venerdì 24 marzo 2017

GRUGLIASCO CITTÀ FUTURA presenta il candidato sindaco GIAN PAOLO CAIAZZO

Nato a Torino nel 1978, diplomato e impiegato presso l’azienda di Trasporti Pubblici, si trasferisce nel 2010 a Grugliasco. Appassionato di politica e storia, ha sempre mostrato attenzione nei confronti delle problematiche sociali e ambientali. Antifascista, crede in una società che si basi sull'uguaglianza, sull'equità e sulla reale applicazione della Costituzione.
Spinto dal desiderio di migliorare la propria città, nel 2013 è tra i fondatori dell’associazione Grugliasco Comunità Sostenibile, nata con l’intento di fornire ai cittadini un luogo di aggregazione nel quale ritrovarsi, confrontarsi, informarsi e partecipare alla vita della comunità. Ha condotto le battaglie per la difesa della materna  “Don Milani” e per impedire la privatizzazione del nido comunale “B. Allende”.
Sempre nel 2013 è tra i promotori del Comitato Locale "Rifiuti Zero Grugliasco - No Inceneritore", creato per per porre in risalto le criticità ambientali del territorio, derivate anche dalla presenza dell’inceneritore, e per promuovere una politica alternativa dei rifiuti.
Sono orgoglioso di rappresentare un gruppo di persone che ogni giorno, con un esercizio costante, dedica spazio e tempo allo sviluppo di idee e progetti per questa città. La nostra forza risiede tutta qui, nell’impegno che ognuno di noi riserva alla nostra comunità, spinti dalla convinzione che un’alternativa per Grugliasco c’è, basta volerlo!”.

Innanzitutto la prima domanda, che viene da porsi nel vedere il vostro logo: perché una lista civica e un partito insieme? Sente di rappresentarli entrambi?
Il percorso di Grugliasco Sostenibile nasce da una naturale evoluzione del lavoro fatto con l’associazione quasi omonima. Nella lista civica hanno trovato un riferimento importante tutte quelle persone che non si riconoscevano nei meccanismi di partito ma che desideravano comunque contribuire alla creazione di proposte per il territorio.
L’incontro con gli amici e compagni del PCI è avvenuto spontaneamente, sulla base di due elementi: la volontà di dar forza a una vera proposta per il nostro territorio, e la condivisione di principi e valori comuni, il tutto basato sulla volontà di non immischiarci nei subdoli giochetti elettorali che spesso prendono corpo in queste fasi.
Abbiamo unito un percorso con una natura civica con quello più storico creando un’interessante sinergia che non svanirà ad elezioni avvenute.
Per tutti questi motivi, io mi sento naturalmente di rappresentare entrambe le identità.

Perché da associazione a lista civica?
Con l’associazione, per diversi anni, abbiamo cercato di far emergere una voce che suggerisse un modello alternativo di società, declinando naturalmente il tutto sulla dimensione della nostra città, e cercando di riportare l’attenzione al senso di comunità. Abbiamo cercato di creare uno spazio nel quale far rivivere il senso del confronto, della formazione e della informazione, dove far nascere idee e progetti.
Ci siamo accorti, nelle nostre azioni, che quelle idee meritavano una ribalta più efficace, uno spazio capace di catalizzare attenzione e ascolto.
La veste politica è venuta da sé, come effetto dell’innalzamento dell’asticella dei nostri obiettivi e programmi.

Come mai avete scelto di non coalizzarvi con nessuno? Non è stata una scelta azzardata, per una lista nuova?
Sicuramente sappiamo di aver intrapreso la strada più dura: avrebbe fatto più comodo a tutti rimanere attaccati a qualche carro ben piazzato capace di trainare anche una lista di modesta entità come la nostra, ma non avrebbe rispecchiato il nostro senso di fare politica.
In passato ci sono state occasioni nelle quali ci siamo trovati a collaborare con le altre realtà politiche della città ma quando abbiamo capito che, in previsione delle elezioni, si stavano formando schieramenti che avrebbero optato per i soliti conteggi dei voti, piuttosto che impostare un percorso politico fresco, nuovo e svincolato dai vecchi meccanismi, abbiamo optato per muoverci sul binario che conosciamo bene: quello della credibilità. Non ci interessa vincere per vincere, il nostro lavoro è finalizzato a portare avanti messaggi costruttivi che hanno come obiettivo Grugliasco..

Cosa ha imparato in questi anni partecipando ai consigli comunali e alla vita politica della sua città?
Ho maturato consapevolezza su due aspetti.
Il primo è che se si vogliono portare dei cambiamenti, e produrre delle proposte efficaci, bisogna studiare, conoscere, comprendere i meccanismi e la burocrazia che ruota intorno al processo amministrativo. Non bastano gli slogan, non servono gli urli e gli strepitii, ma occorrono dedizione, passione e preparazione. A questo va affiancata una visione ed una pianificazione che definisca bene l’orizzonte dei obiettivi che si ha per la città.
L’altro riguarda invece l’involuzione del dibattito politico, la pochezza delle argomentazioni, l’esclusione del cittadino da decisioni rilevanti, la personalizzazione delle discussioni: tante volte sono stato testimone del fatto che i problemi della città venivano messi in secondo piano rispetto ai dissapori personali, e questo è inammissibile.

Lei è per lo STOP AL CONSUMO DI SUOLO. Come si porrà nei confronti di quei progetti come il rifacimento di piazza Matteotti o la realizzazione della nuova fermata alla stazione Quaglia?
Partiamo da un assunto, sul quale sono d’accordo anche i comitati ambientalisti: smettere di consumare suolo non vuol dire bloccare lo sviluppo di un Paese, vuol dire però limitare ed eventualmente fermare tutto ciò che può inutilmente compromettere il livello di salute del suolo naturale. A questo va aggiunto un elemento fondamentale, che ritroviamo anche nella nostra carta costituzionale, ovvero il diritto al paesaggio, al bello, alla difesa di quel patrimonio storico, artistico e culturale che è presente, in quantità maggiore o minore, in quasi tutte le città italiane.
Piazza Matteotti, per esempio, è stata sfregiata due volte: con l’edificazione di un palazzo che ha disarmonizzato lo stile della piazza, andando praticamente a coprire la visuale della Torre Campanaria e con la realizzazione della cosiddetta Piazza Alta, creata per fare posto ai parcheggi interrati. Adesso le si vorrebbe dare il colpo di grazia collocando un palazzo nell’ultimo lato rimasto libero che si elevi in altezza ben oltre ciò che rimane dell’ex complesso dei Maristi. In questo caso esiste una commistione tra assenza di lungimiranza e carenza di buon gusto.
Per quanto riguarda la fermata Quaglia, invece, il discorso è più complesso. Siamo favorevoli allo spostamento dal trasporto su gomma a quello su rotaia, ma si devono creare le condizioni perché l’utilizzo della ferrovia venga reso competitivo e soprattutto efficiente: la fermata dovrà garantire un servizio continuo con un'interconnessione con i mezzi in superficie capace di metterla in collegamento con il resto della città. Non curare questi aspetti vorrebbe dire trovarci, tra qualche tempo, con una copia della fermata Paradiso.

Scuola, lavoro, cultura, ambiente, nel vostro programma avete affrontato tutte le tematiche inerenti all'amministrazione del territorio: come pensate di attuarle, quali modalità adotterete?
Pensare di concentrare un programma elettorale privilegiando certi ambiti piuttosto che altri non avrebbe senso: una città la si amministra nell'insieme dei suoi fattori.
Ciò che ritengo importante è riportare al centro la partecipazione ed il coinvolgimento dei cittadini, soprattutto su questioni di primaria importanza. Ho imparato, in questi anni, che senza un reale ascolto e confronto con le persone, i progetti che si hanno in serbo per la città, quando non vengono messi a disposizione del dibattito pubblico, rischiano di essere visti come atti calati dall’alto.
Inoltre, bisogna essere in grado di creare percorsi partecipativi anche per non rischiare di far nascere false aspettative riguardo a cose irrealizzabili.
Le possibilità per attuare i progetti sono molteplici e passano dal concorrere a bandi e fondi europei e regionali al recupero di preziosi e importanti risorse attraverso l’efficentamento e la riorganizzazione della macchina amministrativa.
Abbiamo bisogno di trasmettere il messaggio che un altro modello sociale è possibile che contrasti il mantra del “non esistono alternative” spesso ripetuto da coloro che temono la creazione di proposte che possano spezzare le reti del sistema.
  
In ultimo, quale messaggio sente di dare, in vista delle prossime elezioni?
Mi piacerebbe lanciare un appello: vorrei che i cittadini si sentissero nuovamente parte di questa piccola grande comunità che è Grugliasco.
Vorrei che tornassero a credere che le cose possono migliorare, e che i cambiamenti, quelli veri, possono avvenire solo se si ritrova quella coesione sulla base di valori e principi che sembrano sempre più sbiaditi.
Abbiamo bisogno che le persone tornino a credere nella politica, che smettano di vedersi svillaneggiate e prese in giro, e ritrovino la voglia di partecipare, e questo può accadere solo se, ad ascoltarle, troveranno interlocutori seri, non mercanti di voti.
È basilare che le persone tornino a scoprire la cura per l’ambiente, l’attenzione per i rapporti tra le persone, la rivisitazione del concetto di consumismo e di frenesia economica.
Che riescano a rimettere al centro delle loro vite i rapporti e sentano tutta la città come la loro casa.
Sarà un bel giorno quando tutto questo succederà, noi, intanto, facciamo la nostra parte. 

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