lunedì 4 gennaio 2016

A più di 4 anni dal referendum, che ne è dell'acqua pubblica a Grugliasco?


Era il giugno del 2011 quando, a seguito di 1.402.035 firme, 27 milioni d'italiani, il 95,8% dei votanti, si pronunciarono a favore della cancellazione del profitto sull'acqua. Ma sappiamo come è l'andazzo nel nostro Paese, il voto (e le percentuali) vanno bene da sbandierare solo quando favoriscono certe tesi e certe carriere.
Dunque cosa se ne fece di quella vittoria popolare, chiara e netta?


Il Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua ce lo racconta così:
"Il Governo attuale e in particolare il Partito Democratico si stanno rendendo responsabili di definire un nuovo quadro normativo (art. 7 decreto Sblocca Italia, legge di stabilità e DDL Madia) che punta a raggiungere il medesimo obiettivo di privatizzazione dell'abrogato Decreto Ronchi: rendere inevitabili le dismissioni delle azioni dei comuni e favorire economicamente i soggetti privati e i processi di aggregazione tra aziende.

S'intende così costruire un meccanismo per cui le attuali "quattro sorelle dell'acqua" già collocate in Borsa - A2A, Iren, Hera e Acea - potranno inglobare tutte le società di gestione dei servizi idrici, ambientali ed energetici, divenendo i “campioni” nazionali in grado di competere sul mercato globale. (...)"

Ma come andò a Grugliasco?
Il Comitato Acqua Pubblica Grugliasco, coordinato dai militanti dell'ANPI locale (Associazione Nazionale Partigiani d'Italia), raccolse in 40 giorni circa, con banchetti che andavano dal mercato al Palio, passando per le cascine e i concerti, 2.516 firme.
Il giorno delle votazioni, con un affluenza del 67,7%, i favorevoli furono il 96,7%, 20.135 elettori!

A livello cittadino la maggioranza che, per intenderci, fu eletta dalla metà delle persone appena un anno dopo, cosa ha fatto?
In linea con i comandi superiori ha girato attorno alle belle parole quali "bene comune", andando avanti nel processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, e lasciando che fosse il profitto a dettare legge sui diritti e sulla qualità del servizio.
Se ve lo state chiedendo, si, sono gli stessi che si riempiono la bocca di legalità e democrazia. A beh, ma come si dice... a bocca piena, soprattutto se di belle parole, ci si sente meglio!

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