si garantirà un carico maggiore dei treni, e dunque un maggiore sfruttamento della linea.

Non sfugge il fatto che, più che servire i residenti, la fermata garantirà il servizio per i lavoratori e i frequentatori de Le Gru, considerato, dai nostri amministratori, sempre più il reale centro del nostro Comune.
Sarà collocata sulla curva del bivio della Pronda e sarà dotata di una passerella sotterranea per agevolare le persone nell'accesso all'area del centro commerciale. Rimarrà certamente un po' distante dalle zone residenziali (d'altronde la linea ferroviari è lì...) ma non si sa mai che con una "variantina" al Piano Regolatore non si riesca a costruire qualche edificio anche su quei pochi terreni rimasti. Sapete com'è: una volta fatto un servizio, è poi facile crearci intorno le condizioni per renderlo usufruibile. 
Per ora loro scongiurano questa ipotesi, ma un domani chissà...
Inoltre c'è la questione del famoso WAFER di corso Marche, il tunnel sotterraneo posto su tre livelli, che i tecnici chiamano la Gronda Merci, che dovrebbe collegarsi con Settimo, scaricando, per quanto riguarda la parte ferroviaria, il Passante dai treni ad Alta Velocità.
Nella teoria, una volta fatta la stazione, in base ai tracciati di cui siamo a conoscenza, con l'inizio dei lavori per la realizzazione del tunnel, questa dovrebbe essere smantellata, con il solito spreco di risorse cui questa Italia è spesso primatista. 
Invece per ora sembra tutto rinviato, a quando? Almeno fino al 2029, data di fine lavori della prima fase quella che sta riguardando la realizzazione del tunnel geo-gnostico a Bussoleno.
Sentendo queste cose, vien quasi da credere che questa Alta Velocità non sia più così prioritaria, però le trivellazioni per le indagini sui terreni a Rivalta nei giorni scorsi le hanno fatte, senza nemmeno avvisare il suo Sindaco, e  la Val Susa continua ad essere militarizzata: contraddizioni di un Governo che non sa più come giustificare l'ingiustificabile.

martedì 7 giugno 2016

Elezioni 2016: se il buongiorno si vede dal mattino

Dalla tornata elettorale appena svoltasi che cosa ne è emerso?
Bhé innanzitutto bisogna riconoscere come il M5S sia il vero vincitore.
La sequela di fatti ed eventi succedutosi dal primo "Vaffaday", con il lancio di una nuova forza politica da parte di Grillo, ha in qualche modo già fatto entrare i risultati del M5S nella normalità dei meccanismi politici, ma in realtà la cosa va trattata con più attenzione
Una forza nata sulla base dell'antagonismo a una casta partitica, consolidata e apparentemente granitica, che a soli 7 anni dalla nascita porta a casa un risultato simile nella Capitale è una notizia clamorosa. 
E parlando di situazioni più vicine, è notevole anche il risultato di Torino: Chiara Appendino parte con 11 punti in meno rispetto a un Fassino che, con la solita boria che contraddistingue certi sbruffoni del PD, fino a pochi mesi fa si definiva tranquillo di vincere in carrozza. 
Da rilevare che una città notoriamente “tradizionalista” (ce le ricordiamo le vittorie a man bassa di Chiamparino e di Fassino 2011) abbia regalato tanti consensi al M5S rendendolo il primo soggetto partitico. Ci si chiede se l'ostinata volontà di correre sempre da soli, alla lunga, paghi oppure rischi di diventare il limite, volontario, per un soggetto politico che non convince ancora tutti, e che potrebbe includere molto di più.
Certamente una vittoria della Appendino scombussolerebbe non poco gli equilibri metropolitani: questioni come i rifiuti o i trasporti sarebbero oggetto di sicura revisione, rispetto alla gestione PD, e questo forse permetterebbe, per le realtà circostanti, di beneficiare di una politica sicuramente più vicina alla tutela dei beni comuni.
Sembra invece praticamente archiviato il progetto di Torino in Comune.
Il merito di Airaudo sta nell'aver cercato di riunire, sotto le insegne della sinistra, simboli oramai incapaci di trovare posto nel panorama politico odierno. La forte perdita di credibilità è uno degli elementi più critici che si imputano a quelle compagini, e il voto l'ha dimostrato.
Torino in Comune sarebbe dovuta essere la terza forza politica cittadina, si è trovata ad essere la sesta, e il motivo è sempre lo stesso, un'assenza costante dal territorio che si interrompe solo nei momenti della campagna elettorale. 
Peccato perché le persone c'erano e il valore culturale era notevole. Speriamo che adesso non sporchino l'ultimo spiraglio di dignità con un appoggio silenzioso al PD, sarebbe veramente la dimostrazione che in Italia certe lezioni non si imparano mai.
Un PD sempre più solo, fagocitatore di alleati (scomparsi praticamente i Moderati...) e sfruttatore di quelle clientele, uniche portatrici di voti, che gli rimangono fedeli solo per sopravvivenza.
Un PD che, parlando di credibilità non ha più neanche una carta buona in mano, e che è consapevole di una sconfitta che potrebbe essere prossima.
C'è solo il M5S dunque che potrebbe contendere il ruolo amministrativo al PD?
Non è detto, certamente loro si comportano meglio con i macrotemi (F35, TAV, Acqua Pubblica, ecc...) che con le questioni più locali, nelle quali spesso cadono in imbarazzanti figuracce, evitabilissime, se solo ci fosse un minimo di formazione politica in più.
Fa riflettere comunque che al M5S si imputi il ruolo più gravoso di tutti: far riappassionare le persone alla politica, e che siano proprio quei soggetti, che negli anni non hanno fatto altro che impoverire la partecipazione, ad affibbiargli questo incarico.
Gli stessi che invitano ad andare al mare quando ci sono i referendum.

E mentre dall'altra parte delle Alpi la Francia ci ricorda che il popolo è sovrano (loro, come noi, ce l'hanno scritto nella Costituzione, ma a differenza nostra lo dimostrano), noi, per adesso, ci sentiamo di appoggiare la possibilità di poter godere di un bel cambiamento, e magari di ritornare a poter vivere una politica meno ingombra di opportunistiche apparenze e più ricca di reali passioni.

Buon ballottaggio a tutti!

mercoledì 11 maggio 2016

A proposito di scuole: e il nido Allende?

Si fa un gran parlare, in questi giorni, del futuro della scuola Casalegno, in borgata Gerbido, destino che sembra ricalcare quello già toccato ad altre strutture scolastiche del nostro territorio, come Don Milani e, prossimamente, Ungaretti.
Il progetto riguarderebbe l'accorpamento delle due strutture esistenti, Baracca e Casalegno, presentato con il solito laconico: non ci sono soluzioni alternative.
È un mantra che sentiamo recitato da quattro anni, mormorato a più riprese come una preghiera, quando non scagliato, con arroganza e supponenza, contro il malcapitato, che fosse cittadino o consigliere poco importava, che osasse opporsi alla decisione.
Una modalità con la quale hanno giustificato tutto, compreso, a proposito di scuole, lo sgombero repentino e vergognoso della Don Milani, avvenuto senza alcun rispetto per il percorso scolastico dei bambini, senza parlare della discriminante sistemazione nella "temporanea" Ungaretti.
Adesso è il turno della Casalegno, al suo posto sappiamo già che sorgeranno le "necessarie" abitazioni, soluzione che alimentano la dipendenza del bilancio comunale dagli oneri di urbanizzazione, e che vedremo quanto terreno in più, rispetto all'esistente edificio, andrà a consumare.
Ma d'altronde questa amministrazione targata PD sta solo e unicamente attenendosi al suo programma, con qualche variantina (l'abbattimento dell'Ungaretti non era stato annunciato...), quindi perché dolersi? Era quanto ci si doveva aspettare da chi non ha progetti, non ha idee, non ha visioni di un futuro cittadino se non quelle che si attengono alle direttive di Regione e Città Metropolitana: un bel modo di lavorare...
E a proposito di impegni, chissà a che punto è la soluzione per il nido Allende, l'ultimo comunale?
Vi ricordate? 
L'anno scorso di questi tempi, il sindaco Montà doveva digerire le circa 2.000 firme, raccolte e depositate in Comune dal Comitato Salviamo il nido Allende, attestanti la volontà dei cittadini di mantenere la natura pubblica della gestione del nido, contrariamente alla sua, di volontà, orientata a privatizzare il tutto (che novità...).
La richiesta conclusiva, alla faccia di quelli che sostengono che il "popolo del NO" non ha mai proposte alternative valide, fu quella di imbastire un tavolo che portasse alla costituzione di un Ente intercomunale, da valutarsi con i comuni di Collegno e Rivoli, che potesse alleggerire il bilancio comunale e allo stesso tempo garantisse la natura pubblica della struttura.
L'impegno venne preso, ma da allora non se n'è saputo più nulla.
Dopo le tasse non pagate, un altro problema di memoria, per il sindaco privatizzatore?




 

mercoledì 13 aprile 2016

REMS: Comunicato del Comitato NO REMS - grugliasco

Si riceve e diffonde il comunicato del Comitato NO REMS di Grugliasco, in merito all'iniziativa "Chiudere gli OPG. Per davvero" svoltasi l'8 aprile scorso, presso l'Aula Magna del Campus Einaudi.
Una conferenza partecipata che ha permesso di mettere in luce quelli che sono gli aspetti critici legati alla necessaria fase di dismissione degli OPG, e della scelta legata alla realizzazione delle REMS come strutture di accoglimento degli ex-internati.
Alla presenza del Commissario Unico Dott. F. Corleone, incaricato dal Ministero a seguito del commissariamento del Piemonte per inadempienza della direttiva ministeriale, è stata ascoltata anche la posizione del Comitato che ha potuto evidenziare tutte le problematiche inerenti alla possibilità di collocare una REMS a Grugliasco, in zona Barocchio, non solo per l'aspetto logistico ma, come si sostiene da mesi, per la tipologia di metodo e di struttura con la quale si vorrebbero gestire i circa 20 pazienti che arriverebbero dagli OPG.
Infatti il Comitato da sempre sostiene l'idea che i fondi previsti per la realizzazione della REMS debbano essere impiegati per potenziare le strutture sanitarie del territorio come i Dipartimenti di Salute, garantendo un maggiore livello di assistenza ad un più ampio spettro di cittadini.
Accolte certamente con favore le valutazioni espresse dal Commissario a fine conferenza, che darebbero ragione alle posizioni del Comitato, definendo Grugliasco come realtà inadatta ad accogliere la REMS.


mercoledì 9 marzo 2016

A Grugliasco comanda ancora il cemento, Don Milani e Ungaretti: bye-bye

Con il solito voto a comando la maggioranza ha deciso di approvare la variazione di destinazione d'uso delle due aree, sulle quali sono presenti le scuole Don Milani e Ungaretti, per permetterne l'edificazione per fini residenziali.
Un'operazione che viene inserita nel DUP (Documento Unico di Programmazione), il documento che detta le linee guida al bilancio della città.
Declameranno tale gesto come utile e doveroso, in realtà si tratterà di dover costruire una facciata di salvaguardia ad un percorso mal gestito e per niente lungimirante.
Tanto per fare un po' di memoria, in un articoletto di 2 anni fa si annunciava il piano di
ridimensionamento dell'infrastruttura scolastica, indicando nella Don Milani la prima "vittima" di questa crociata: nell'estate del 2014 i circa 110 bambini della materna vennero presi e smistati tra Di Nanni, dove si approntarono due sezioni apposta, e Ungaretti, piazzandoli al primo piano di un edificio che tutto possiede tranne che le caratteristiche per accogliere bambini di 3-5 anni.
In via temporanea, naturalmente, perché, dicevano, poi sarebbe partita la ristrutturazione della media Gramsci, una volta terminati i lavori all'Europa Unita (inizio lavori giugno 2012), e questa sarebbe diventata la nuova elementare/materna. Data fissata: 2018.
Peccato però che nel frattempo l'Europa Unita non veniva ultimata, complice il fatto di essere abbinata ai lavori della piazza Matteotti (che vediamo tutti in che stato versa), e la sua apertura, prevista per l'anno scolastico 2014/2015, slittando, procurava un effetto domino su tutte le altre scadenze..
Risultato: la Don Milani sgombrata inutilmente (qui spieghiamo perché) in tutta fretta, l'Ungaretti utilizzata come materna oltre le tempistiche previste (e chissà quando cesserà di esserlo, visto che il progetto della Gramsci è stato affidato solo lo scorso anno) e l'Europa Unita che ancora deve essere terminata (stavolta ci dicono settembre 2016).
Si capisce abbastanza che l'obiettivo principale, in tutta questa operazione, era guadagnare due aree appetibili per l'edificazione e garantire la loro disponibilità in tempi relativamente ristretti, altrimenti si sarebbe potuto aspettare la conclusione dei lavori di una scuola prima di procedere con il resto degli spostamenti.
Invece no, prima il bilancio, poi il resto, se c'è ancora spazio.
E noi sappiamo che è sempre più complesso, per i Comuni, riuscire a gestire i diritti al cittadino (così si chiamano ciò che loro chiamano "servizi") causa anche la costante diminuzione delle erogazione di fondi dalle casse centrali, nonché i vincoli e gli obblighi di bilancio imposti dal Patto di Stabilità.
Sappiamo che esistono questi aspetti, ma sappiamo anche che certe scelte sono politiche, non sempre prettamente amministrative.
Tener chiuso il Teatro Perempruner, o destinare 300.000 Euro delle compensazioni dall'inceneritore, per la realizzazione del "prato delle farfalle" (non è uno scherzo!), o decidere di privatizzare l'ultimo asilo comunale, tentativo finito male grazie alla mobilitazione cittadina, sono tutte scelte politiche.
È la politica del "chiagni e fotti": rimbalzano al governo centrale le responsabilità delle loro azioni, si lamentano con i cittadini per non perdere consenso locale, tanto Roma è distante e non sente, peccato poi però cavalcare la struttura del loro stesso partito quando questo serve per la carriera.
E come se niente fosse, il Sindaco moroso (leggi) avvalla la nuova rendicontazione delle tasse comunali e anzi, allorché infastidito da chi gli ricorda di quanto questa amministrazione sia delegittimata dal legiferare nel merito, assume l'atteggiamento del nobile indisposto per la rivolta popolare.
Ma d'altronde loro sono "i Buoni", come scriveva Rastello, loro sono quelli della “costruttività” («ok, questa è la tua protesta, ma dov’è la proposta?»), il “metterci la faccia”, l’insistenza di parole come “noi, nostro, nostra”, la “corresponsabilità” usata come un martello per inchiodare l’avversario: la creazione del nemico, «il lorsignori dell’oratore. Chi non è con noi è contro di noi».

lunedì 29 febbraio 2016

Sì, il tempo del petrolio deve scadere

di Monica Pepe

I cittadini e le cittadine italiani saranno presto chiamati a votare su una questione molto importante, l’abolizione delle trivelle all’interno delle dodici miglia dalla costa di tutti i mari italiani: Adriatico, Jonio, Tirreno.
Al Referendum del 17 aprile si voterà SI per impedire che le compagnie petrolifere possano sfruttare i giacimenti di cui dispongono senza limiti di tempo, questione che peraltro attiene al semplice buonsenso prima di incorrere nelle trappole della concorrenza e nelle direttive europee.
Questa battaglia è nata grazie ai Comitati No Triv (www.notriv.com), una bella pagina del nostro paese, di quelle che ti fanno ricordare che a fronte di tanti scempi e rassegnazione, i beni comuni in Italia sono una cosa seria non solo perché abbiamo un paese di rara bellezza ma perché abbiamo un movimento ambientalista fatto di persone competenti e appassionate.
Per la prima volta nella storia del nostro paese dieci Regioni raccolgono la voce dei territori che rappresentano e la spinta dei movimenti che li abitano. Questo ne fa un Referendum particolare, un inedito esercizio diretto della democrazia che potrà avvalersi di una pluralità di modi di agire la politica – di solito contrapposti – combattere una leale competizione per raggiungere lo stesso obiettivo.

Non è stata altrettanto democratica la prova del Governo.

Renzi avrebbe potuto accorpare la consultazione alle elezioni amministrative di giugno con una semplice norma. Anticipare il referendum alla prima domenica utile per scongiurare che si raggiunga il quorum, costerà 360 milioni di euro di denaro pubblico, per ironia della sorte tanto quanto lo stato incassa dalle royalties delle trivellazioni in un anno, tra le più basse al mondo.
Tanto ci costa la paura di Renzi di perdere questo referendum. Il premier sa che sarà solo l’inizio di una serie di consultazioni che giudicheranno il suo operato nel merito delle cose (Costituzione, Scuola, Lavoro, Legge elettorale) e non le performance televisive che siamo obbligati a tracannare ogni giorno.
Allora prendiamo in prestito le parole di Renzi alla Conferenza del Clima di Parigi: “Agire ora” e mettiamole accanto ai dati del Coordinamento Free (Fonti Rinnovabili ed Efficienza energetica). 
Il 2015 è stato un anno in cui i posti di lavoro nel settore sono diminuiti da 37mila unità del 2102 a 26mila.
L’Italia, secondo un’analisi di Oil change presentata in concomitanza con la Cop21, spende in finanziamenti pubblici agli inquinatori 42 volte il denaro che destina alle politiche climatiche. Ma allora cosa ci vengono a raccontare?
Perchè Renzi non dice concretamente quale futuro vuole dare all’Italia e ai suoi impegni contro il cambiamento climatico? Perchè invece di parlare di referendum della “disoccupazione” non dice qual è il suo piano nazionale sulle rinnovabili, dal momento che da sedici mesi l’eccesso di produzione petrolifera al mondo viene calcolato in 9-12 milioni di barili al giorno?
Questo Referendum sarà il primo passo per garantire al nostro paese una strategia energetica nazionale basata su energie rinnovabili ed efficienza energetica, e ha la possibilità di renderci protagonisti di una svolta epocale nella produzione di energia pulita.

L’eventuale esito positivo non farà perdere neanche un posto di lavoro, verranno solo riportate a scadenza contrattuale precedente le concessioni già rilasciate, mentre oggi le compagnie possono estrarre senza limiti di tempo.
Turismo, pesca, agricoltura sono invece settori che perderebbero migliaia di posti di lavoro, come ogni altra economia locale.
La sfida è portare 26 milioni di italiani a essere protagonisti di una grande battaglia democratica che intende pensare alle generazioni future, a partire dal recupero del dominio dell’uomo sulla conoscenza della natura e non dell’esaurimento delle sue risorse.
Questione affatto separata da un modello di convivenza civile che non può prescindere dal rispetto della casa comune, il cui valore intrinseco si traduce in produzione materiale e sociale se non viene indicato come sovrapponibile o intercambiabile al cento per cento con interessi economici o di natura predatoria.

mercoledì 3 febbraio 2016

Inceneritore: la diminuzione di conferimento di... partecipazione

Tanto tuonò che... alla fine non piovve.
Il meteo è ancora ostile, gli dei del clima non cedono una preziosa goccia d'acqua che sia una, la vegetazione ne risente, le piante resistono ma i terreni patiscono, per non parlare delle nostre laringi.
Anche l'ARPA ci tiene a sottolineare che effettivamente questa anomalia stagionale non sta aiutando quella che invece è la prassi che solitamente segue il processo "inquinamento - vento - pioggia - aria pulita": il metodo pratico che solitamente aiuta a credere che lo smog, e le puzze che ci appestano, non ci siano più solo perché volate da un'altra parte.
Parlare di inceneritore sta diventando sempre più difficile, e non perché la parte definibile come "ambientalista", anche se il termine potrebbe risultare impropriamente riduttivo, non ha più argomentazioni valide a sostenere le proprie ragioni, riguardo all'incenerimento dei rifuti.
Ma perché le regole che stanno riscrivendo, e i metodi che stanno adottando, puntano a blindare la materia in modo tale che tutto ciò che può ruotare intorno a questa politica della combustione, scellerata e dannosa, sia formalmente LEGALE.
Aahh, che bel termine, mette una pace...
Il Comitato Locale di Controllo è (ancora) in stand-by perché stanno definendo il regolamento: due anni, casualmente quelli più critici, vista la coincidenza con l'avvio dell'impianto, passati a discutere se accettare o meno i cittadini o le associazioni, all'interno di tale organo, e come e se questo debba sorvegliare.
Un'eternità di tempo durante la quale sono successi incidenti, emissioni fuori norma, aumenti di carico termico, conferimenti extra-regionali, il tutto senza poterci affidare all'attività di un ente che era stato creato per esprimere considerazioni e conseguire azioni in merito agli accadimenti. E soprattutto SORVEGLIARE, checché oggi se ne dica.
L'assemblea che si è svolta ieri sera a Grugliasco sul tema non è stata una farsa, non è stata nemmeno uno sfogatoio, peggio.
È stata la constatazione che in questo Paese, chi governa, gli spazi di partecipazione non li vuole più garantire, sempre di più i cittadini si troveranno esclusi dai luoghi dove si valuta e si decide.
Un esempio? Lo stesso regolamento del nuovo CLdC, tutt'ora in bozza, prevede, tra le altre cose, che vengano fatte riunione a porte chiuse.
E la stessa amministrazione cittadina ha "concesso" questa assemblea pubblica dopo più di 1.100 gg dall'approvazione, in Consiglio Comunale, della mozione che ne richiedeva la convocazione.
Alle domande poste ai tecnici presenti, si sono ricevute risposte spesso evasive o ritenute poco esaustive e questa diventerà sempre più la prassi, soprattutto perché il modello legislativo che stanno ritagliando intorno a questi impianti farà sì che alle critiche avanzate verrà sempre risposto: "lo dice la Legge", e quindi tutti zitti e muti.
E vai a ricordare che lo Stato non è infallibile e che anzi spesso è la distanza tra l'istituziuone e i problemi reali del territorio a permettere che avvengano abomini legislativi come, ad esempio, l'art. 35 dello Sblocca Italia.
In un momento in cui la legge italiana sta permettendo che il diritto al profitto dell'impresa scavalchi, quando non schiacci, i diritti costituzionalmente riconosciuti dei cittadini, in questo caso alla salute, che attualmente non vediamo garantiti, non si può più parlare di stato di diritto ma di stato di profitto.
E uno stato di profitto è lontano anni luce da un modello di evoluzione sociale diffusa e garantita per tutti.
Ieri sera, tra mancato spostamento della Servizi Industriali, disattese pratiche di sorveglianza del CLdC e dubbi sul rinnovo del mandato del piano di sorveglianza sanitaria SPoTT si è percepito che, per gli attuali governanti, oramai i cittadini non possono più avere un peso nelle decisioni della politica, perché per loro non rappresentano un profitto reale, se non nella misura della loro azione finalizzata al consumo.
Ieri sera era chiaro che le prese in giro continueranno fino a quando le leggi non garantiranno ciò che ancora oggi non è garantibile, mettendo tutti a tacere una volta per tutte, con buona pace di studiosi, medici ed esperti del settore che, con grandi sforzi, provano a dimostrare come l'incenerimento dei rifiuti sia una pratica obsoleta, dannosa e culturalmente aberrante.
Sapremo e vedremo, tra qualche anno, quali saranno gli effetti delle scelte di questa politica, ma siamo già pronti alle spiegazioni alla qualunque: "è ciò che ha mangiato" diranno "è quanto ha fumato" sentenzieranno, e gioco forza la responsabilità non sarà di nessuno.
E poi la solita dannata memoria all'italiana farà il resto.
A poco serve la pantomima del nostro Sindaco, che si affanna, con sguardo severo e giuramento figliare, a dichiararsi pronto ad assumersi le sue responsabilità per gli eventuali effeti salutari.
Il tempo, quando vuole, può essere una macina, soprattutto con le disgrazie.
E adesso, non rompete più, e ripassate tra vent'anni, adesso c'è bisogno di andare, di bruciare, di vendere e di consumare, e in tutto questo non bisogna più distrarre il guidatore: quindi, aspettando che piova, silenzio, prego! 

giovedì 21 gennaio 2016

Le bugie della "legalità"

Com'era prevedibile, la vicenda del mancato pagamento delle tasse, da parte del sindaco Montà, non poteva finire con la letterina di pseudo-scuse inviata urbi et orbi ai grugliaschesi.
Nella missiva veniva sottolineato che i vari impegni che lo vedevano coinvolto lo avevano portato a scordare, o a perdere di vista, scadenze e pagamenti relativi ad IMU/ICI e TASI.
Un articolo (che trovate qua) dimostra come invece non potesse non sapere, il che rende ancora più sonora la presa in giro fatta ai grugliaschesi con la sua lettera accorata.
Adesso però è necessario comprendere bene che con la fiducia delle persone non si può scherzare.
Inutile piagnucolarne di scollamenti tra cittadini e istituzioni, se poi si è i primi a non riuscire ad incarnare quel modello di amministratore che sia in grado di essere al di sopra dei sospetti: cosa potranno permettersi di pensare adesso i cittadini? 
Che allora è vero che la politica è dominata dalla furbizia? Dall'arroganza del potere? 
Vedendo questo comportamento come si porranno la prossima volta che si vedranno recapitare bollette e cartelle esattoriali? 
Cercheranno di cacciare via i fantasmi della tentazione di comportarsi come il proprio sindaco, o invece cederanno e si risponderanno che "se in fin dei conti lo ha fatto lui, perché non lo posso fare io..."?
Le dimissioni non le dovrebbe dare per soddisfare chi è contro di lui o per, a suo dire, dare piacere a chi usa questo argomento per manovre politiche.
Le dimissioni le dovrebbe dare per la responsabilità che ha ancora nei confronti della società che fuori guarda e osserva queste cose.
Una responsabilità che lo richiama anche al dovere di salvare l'immagine della politica, quella che molti altri fanno con fatica, impegno, sacrifici e dedizione, cercando, in maniera disperata, anche di ricreare un'immagine che sia quantomeno confortante per le persone sempre più schiacciate dalla sensazione che tanto "nulla si possa cambiare".
Le dimissioni le dovrebbe dare, inoltre, in nome del ruolo che, per ora, ancora ricopre come Presidente di Avviso Pubblico e in nome di quella legalità tanto paventata, quanto tradita dai loro stessi comportamenti, utile solo per fini propagandistici ed elettorali.
Compia questo atto, con coraggio e serenità, glielo chiede qualcosa di più di un'opposizione politica: glielo impone quel rispetto verso i cittadini, che è stato tradito non una, bensì due volte.
C'è un livello morale, al quale noi facciamo ancora riferimento, dal quale non ci si può più permettere di scendere. 
Speriamo valga anche per lui.

lunedì 4 gennaio 2016

A più di 4 anni dal referendum, che ne è dell'acqua pubblica a Grugliasco?


Era il giugno del 2011 quando, a seguito di 1.402.035 firme, 27 milioni d'italiani, il 95,8% dei votanti, si pronunciarono a favore della cancellazione del profitto sull'acqua. Ma sappiamo come è l'andazzo nel nostro Paese, il voto (e le percentuali) vanno bene da sbandierare solo quando favoriscono certe tesi e certe carriere.
Dunque cosa se ne fece di quella vittoria popolare, chiara e netta?


Il Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua ce lo racconta così:
"Il Governo attuale e in particolare il Partito Democratico si stanno rendendo responsabili di definire un nuovo quadro normativo (art. 7 decreto Sblocca Italia, legge di stabilità e DDL Madia) che punta a raggiungere il medesimo obiettivo di privatizzazione dell'abrogato Decreto Ronchi: rendere inevitabili le dismissioni delle azioni dei comuni e favorire economicamente i soggetti privati e i processi di aggregazione tra aziende.

S'intende così costruire un meccanismo per cui le attuali "quattro sorelle dell'acqua" già collocate in Borsa - A2A, Iren, Hera e Acea - potranno inglobare tutte le società di gestione dei servizi idrici, ambientali ed energetici, divenendo i “campioni” nazionali in grado di competere sul mercato globale. (...)"

Ma come andò a Grugliasco?
Il Comitato Acqua Pubblica Grugliasco, coordinato dai militanti dell'ANPI locale (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), raccolse in 40 giorni circa, con banchetti che andavano dal mercato al Palio, passando per le cascine e i concerti, 2.516 firme.
Il giorno delle votazioni, con un affluenza del 67,7%, i favorevoli furono il 96,7%, 20.135 elettori!

A livello cittadino la maggioranza che, per intenderci, fu eletta dalla metà delle persone appena un anno dopo, cosa ha fatto?
In linea con i comandi superiori ha girato attorno alle belle parole quali "bene comune", andando avanti nel processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, e lasciando che fosse il profitto a dettare legge sui diritti e sulla qualità del servizio.
Se ve lo state chiedendo, si, sono gli stessi che si riempiono la bocca di legalità e democrazia. A beh, ma come si dice... a bocca piena, soprattutto se di belle parole, ci si sente meglio!